
Jasmine Trinca indossa un ensemble in cady stampa righe, stretto in vita da una cintura in raso baltico e completato da pochette e calzature in raso color baltico, tutto della collezione Miu Miu Resort 2011

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2 Settembre 2010MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA CHI VESTE CHI![]() Jasmine Trinca indossa un ensemble in cady stampa righe, stretto in vita da una cintura in raso baltico e completato da pochette e calzature in raso color baltico, tutto della collezione Miu Miu Resort 2011
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1 Settembre 2010JESSICA ALBA, ROBERT RODRIGUEZ E ALESSANDRO GASSMAN PRIMI OSPITI DELLA NASTRO AZZURRO CULT TERRACE
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31 Agosto 2010L’INVERNO FIRMATO BERWICH DI FAY
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17 Agosto 2010BANANA REPUBLIC PORTA IN ITALIA IL SUO GUARDAROBA MODERNO E DAL LUSSO ACCESSIBILEIn dicembre 2010 aprirà in corso Vittorio Emanuele a Milano il primo punto vendita italiano di Banana Republic. Il negozio si estende su una superficie di circa 1.600 metri quadrati su due piani e ospita le collezioni di abbigliamento prêt-à-porter per donna e uomo, di accessori e di prodotti per l’igiene personale. Fondato nel 1978 e con punti vendita a Londra, negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone, Banana Republic si è affermato come marchio capace di offrire una vasta gamma di capi di abbigliamento versatili, caratterizzati da un design di altissimo livello e da tessuti lussuosi a prezzi accessibili – uno stile lineare molto apprezzato che funziona da mattina a sera. Capi base di prestigio e sofisticate collezioni stagionali di abbigliamento e accessori che comprendono borse, calzature, gioielli, occhiali da sole e prodotti per l’igiene personale. Il negozio di Milano ospiterà anche Monogram, una collezione di capi base che rappresentano il meglio di Banana Republic. Ogni capo è realizzato in quantità limitata utilizzando i tessuti più fini, le tecniche più raffinate e la massima cura per i dettagli. Il negozio associa elementi moderni e tradizionali che evocano l’essenza del lusso contemporaneo del marchio, utilizzando dettagli architettonici esclusivi e ricchi materiali che traggono ispirazione dalla tradizione italiana, pur rimanendo fedeli alle loro radici americane. L’aggiunta di moderni elementi di design integra i dettagli architettonici originali dell’immobile. Il lussuoso pavimento in marmo bianco e nero incorpora parti di arenaria locale, mentre le pareti sono rivestite con ricchi pannelli in noce. Un lucernario illumina la scalinata centrale, sottolineata da un lampadario di Charles Edwards appositamente realizzato. Antichi espositori, abbinati a dettagli in lacca nera e nichel, conferiscono una discreta nota art déco creando una sensazione di luogo domestico, sinonimo di moderna eleganza. Foto in bianco e nero, curate da Michael Hoppen, evidenziano il collegamento tra lo stile americano ed europeo.
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3 Agosto 2010GAP PORTA A MILANO IL SUO STILE DISINVOLTO CON IL LANCIO DEL MARCHIO IN ITALIAIn novembre 2010 Gap aprirà il primo punto vendita italiano in corso Vittorio Emanuele a Milano, la via principale dello shopping e luogo internazionale deputato agli acquisti, oltre che sinonimo di qualità, tradizione e stile. Si tratta di uno spazio di vendita scultoreo, l’espressione più dinamica e contemporanea del marchio a livello globale. In 2350 metri quadrati su tre piani, il negozio ospiterà le collezioni Gap, GapKids, babyGap, GapBody e GapMaternity. I dettagli di design incorporano stile e funzionalità, concentrandosi sui nuovi modi di trattare l’identità ‘blue box’ di Gap. Lo spazio, composto soprattutto da vetri specchiati e pareti bianche fluttuanti, è sottolineato da note di vetro blu, sia alla cassa sia nel sofisticato ascensore in vetro illuminato. Grazie alle grandi finestre a tutta parete e ai pavimenti in marmo bianco, la luce inonda il negozio evidenziando la scala dello spazio e creando un ambiente luminescente. Il vocabolario di design di Gap è stato reinterpretato e localizzato grazie all’uso di materiali di prestigio, quali marmo e legno dalle tonalità calde. Il cuore del negozio è rappresentato dalla scala originale degli anni Settanta, realizzata dal famoso studio di architettura milanese BBPR e restaurata in uno stile consono a questa sede storica, creando una nota fortemente asimmetrica. Sul davanti del negozio vi è uno spazio “White Concept” integrato per la presentazione continua dei progetti speciali e dei prodotti di particolare interesse del marchio.
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26 Luglio 2010A SETTEMBRE LA MODA FARA’ CENTROdi Cristiana Schieppati La forte competizione con il salone del mobile di Milano ha portato i suoi primi risultati. Da settembre infatti si cambia tutto. L’idea di “fare sistema” diventa realtà e istituzioni e stilisti si preparano ad un’edizione che rappresenta la vera svolta di questi 30 anni di calendario delle sfilate. Dal 22 al 28 settembre le sfilate di Milano Moda Donna si trasferiranno nel centro città, con un “HUB” situato in via dei Mercanti davanti al Palazzo dei Giureconsulti che ospiterà le sfilate e, a pochi metri, Palazzo Clerici e il Circolo Filologico altri luoghi storici adibiti ad accogliere il mondo fashion. Al “Tavolo degli stilisti” hanno trovato posto anche marchi non soci della camera della moda, come Giorgio Armani, Dolce e Gabbana e Marni che si sono sistemati nel calendario in posizione strategica. “Milano è da oggi la vera capitale internazionale della moda grazie ad un’edizione organizzata per offrire alla città e al pubblico un insieme di proposte eterogenee”. Con queste parole il Sindaco Letizia Moratti è intervenuta a Palazzo Marino nel corso della conferenza stampa ed insieme a Giovanni Terzi (Assessore alla Moda Eventi e Design), Andrea Chevallard (Segretario generale della Camera di Commercio di Milano) e Mario Boselli (Presidente della Camera della Moda) ha sancito la stretta collaborazione tra le istituzioni per la buona riuscita della prima “settimana della moda per tutti“. La visibilità e la “tregua” internazionale è garantita da Diego Della Valle che, partecipando alla conferenza stampa, ha confessato che la sua buona amica Anna Wintour questa volta non farà il diavolo a quattro (nel senso dei quattro giorni in cui si ferma abitualmente), ma che sarà felice di restare tutti i giorni dedicati alle presentazioni più interessanti . Oltre alle sfilate la città sarà animata dal progetto Milano Fashion City organizzato dalla Camera di Commercio che ha trovato l’adesione delle più importanti associazioni di categoria mettendo in rete il mondo produttivo per tutto il mese di settembre; 3 settimane dove la creatività attraverso Camera di Commercio di Milano e Promos valorizzerà tutti gli eventi per accrescere la visibilità di Milano sul mercato.
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IMMAGINAZIONE AL POTEREdi Renata Molho Mi dispiace fare accostamenti che possono sembrare irriverenti, ma non è certo nelle mie intenzioni. Al contrario vorrei che dall’insensatezza di una tragedia immensa e incancellabile si potessero trarre delle riflessioni utili. Quel che è successo a Duisburg, questa Love Parade conclusasi con morti, feriti e una somma di ricordi indelebili per i fortunati sopravvissuti, dimostra che il panico può trasformare la folla in qualcosa di totalmente incontrollabile. Inevitabile pensare, e qui mi scuso per l’apparente salto irrispettoso, alle condizioni nelle quali spesso ‘ il popolo migratore della moda’ viene a trovarsi: ci si accatasta gli uni sugli altri in luoghi angusti perchè l’evento assuma i toni enfatici dei grandi raduni. L’entrata e l’uscita dalle sfilate sono rese difficoltose dalla mancanza di spazio fisico, dal buio che dovrebbe conferire magia anche a ciò che a volte non ce l’ha e da scelte logistiche spesso incomprensibili. Io amo il mio lavoro, chi mi conosce sa che , alle sfilate, rinuncio facilmente a un posto di prestigio, quello che perpetua il gioco di società nel quale tutti valutano la tua importanza dalla posizione occupata in quel preciso momento, per starmene in un angolo, vicino a un’eventuale via di fuga. E’ spesso scomodo, c’è chi mi guarda con simpatia e chi con sospetto, ma resta il fatto che mi è difficile capire la mancanza di immaginazione, la scarsa conoscenza dell’animo umano e la totale incapacità di valutazione degli istinti. Io voglio sperare che, affinandosi sempre più le sensibilità, cambino i criteri di scelta e migliorino le condizioni. Cosa che in molti hanno già fatto e ai quali va tutto il mio apprezzamento. Perchè lo stile lo si vede anche dall’accoglienza. Senza contare, poi, anche facendo un ragionamento puramente strategico, che il senso di sicurezza e di protezione, di minimo spazio vitale consentito, di intelligenza sociale influenza la percezione di chi assiste allo spettacolo. 25 Luglio 2010GUCCI: BAMBOO FOREVER
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23 Luglio 2010DISARONNO CONTEMPORANEY TERRACE – sbarca ad HOLLYWOOD
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IL NUOVO SIMBOLO DI SCIENCE FOR PEACE 11.650 studenti hanno partecipato al Concorso Nazionale promosso dalla Fondazione Umberto Veronesi
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SALVATORE FERRAGAMO : 3 NUOVE APERTURE IN CENTRO AMERICASi rafforza la presenza commerciale di Salvatore Ferragamo in Centro America; l’estate 2010 assisterà all’apertura di tre punti vendita monomarca a Mexico City, in Costa Rica e nell’isola di Santo Domingo. Nei giorni scorsi Salvatore Ferragamo ha inaugurato, nell’area più esclusiva dello shopping di Città del Messico, il nuovo flagship store, destinato a diventare il simbolo del Brand nel Paese. Lo store è ubicato all’angolo tra Masaryk Avenue, la via commerciale più elegante della capitale messicana, ed Edgar Allan Poe Street. L’edificio si distingue per il particolare design della facciata, caratterizzata da una curvatura dall’effetto ottico di forte impatto. Ispirato all’opera degli architetti messicani Barragan and Legorreta, il fronte rappresenta l’evoluzione dello stile architettonico dei negozi Salvatore Ferragamo, con un sofisticato effetto di luci ed ombre. La facciata è infatti solcata per tutta la sua altezza da tagli verticali che scandiscono la superficie curva in pietra, dal secondo piano fino a nascondere la terrazza VIP del terzo piano. Con la luce solare diurna le fenditure verticali marcano delle nette ombre scure, che di notte si trasformano in stripes luminose, grazie ad un sistema di led a basso consumo energetico. L’area di vendita si articola su due piani, per una superficie totale di otre 260 mq, in un ambiente raffinato e distintivo caratterizzato da sedute in pelle, arredi ed espositori in legno, tappeti scuri e tonalità cromatiche calde. Gli arredi, i colori e la struttura degli spazi sono accuratamente calibrati per avvolgere i visitatori in un’atmosfera lounge, intima ed elegante, offrendo una shopping experience contemporanea e inedita. Inaugureranno in luglio il negozio monomarca Ferragamo a Santo Domingo – strutturato con un’area di vendita di oltre 170 mq, una vetrina esterna e due interne nell’esclusivo Blue Mall – e quello in Costa Rica nell’esclusivo Multiplaza Mall, con un’area di vendita di circa 90 mq scanditi da 3 vetrine interne. Entrambi i negozi si caratterizzano per la facciata dall’architettura scenografica che rappresenta il nuovo concept architettonico del Brand fiorentino.
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16 Luglio 2010Roberto Cavalli 40th Anniversary The Book Launch
interpretare da protagoniste questa storia rinnovata di uno stile in evoluzione. Nel libro appaiono le donne piu’ belle del mondo: Jennifer Lopez, Cindy Crawford, Heidi Klum, Gisele Bündchen, Natasha Poly, Maria Carla Boscono, Sasha Pivovarova, Lara Stone, Carolyn Murphy, Erin Wasson, Angela Lindvall, Julia Stegner, Karolina Kurkova.
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14 Luglio 2010ALTA MODA: L’ANSIA DELL’ATTESA.
In una Roma rovente è andata in scena la prima edizione di AltaRoma sotto la presidenza di Silvia Venturini Fendi, una donna che nell’immaginario collettivo è una specie di salvatrice della patria. O meglio, di quel che resta di un settore che qui come a Parigi, sembra arrivato alle ultime battute. Nel poco tempo che l’inventrice della Baguette, una delle borse più vendute e celebrate degli ultimi anni, ha avuto a disposizione, in realtà il miracolo non c’è stato. Perché se è vero che a Roma abbonda il companatico di fantastiche location e di una città che è set ideale per rappresentare la bellezza, è anche vero che spesso manca il pane, ossia la sostanza delle collezioni dove assente ingiustificata è la moda contemporanea, quella capace di attirare i media e i buyer più importanti del mondo e non solo le signore dell’aristocrazia nella loro sempre più congelata appariscenza. Gli atelier d’alta moda lottano non solo con le ridotte disponibilità economiche della clientela sempre più rarefatta che può permettersi il lusso di un manufatto su misura, ma con l’estinzione di manodopera specializzata. Le sarte che ci lavorano hanno spesso l’età della pensione e gli apprendisti sono rari. Nella desolazione di chi comunque investe i suoi quattrini per difendere un patrimonio di cultura e tradizione, c’è sempre la debolezza di ricorrere ai colpi di teatro della comunicazione per far notizia, anziché far parlare i vestiti. Che paraltro spesso raccontano una scomoda verità: sono antichi, di dubbio gusto e di perfida inutilità. Certo, per una presidentessa dal piglio deciso, è presto per gettare la spugna. Ma fra concorsi alla ricerca di nuovi talenti, contaminazioni fra moda e arte, debutti in passerella e i pochi veri sarti d’alta moda rimasti a Roma a difendere la cultura del manufatto, questa edizione si è chiusa con l’ansia dell’attesa. Difficile tracciare un filo conduttore fra le collezioni, forse più giusto parlare dei vestiti più significativi e di qualche nome nuovo che si è affacciato con eleganza su un parterre presidiato dalle massime istituzioni: dalla first lady Clio Napolitano alla presidente della regione Renata Polverini, dal presidente della provincia Nicola Zingaretti, confuso da qualche signora con il fratello attore, al sindaco Gianni Alemanno accompagnato dalla moglie Isabella Rauti. Fra i pezzi più straordinari ci piace segnalare i tailleur in puro cashmere – bellissimo quello rosa poudre – di Raffaella Curiel che per il gran finale ha mandato in scena il sottotenente Barbara Lamuraglia, 47enne crocerossina con gli occhi verdi che aveva estasiato il presidente del Consiglio in occasione della parata del 2 giugno. In questo caso, la statuaria signora ha indossato un abito da sposa di pizzo ecru. Ma la sarta milanese ha fatto sfilare molti abiti da sera degni di nota così come il vulcanico Guillermo Mariotto che ha fatto parlare della maison Gattinoni per una stilistica protesta, nel finale del défilé nel bellissimo Casino dell’Aurora di Palazzo Pallavicini (nel backstage si potevano ammirare opere di Guido Reni) contro la legge cosiddetta bavaglio mandando in scena una modella in abito da sposa bianco con scritte da quotidiano. Il meglio però era nei ricami di paillettes e d’intarsi straordinari realizzati per giacche armatura e gonne da ballo. La sapienza del taglio dei vestiti di Lorenzo Riva ha messo a tacere i borbottii degli ospiti che commentavano la scelta del sarto di sfilare in un hotel senza musica annunciando di persona, come si faceva una volta, i modelli e spiegandoli senza risparmiare punte di vivace polemica nei confronti delle sale destinate ai defilé nel complesso di Santo Spirito in Sassia. Per Sarli, venerato maestro napoletano che ha già un braccio destro come Alberto Terranova e un delfino come Rocco Palenno, il richiamo alla modernità di Picasso e di Braque e al cubismo ha trasformato i vestiti in sculture quasi astratte pur essendo fatte di pizzi e di paillettes. Ma a chi si attendeva fuochi d’artificio e innesti creativi di talenti in grado di rinnovare il rito un po’ délabré di questa couture, non c’è stata che una sconfortante risposta nonostante le numerose iniziative di contorno come l’apertura dell’atelier di Valentino nella sede storica di piazza Mignanelli e la presenza di un maestro come Michelangelo Pistoletto. Insomma, fra i giovani visti in passerella, degno di nota ci è apparso il lavoro del trentottenne siriano Rami Al Ali, definito dal The Middle East Magazine come il diciassettesimo arabo più influente del mondo, da quattro anni presente nelle sfilate romane e da due inserito nel calendario ufficiale. Con un complesso lavoro di ricami, questo giovane elegante stilista amato dal jet set internazionale, ha ripreso i motivi dei tappeti persiani rielaborandoli attraverso intarsi, fili annodati e complessi drappeggi per realizzare abiti preziosissimi compreso un vestito da sposa spettacolare in merletto off white e paillettes opache. Ad applaudirlo è arrivata solo per lui Ivana Trump che da miliardaria non si fa mancare vestiti da favola e freschi toy boy. Lo stesso invece non si può dire per l’esordio di Corrado De Biase, stilista nato a Molfetta 33 anni fa, che vive a Parigi e che ha lavorato per Stefano Pilati e per Galliano occupandosi di calzature. Per la sua prima collezione, dichiarando di essersi ispirato a una Maria Antonietta vestita da Jeff Koons, ha mandato in scena modelle su plateau da 20 centimetri e abiti in feltro sezionati come da lezione d’anatomia. In giorni di efferate violenze sulle donne, queste “ferite” non sono state il massimo se pure lette alla luce dell’avanguardia. 12 Luglio 2010SUMMER CHIC NO CHOC!Bespoke Leisure di Emma Averna Premoli
Frequento questa meta da quando sono bambina, e ancora oggi quando raggiungo mia madre per il week end adoro prendere il treno che dirige verso la Rivera ligure perchè’ e’ occupato da eleganti signori di mezza età che portano lontano dalla calura estiva e da nervosi genitori , nipotini ben vestiti per una volta sereni e non petulanti . A Sestri c’e’ un albergo meraviglioso ,con un taglio architettonico di qualità tipico degli anni sessanta che domina i due golfi Questa rara perla si chiama Vis a Vis . Il Vis a Vis e’ un grande albergo posseduto da generazioni da un’unica famiglia, che lo ha saputo rinnovare ed adeguare alle esigenze dei tempi che cambiano. Questo luogo di pace ed accoglienza garbata ridesta emozioni di luce, pace , eleganza e libertà. Sono disponibili oltre le camere standard anche tre suites, camere superior con giardino privato quasi tutte vista mare. Una meravigliosa piscina con giardino domina la famosa baia del silenzio. I piccoli cani sono ben accetti. Lord Byron diceva di questa baia incantata: ….”era il mio cielo da le splendide aurore a dai sublimi suoi tramonti fra l’aure carezzanti nel soave olezzar di mille fiori, che a le irato la luce alfin diffuse nei segreti dell’alma e quella pace che in tante spiagge lasciasti invano”…. Mi raccomando non spargete la voce! Buona estate! HOTEL VIS A VIS
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8 Luglio 2010LA TRASPARENZA DELLA CREATIVITA’
di Luisa Espanet Si parla molto di trasparenza, ma la si pratica poco. Con un’eccezione che non riguarda la sfera etica, ma la moda e il design. Certo anche per mostrare il contenuto di una borsa ci vuole coraggio e un minimo di autocoscienza… Borse e valigie in plastica o plexiglas trasparenti,un tempo sporadici casi da bancarella, ora si fregiano di firme top. Prada e Fendi per citarne due. Chi può osare metterci dentro oggetti alla rinfusa? Bisogna studiare gli abbinamenti, i colori, le forme, con esercizi di stile e perfezionismo da Luchino Visconti. Che sul set fece una scenata all’ aiuto-regista Zeffirelli perché in un armadio, che non si sarebbe mai aperto, aveva messo calze nuove. Le scarpe trasparenti non sono invece rivelatrici, anzi spesso sono complici nel “truccare” un piede che nudo non avrebbe appeal. Sì, perché la scarpa trasparente è sexy. Non a caso tra i suoi avi, oltre il cosiddetto sandalo da tedesco (sdoganato dalle fashion victims da più di un decennio), c’è lo zoccolo di legno con banda in plastica trasparente di Ferragamo anni ‘50. Ora ci sono ballerine, sandali gioiello con plateau, perfino feticistici tronchetti con tacco a spillo (vedi Cesare Paciotti). Quanto agli orologi in molti hanno seguito la strada della trasparenza, aperta nel 1985 dallo Jelly Fish Swatch. Nel vestire si va da organza di nylon e plastica per imper e dintorni a voile e chiffon per nude look, ormai un evergreen o meglio un eterno-ritorno. Nell’arredamento si comincia dal piatto per continuare con lampade, sedie, poltrone. Dal lineare al barocco. Da Philip Starck, agli Invisibles (poltrone, divani, tavoli, tavolinetti) in policarbonato di Tokujin Yoshioka per Kartell fino a tavoli, scaffali, librerie di Karim Rashid o alla sedia Eau di Calligaris in tecnopolimero, che si ispira ai movimenti dell’acqua. 7 Luglio 2010GLI ARCHIVI VALENTINO GARAVANI A WIDEVILLE
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6 Luglio 2010ALBERTA FERRETTI “FOREVER” COLLEZIONE SPOSA
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Prada: E-Store debutta negli Stati Uniti
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28 Giugno 2010MODA BAMBINO LE NOVITA’ IN ARRIVO PER LA PROSSIMA ESTATE![]() Dopo l’esordio avvenuto a gennaio 2010, Primigi ritorna al Pitti Bimbo con una nuova collezione di abbigliamento, calzature e accessori Primavera/Estate 2011. La più grande novità Primigi si chiama Luxury, ed è una linea da cerimonia appositamente studiata per tutte le mamme che vogliono vestire i loro bambini nelle occasioni speciali, senza rinunciare a un vantaggioso rapporto qualità-prezzo. ![]() Nella tradizione John Richmond, un “cattivo” bambino attento ai dettagli. Una collezione dal forte impatto emotivo, che sviluppa un unico tema declinato in quattro parti: dal tailoring al casual, nel rispetto dello spirito rock che da sempre contraddistingue il brand. ![]() Gucci presenta della sua prima collezione bambino e contestualmente il rafforzamento della collaborazione con UNICEF, con l’impegno a versare 1 milione di dollari al programma di UNICEF “Schools for Africa”. Disegnata dal Direttore Creativo Frida Giannini, la nuova collezione – rappresentata dall’iconico “orsetto” Gucci – è suddivisa nelle categorie 0-2 e 2-8 anni e debutterà con la stagione Primavera/Estate 2011. Le categorie di prodotto includono abbigliamento, calzature (fino al numero 33), articoli di piccola pelletteria e una selezione di accessori quali gioielleria, occhiali da sole, sciarpe e coperte.
![]() La bambina di Agatha Ruiz de la Prada si arricchisce di una nuova collezione di pigiami, costumi da bagno, intimo e calze prodotte da una delle più importanti aziende italiane del settore: Confezioni Garda S.p.A. di Samarate. ![]() ASEPRI, Associazione Spagnola di Prodotti per l’ Infanzia, ha raggiunto un nuovo record di partecipazione alla fiera internazionale più importante del settore della moda infantile, Pitti Bimbo, con la presenza di 30 aziende e 35 brand spagnoli. ![]() Da questa stagione add non sarà sinonimo solo di capo-spalla: la collezione junior diventa grande e affianca ai best-seller che caratterizzano il marchio una capsule collection di abbigliamento per bimbo, bimba e neonato. Per la prima volta vengono introdotti alcuni capi di t-shirteria in cotone PIQUET: pezzi basic, con personalizzazioni poco marcate, fedeli ad un’immagine pulita ed essenziale nel rispetto dell’identità del marchio . ![]() In occasione di Pitti Bimbo, l'attrice italiana Anna Falchi è stata l'ospite d'eccezione alla sfilata Silvian Heach Kids per sostenere insieme a Mena Marano, titolare del brand campano, il progetto Champions Playground in collaborazione con Champions for Children e Nelson Mandela Foundation. ![]() Giorgio Armani ha aperto un negozio Armani Junior all’interno dello spazio Armani/Manzoni 31 a Milano. Il negozio, che ha una superficie totale di 300 metri quadrati, è situato al piano interrato del concept store ed è stato progettato da Giorgio Armani in collaborazione con il team interno di architetti.
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25 Giugno 2010La meglio gioventù di scena a MilanoSAI CHE C’E’ DI NUOVO di Enrico Maria Albamonte Forse è ancora presto per dirlo ma anche Milano finalmente si sta risvegliando dal letargo in cui pareva essere sprofondata nelle ultime stagioni di moda. E questa vitalità ritrovata si manifesta in alcune presentazioni-evento, in un tripudio di debutti eccellenti e in varie sorprese che hanno trovato nel salone “White Homme” di Massimiliano Bizzi il loro centro propulsore. Del resto che l’Italia non sia un paese per giovani-ohimé-si è sempre saputo. Ma Bizzi non demorde e cerca di tenere alta la bandiera della ricerca e della sperimentazione proponendo una ghiotta vetrina di novità internazionali, lontano dal clamore delle passerelle del menswear istituzionale che, tranne rare eccezioni, non ha regalato brividi veri. La rivoluzione a Milano Moda Uomo é ancora in incubazione. D’altronde sono tempi duri e non è facile rinnovare radicalmente dall’oggi al domani qualcosa che per sua natura è sempre stato ancorato a canoni borghesi e formali (la divisa da lavoro, il power-suit e il gusto del gentleman tanto per capirci laddove perfino il look del ribelle si è cristallizzato in un polveroso cliché). Va detto però che, tirando le somme, la qualità delle lavorazioni e della confezione, la tecnica sartoriale, l’inventiva applicata alla reinvenzione dei materiali e il senso estetico nel bel paese non offrono fianco a critiche, complici anche una serie di happening ad alto tasso di glamour che hanno animato la città meneghina nei giorni scorsi. Il tutto fa ben sperare sulla prossima fashion week milanese di fine settembre dedicata alla donna, che ci auguriamo, possa ripetere questo gran bell’exploit. Dal White Homme per la primavera –estate 2011 si levano alcune voci fuori dal coro. Si parte da Damir Doma, di scena in anteprima assoluta sul palcoscenico del White. Lo stilista croato sviluppa uno spleen contemporaneo declinato in una visione personalissima ma non decadente della fragilità maschile legata a un background concettuale memore della lezione di Raf Simons. Non è da meno Makin Jan Ma con i suoi pantaloni dalla vita intrecciata e le stampe che riproducono collage siderali, fino a Surface to Air che a trench dalle belle finiture e agli abiti di jersey pastello o scoloriti dal sole affianca completi da biker con un’anima wild at hearth. Da segnalare anche il ritorno di Gianni Guaglianone con la sua capsule collection 10 handmade garments/man che contamina Woodstock e il dress code militare con spunti etno-sporty, laddove l’atelier lavora al servizio di un uomo décontracté, come deve essere per il menswear moderno (bancari di tutto il mondo convertitevi!). E poi ci sono le divagazioni colte di Yosci Funabasci che si ispira ad Arthur Rimbaud per modulare un guardaroba dal fit confortevole accanto alle cinture in pelle di Detangle, realizzate con copertone di bicicletta riciclato. Ma anche al di fuori del White abbiamo colto alcune primizie interessanti. Direttamente dal Bosforo Umit Benan, lo stilista turco vincitore della prima edizione di “Who is on next? Uomo” organizzata da Pitti Immagine, Altaroma e Uomo Vogue e che al suo attivo ha una collaborazione con Marc Jacobs e Rifat Ozbek all’epoca in cui disegnava la linea Pollini. Il designer ha arruolato un cast di modelli molto anticonvenzionali dai folti baffi e dai lineamneti marcati, molto turkish style. Il tutto per dar vita a una bella presentazione ambientata in un bar milanese di Corso Garibaldi trasformato per l’occasione in un cofee shop di Istanbul in cui gli interpreti maschili esprimevano con naturalezza uno spirito urban folk, un po’ cloni felici di Burhan Ocal, un musicista che in Turchia è una vera star e un’icona, infilati in giacche dai revers stretti e stondati su pantaloni a pieghe dal cavallo basso tagliati alla caviglia e con la vita alta sottolineata da una fusciacca. Una sintesi di maschile e femminile dalla vena rustica e romantica. Da tenere d’occhio anche l’astro nascente Philip Plein che per la sua nuova campagna pubblicitaria ha scelto Mischa Barton, e Julian Keen la linea prodotta da un’azienda pugliese, la GST (Gruppo Sviluppo Tessile) affidata alla matita di Giampiero Colombo, che debutta nel calendario ufficiale della moda maschile di Milano con una collezione dallo spirito slow, intimamente hippy. Lo stilista-architetto lombardo che ha lavorato con Ferré e Moncler, punta su giacche multitasche in cotone e madras, grafiche botaniche da erbolario, camicie profumate alle essenze dei pot-pourri e ricami easy rider. (continua…)
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22 Giugno 2010LA MODA “DILIGENTE”di Cristiana Schieppati La giurisprudenza ci insegna che avere “la diligenza del buon padre di famiglia” significa usare tutte le dovute cautele e cure nello svolgere i propri compiti. Gli stilisti si sono resi conto che , per tenere alto il nostro Made in Italy, occorre una moda più diligente e consapevole. Dopo le canotte, i jeans a vita bassa e quelli sdruciti, lo stile sport-chic, la moda metrosexual, etero e gay che hanno sollevato problemi di coscienza (pochi) e (molti) polveroni mediatici, i nostri designer hanno capito che certe provocazioni non sono servite ad incrementare i fatturati. Piu’ volte in questi giorni alcuni ospiti delle sfilate hanno detto “sono finiti i soldi e finalmente abbiamo visto delle belle collezioni uomo”, collezioni che hanno messo in evidenza non solo abiti, ma anche un nuovo ruolo sociale per i nostri uomini, aprendo la strada ad una figura maschile rassicurante, corretta, paterna. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, nel suo messaggio alla Nazione in occasione della festa del papà che in america si è svolta domenica 20 giugno, ha detto che oggi “ Essere padre è il lavoro più importante che un uomo possa avere”. Un ruolo che, se svolto bene, avvicina il maschio al mondo femminile. Noi donne siamo madri per natura (anche quando non lo siamo di un figlio lo siamo per i nostri compagni/mariti) . La figura maschile è spesso raffigurata con il machismo, con una forza che non esprime dolcezza, tenerezza e protezione. Sarà per questo che oggi sopravvivono e si consolidano più che mai i valori familiari , gli affetti veri e la concretezza di chi ha sempre agito come un imprenditore al passo con i tempi. ![]() Salvatore FerragamoPiace quindi la moda di Salvatore Ferragamo, fatta di un’eleganza tutta naturale con i maxi pull, i cappotti cardigan e quella morbidezza nei tessuti dai colori della natura che fa intravedere cieli azzurri anche in passerella.Giorgio Armani “Chi vuole essere uomo deve essere anticonformista” Giorgio Armani cita questa frase del filosofo statunitense Ralph Waldo Emerson per sintetizzare la sua collezione che vuole dare un tocco solare alle classiche tonalità Armani grazie ai materiali super leggeri, ai bottoni iridescenti di una giacca a tre bottoni o un doppio petto che si può indossare in ogni occasione. Perché i padri di oggi sono sempre giovani, hanno occasioni sportive e formali e vogliono godere di tessuti confortevoli anche quando azzardano fantasie più trendy. “L’uomo deve essere uomo…senza tante divagazioni” chiosa Roberto Cavalli e crea una linea classica senza tempo tanto da ammettere che sia lui che suo figlio potrebbero vestirsi così. Anche Ennio Capasa per la sua tecnologica Costume National porta la tradizione sartoriale italiana nel futuro con un nuovo techno tailoring che , tradotto, significa materiali naturali senza cuciture che rendono ancora più comodi ed essenziali i capi. Rigore tecnico anche per Bottega Veneta che trova il perfetto equilibrio tra abbigliamento sportivo e la raffinatezza dello stile classico di taglio sartoriale. Partire dalla sartoria per personalizzare la silhouette. I più amati sono sempre quei marchi che identificano i valori dell’Italian Touch, come lo definisce Diego Della Valle con la sua Tod’s che non sbaglia mai un colpo e come ci riprova un brand del lusso come Malo che, sebbene finito nel girone sbagliato, cerca conforto in capi icona lontani dall’ostentazione.
La sa lunga Frida Giannini per Gucci che, mettendo le scarpe pantofola al suo uomo del Jet Set, lo rende più simile ad un bravo ragazzo che a una rock star. Sartoriale anche la moda di John Richmond, che abbandona il suo lato trasgressivo per pezzi più concilianti come il gilet che lancia un messaggio d’amore “Love is drug”. Valore per la ricerca e capacità di reinterpretare materiali e forme per Ermanno Scervino che attinge alle righe marinare e ai kaftani di lino per riportarci, come la collezione di Enrico Coveri, nei posti di mare più mondani da Capri a Saint Tropez. La moda ha preso quindi coscienza del suo valore e , dopo essersi sentita “malata” oggi, un po’ come Zeno nel romanzo di Italo Svevo, confessa i suoi peccati in cerca di una guarigione. Noi ne raccontiamo i cambiamenti nella speranza che non creda di essere completamente guarita dai suoi mali. 21 Giugno 2010STILE PERSONALE E LEGGEREZZA. L’UOMO SCOPRE UNA MODA LIBERA.di Sofia Catalano Voglia di rilassatezza, di libertà, di semplicità. L’uomo della prossima stagione estiva non fa mistero del suo desiderio di confort. Anzi. Disinvolto ed eccentrico quanto basta trasforma la giacca formale in quella del pigiama, il pantalone in bermuda, le scarpe in pantofole. Ovviamente in uno stile tutto personale e lussuoso che non prevede alcuna sciatteria, ma anzi regala quell’aria trasognata che tanto piace alle donne. Così dicono Aquilano e Rimondi, duo stilistico di Ferrè, che si ispira alle atmosfere orientali soprattutto nei colori. Così dice Daniele Cavalli, figlio di Roberto, entrato nel team stilistico della Griffe “ Non è più tempo di rock, è tempo di libertà e di leggerezza del vivere” senza rinunciare però alle radici , che allora prevedono giacche e pantaloni pigiama rigorosamente animalier. Radici: parola d’ordine per Dolce & Gabbana, tanto che la collezione che celebra i loro venti anni di moda maschile si chiama “Sensualità Siciliana”. Un percorso tra luci ed ombre, tra bianco e nero, aspetti antitetici ma imprescindibili, emblema dell’Isola. I tessuti sono assolati e sdruciti ,il tempo è quello sospeso e caldo del primo pomeriggio, il desiderio di rilassarsi è evidente anche nelle forme rubate alla memoria: i pescatori con i pantaloni arrotolati, gli zolfatari con i sandali di corda, i picciotti con i completi marroni visti in Baaria. Chiave di lettura : riappropriarsi di se , del tempo per godersi le cose, gli affetti, la vita , senza fretta. Una filosofia che è sempre stata chiara a Kean Etro che oggi ne fa un “manifesto” omaggio all’albero della vita. Il suo personale albero è la palma da dattero dal quale fiorisce il Pasley, disegno simbolo della Maison . L’ispirazione si traduce in bermuda in seta e camicie in georgette ultraleggero , impalpabili; tutto è lieve, liquido, trasparente “ Per una sensazione di vuoto rassicurante , in cui è piacevole entrare, senza costrizioni” chiosa Kean. Ancora leggerezza, anche di spirito. Stile di vita tipico degli anni ’70 ,caro ai personaggi bohèmien di quegli anni. Li rivisita in chiave lussuosa Frida Giannini , stilista di Gucci, che si ispira a Jean Paul Getty , personaggio del jet set internazionale , animatore delle notti a Marrakech. In pedana rievocato con blazer in seta e mohair effetto denim o giacca dark chocolate ancora in seta jacquard cangiante , con motivi di ispirazione equestre, tradizione della griffe. Irrinunciabili il foulard al collo, i mocassini pantofola in camoscio colorato, con morsetto, la borsa grande, in pelle tamponata e cerata effetto vintage. Il sartoriale si stempera in una noncalanche casual di grande appeal. Finiti i tempi delle imposizioni stilistiche la moda quindi si scopre libera , “verde” e persino saggia. Più rispettosa di se stessi e degli altri. Un nuovo stile che non toglie niente al glam , ma regala appunto leggerezza e semplicità, un traguardo da non sottovalutare.
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19 Giugno 2010LA MODA E I SUOI TEMPI. Tagliare prima degli altri il traguardo o fare economia del tempo perché questo, come dice Calvino, “è una ricchezza di cui siamo avari”? In questi giorni di sfilate a Milano Moda Uomo la categoria del tempo sta assumendo due differenti significati. Il tempo come espressione della nostra epoca e pertanto acceleratore di progetti, di risposte, di business. E il tempo come massima espressione di lusso, da risparmiare, spendere e godere. In altre parole, c’è chi si danna per rispondere colpo su colpo e con le più inedite tecnologie, alla domanda di velocità e chi, accorgendosi di essere andato oltre, frena, gioca la carta della digressione, moltiplica gli spazi e le possibilità di riflessione. Milan Vukmirovic, intelligentissimo designer che da alcuni anni progetta le collezioni Trussardi 1911, ci dice: “Stiamo vivendo tempi strani perché i negozianti vogliono cose speciali ad una frequenza mai sperimentata in passato. Le nuove generazioni si aspettano modelli inediti ogni due mesi, hanno nei confronti del fashion un’attitudine giocosa, comprano on line e vivono la moda come fosse un accessorio. Internet è un challenge e sta cambiando anche il nostro modo di lavorare”. Lo stilista della maison del levriero che prepara per l’anno prossimo i festeggiamenti del centenario, prima di presentare una magnifica collezione fatta di pezzi tutti desiderabili, precisa che il gusto dei giovani uomini si orienta sempre di più verso una moda meno concettuale, senza eccessi, da approcciare in modo giocoso. Per questa tornata di sfilate milanesi, non a caso, sono tante le maison che hanno scelto di far vedere in streaming le loro collezioni con l’obiettivo di raggiungere alla velocità della luce i consumatori. Ma c’è di più: Christopher Bailey, direttore creativo di Burberry, per esempio, ha reso possibile un desiderio frequente dei fan della moda: acquistare subito le cose viste in passerella e averle prima che arrivino in negozio. Così questa volta, da sabato 19 giugno, giorno del défilé uomo per la prossima estate, e fino al 26, grazie al progetto “Runway to Reality” è possibile ordinare i capi outerwear e gli accessori visti in sfilata e averli a casa fra sei/otto settimane. La punta di un iceberg? Niente affatto: c’è da scommettere che questa tendenza prenderà piede rapidamente se è vero che aziende come Siviglia, per esempio, stanno usando il QR Code, codice a matrice bidimensionale, per consentire ai propri estimatori di entrare nel loro mondo attraverso il cellulare. Ma c’è chi alle ali di Mercurio e alla sua aerea velocità contrappone la riflessiva e contemplativa cadenza di Mercurio. “Stiamo correndo troppo mentre il vero lusso è l’attesa, l’emozione, il sabato del villaggio. Non siamo filosofi ma raggiunta la maturità, vogliamo goderci le cose che facciamo. Per questo nel corso dell’ultimo anno abbiamo rallentato i ritmi delle consegne ai negozi”, parola di Domenico Dolce e Stefano Gabbana che confessano di essere perfettamente in sintonia con i reali bisogni del pubblico che l’invernale lo acquista da settembre/ottobre e l’estivo da marzo/aprile.
18 Giugno 2010PITTI PORTFOLIO![]() MARINA YACHTING. Lavato, "distrutto", sporcato di indaco e grattato dal sale marino. Denim e chambray, cotone anche misto a lino, stampe usurate e ricami-cimelio, tele da marineria e intarsi ad ancora cuciti a mano e "datati" 1972. ![]() La collezione Borsalino è joie de vivre che trae la sua ispirazione dalla natura e dalle nuances brillanti della stagione estiva. Tinte naturali come sabbia, cacao, caffè, terracotta, ruggine che si contrappongono ai toni più accesi del verde mela, arancio, rosso e turchese, riassumono la palette colori per la prossima Primavera Estate 2011. ![]() Al Pitti Immagine Uomo ’78, La Martina, leader internazionale nel settore dell’abbigliamento tecnico, lancia la nuova collezione Primavera-Estate 2011, ispirata al gioco del polo, diffuso in Europa dagli ufficiali di Sua Maestà Britannica ![]() Gotha presenta a Pitti W, l’inedito jeans di maglia: SOFT DENIM. Un’ originale mini guardaroba di quindici pezzi esclusivi dove il filato di cotone tinto indigo caratteristico dei jeans, viene tessuto proprio come nella maglieria, per un nuovo look casual che coniuga la comodità della maglia con la praticità del denim.
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15 Giugno 2010FIRENZE SI VESTE DI NUOVOdi Enrico Maria Albamonte In queste giornate di torrida calura su Firenze spira una rigenerante ventata di innovazione perché pare proprio che il futuro abiti qui, sulle sponde dell’Arno, una nuova, variopinta babele di fashionisti, convenuti da ogni parte del villaggio globale. Chissà come commenterebbe oggi Dante l’invasione dei bloggers, i nuovi signori del web che, invitati dal fashion guru e talent scout Andrea Panconesi per festeggiare i 10 anni dello store online di LuisaViaroma, vera e propria oasi di sperimentazione nel bel paese, hanno compiuto varie incursioni in luoghi storici, carichi di abiti d’alta moda pronta da fotografare in alcune delle locations più suggestive della città. Il tutto con la benedizione della nuova Giunta comunale presieduta da Matteo Renzi, il sindaco giovane sulla bocca di tutti, visto come l’apostolo della palingenesi progressista della città. Storia e tecnologia flirtano amabilmente anche nelle sale della Fortezza Da Basso dove dal 15 al 18 giugno va in scena la maratona di Pitti Immagine Uomo con un menu appetitoso, carico di ghiotte primizie dedicate alla primavera-estate 2011. Come il ritorno di G-Star Raw, il nuovo corso di C.P. Company, affidato a Enzo Fusco e il lancio della nuova collezione di Brema disegnata da di Roberto Menichetti che, dopo aver inanellato esperienze al timone creativo di marchi come Burberry e Céline, stavolta si cimenta in questa nuova avventura. C’è grande attesa a Firenze soprattutto per l’en plein di Jil Sander che il belga Raf Simons ha portato su un nuovo, incensato binario estetico, mentre da Amburgo la fondatrice del brand si prende la sua rivincita, annunciando una feconda collaborazione creativa pluriennale con il marchio ipercool Uniqlo. Carlo Pignatelli Outside con la sua collezione dedicata a Gene Kelly nel musical “Un americano a Parigi” diserta una volta tanto il calendario di Milano Moda Uomo per sfruttare la visibilità mediatica del Pitti. Dal canto suo poi il marchio del bassotto Harmont & Blaine ha pensato bene di cavalcare l’onda lunga della moda via web ospitando nel suo stand dibattiti e confronti fra bloggers autorevoli come Scott Schumann di “The sartorialist”. (continua…)
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14 Giugno 2010BEIRUT E’ DI MODA
Nonostante le gravi distruzioni causate dalla guerra civile libanese , Beirut è tornata ad essere la principale piazza finanziaria, bancaria, assicurativa e commerciale del Vicino Oriente. Grazie alla sua storia cosmopolita, la città rappresenta inoltre un centro Apriranno a breve Hermes, Louis Vuitton mentre Cartier ha già le sue vetrine posizionate in pieno centro. Un libro da leggere e da portare in vacanza è “Beirut, I love you” di Zena El Khalil. I profumi del vicino oriente raccontati da una giovane artista piena di vitalità, sensualità, voglia di vivere e di raccontare. Zena scrive in inglese, è nata a Londra e ha vissuto in Nigeria, ma il suo unico grande amore è la città di Beirut. (per le foto di questo servizio si ringrazia la nostra inviata speciale “TACCO 12″)
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11 Giugno 2010CONVIVIO 2010 : HO VISTO COSE CHE VOI UMANI….di Cristiana Schieppati Peccato che tocchi aspettare due anni prima che venga organizzata un’altra edizione di Convivio. L’appuntamento biennale è un momento importante di incontro per tutto il mondo della moda che, sentendosi più buono per i proventi destinati a finanziare la ricerca contro l’AIDS, espone prodotti griffati e li mette in vendita a prezzi scontati del 50% . Le lunghe code delle fashion victim si sono create da Prada per acquistare borse e portafogli, da Gucci per gli accessori con la doppia G e da Chanel che ha venduto in una sera tutte le sdraio da mare a 25€ e anche i palloni da rugby ( quando si dice basta che ci sia il logo). Per i capi di abbigliamento ressa da Aspesi, Alberta Ferretti e Blumarine, mentre mamme e figlie facevano incetta di borsette Hello Kitty presso lo stand di Camomilla. Un bicchiere di latte non si rifiuta mai. Così chi passava a salutare Pupi Solari presso il suo spazio poteva trovare un vitaminico rinfresco ed acquistare i floreali tessuti di Cath Kidston arrivati direttamente dall’ Inghilterra per l’occasione. Come tutti gli anni, il momento più atteso è quello della cena di gala dove circa 1500 persone (quasi tutte quelle che contano), hanno “saziato” il loro desiderio di appartenenza all’ élite del mondo fashion. Arriva Donatella Versace scortata da due boys….poi Frida Giannini in lungo abito nero come Simona Ventura sua ospite al tavolo che ammette “ in questa fase della mia vita mi sento molto Gucci”. Il più chiacchierone è Massimo Giletti al tavolo di Simona Rosato; per lui anche una cameriera perde il controllo e le tremano le mani dall’emozione quando gli serve il riso mantecato….e pensare che una volta faceva il parcheggiatore abusivo nella sua Torino. Il più fashion è Lapo Elkann seduto alla destra di Franca Sozzani insieme alla sua Bianca ed alle sorelle Borromeo. Accompagnata dal marito Marco Tronchetti Provera ecco Afef che per la prima volta partecipa alla serata “Hai visto che non volevi venire invece ti stai divertendo?” la provoca l’amica pierre. Occhi che brillano per la bellissima Margareth Madè e per la sempre entusiasta Cristina Chiabotto vestita Fendi ma con gioielli della maison Rosato di cui è la testimonial della prossima campagna pubblicitaria. Incantevole Eva Herzigova con i suoi tesori: gli orecchini Chopard e quel marito così bello. I più fotografati come sempre sono Fabrizio Corona e la sua Belen in abito verde smeraldo, per tutta la sera si sono stuzzicati soprattutto quando lui usciva per andare a fumare….ma l’amore non è bello se non è litigarello…
Il più macho e sportivo è sempre Renzo Rosso con jeans e camicia aperta chiacchiera tutta la sera con Cristiana Capotondi. I più discreti Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, forse timorosi di sentirsi fare qualche domanda dai giornalisti presenti sulla imminente vendita della Gianfranco Ferre’ di cui sono direttori creativi. Il più felice Ennio Capasa accompagnato dalla bellissima e altissima moglie. I più allegri i Missoni con tutti i figli e gli amici al seguito Angela si muoveva direttamente con un trolley a pois blu. I più romantici Roberta Armani e il suo Vittorio Brumotti seduti vicini vicini hanno parlato fitto tutta la sera. I più scatenati Saverio e Alessandra Moschillo al loro tavolo Emilio Fede con Raffaella Zardo e Alba Parietti. I più sfacciati sono come sempre “quelli che nessuno sa chi sono” come la giovane coppia che tutti fotografano e che nessuno conosce. La bionda ragazza fasciata in un fazzoletto nero che poco lasciava alla fantasia si scopre essere un avvocato ….divorzista?
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7 Giugno 2010Ray-Ban Aviator ritorna al futuro
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26 Maggio 2010PIU’ CHE AI “PEZZI” OGGI SI GUARDA AI “ PREZZI”di Cristiana Schieppati Il prezzo, considerato l’indice del valore del prodotto o del servizio offerto, in questi anni è analizzato nelle ricerche di marketing dove si è molto ampliato l’esame del comportamento d’acquisto di fronte a modifiche del costo, nota come “price sensivity”. Più che agli studi di micro e macroeconomia , per l’oscillazione del valore dei beni di consumo alcuni media utilizzano le casalinghe come inviate speciali, massime esperte sull’oscillazione dell’importo di un chilo di zucchine . Nel mondo dei beni di lusso si è sempre ragionato al contrario ovvero se un prodotto costa tanto vuol dire che vale di più. Avete presente la pubblicità di quei due che non comperano la macchina perché, malgrado gli piaccia, costa troppo poco? Più o meno funziona così anche nella moda. Non tutto ovviamente. I multistore tipo Zara continuano a riscuotere successo in quantità ma alcuni clienti, interpellati sulla durata del capo, ammettono di buttarlo via la stagione successiva perché per quel prezzo non vale la pena portarlo in tintoria. “Una volta venivano a fotografare le nostre vetrine perché rappresentavano un sogno, per copiare lo styling il nostro know how ” racconta la titolare di una nota boutique del centro di Milano “ oggi invece fotografano i prezzi! Sento commentare fuori dal mio negozio giovani coppie che dicono come possono una borsa o un paio di scarpe costare come due mesi del loro stipendio, per non dire altro…”
Anche le sfilate da settembre traslocano. Non saranno più al centro congressi FieraMilanoCity, struttura considerata dagli organizzatori troppo cara rispetto a quanto proposto dal Comune di Milano con le location “itineranti” nel centro di Milano.
Di questi tempi tutto si giudica da quanto scritto sul cartellino, così anche il lavoro. Alcuni studi di pubbliche relazioni lamentano il fatto che i clienti non valutino più le agenzie dalla qualità dell’ attività svolta, ma dal preventivo che presentano; il risparmio prevale sulla scelta del curriculum. E in amore? La politica ci ricorda che anche il gentil sesso ha un costo, chissà se a qualcuno è venuto in mente di dire “Non importa che sia bella (o che sia donna), l’importante è che costi poco…” ! 21 Maggio 2010POVERI MA COSTOSI.di Renata Molho Jeans strappati, cuoio invecchiato fino a sembrare consunto. Tessuti maltrattati e stropicciati per giacche e giacconi venduti a cifre inaudite. Madonna che, lasciati gli stucchi e gli agi dei quartieri alti, si cala in una scena da neorealismo e, lavando i piatti, occhieggia da tutte le riviste interpretando il ruolo di casalinga. Oppure eccoci in via Montenapoleone di fronte a un’ ambientazione scarna ed essenziale, che comprende un letto in ferro battuto e ospita un manichino che mima il risveglio di un cercatore d’oro in una città fantasma. La fatica del vivere è sottolineata da uno stentoreo ventilatore vecchio stile: questa la vetrina di un noto marchio impegnato non solo nell’abbigliamento, ma massicciamente nella casa. La poetica della povertà affascina molto e questo è comprensibile, perché l’estetica raggiunge i punti più alti quando esprime la sintesi. Poco importa se ci si arriva per contingenza o attraverso più elaborati processi mentali. In qualche modo, con le dovute differenze, quel che vale per Picasso che si ispira all’arte africana primitiva finisce con il corrispondere a ciò che vediamo oggi. La camicia scozzese firmata e ipercostosa assomiglia a quella dei pionieri del West o a quella dei contadini maremmani. L’etichetta vorrebbe garantire novità e valori aggiunti veri o presunti, ma il senso riporta a profumi antichi, fissi nel tempo, dettati da esigenze minime e funzionali, spesso sconosciuti alle ultime generazioni. Se da una parte si guarda agli sceicchi e agli emirati arabi, si producono spolverini in coccodrillo e occhiali specchiati e laminati d’oro zecchino o rubinetti più simili a lingotti che a strumenti domestici, il gusto europeo ha esigenze diverse. L’eccedenza di tutto, gli armadi traboccanti, un disincanto per ciò che è ‘new’ e la nevrosi consumistica che sta alla base del nostro sistema, provocano una struggente nostalgia per il silenzioso già vissuto. Si crea così uno strano cortocircuito, nel quale si inseguono principi di novità, si lucidano gli ottoni, si assoldano celebrities come testimonials per raccontare di un mondo fatto di fisicità, di sudore, di stratificazione di polvere e di significati, che dovrebbero invogliare all’acquisto e raddrizzare i fatturati. Plastificati e resi lisci dalla chirurgia plastica, ormai senza età e anestetizzati da troppe immagini stereotipate, guardiamo al passato per aver la sensazione di essere vivi. |
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