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28 Luglio 2009

IL LUOGO COMUNE…UN PROBLEMA SPESSO SOTTOVALUTATO di Daniele Protti Direttore de L’EUROPEO

Archiviato in: La Voce del Direttore, Moda — cristiana @ 5:01

Una delle malattie culturali degli italiani, ma non solo, è l’affezione spasmodica al luogo comune, insomma alla “verità facile”. Certo, la battuta “l’ha detto il tg” non è esaustiva ma sicuramente indica una propensione potente alla semplificazione. Quando si parla di incidenti stradali la spinta a trovare la parola magica che spiega tutto è comune ad autorità e cittadini. Nessuno pretende di leggere a fondo il rapporto Aci-Istat sui dati complessivi del 2007 (ultimo anno disponibile, il rapporto 2008 l’avremo a fine 2009), ma che giornalisti e autorità riferiscano con la maggiore precisione, questo sì, si può pretendere.

Eppure titoli di prima pagina, aperture dei tg e dichiarazioni di politici e funzionari dello Stato hanno indicato nella velocità il maggiore responsabile dei morti sulle strade. Eppure non è così, e sono i dati Istat (con la collaborazione decisiva della Polizia Stradale) a spiegarlo.
Per esempio. Dai dati risulta che i morti sono diminuiti di quasi duemila unità dal 2000 al 2007; che la maggior parte degli incidenti mortali avviene per più del 50% sulle strade urbane, per circa il 20% sulle strade extraurbane e “solo” per il 23% circa sulle autostrade.

E’ verificabile pertanto che per almeno la metà degli incidenti mortali la causa scatenante non è l’eccesso di velocità ma LA MANCANZA DI RISPETTO PER LE REGOLE. La Polstrada documenta che gli episodi mortali (continua…)

20 Maggio 2009

“Una generazione ribelle” di Bruna Rossi condirettore moda di Io Donna

Archiviato in: La Voce del Direttore, Moda — cristiana @ 11:27

E’ una questione di cicli che si avvicendano. I famosi corsi e ricorsi storici. Ma la generazione (cui io appartengo anagraficamente) che ha praticamente inventato la gioventù come valore sociale innalzandola come vessillo, ora… fa parte della terza età.La novità però sta nel fatto che è ben lontana dall’arrendersi. Anzi è ribelle. Come allora.

Assistiamo al paradosso secondo il quale, nei ‘60, inventando o comunque mettendo in luce la gioventù ( come non era stato fatto mai prima), la generazione del dopoguerra ha innescato un processo.
Oggi, invece, l’aspetto giovane viene inteso come un’esigenza estetico-sociale assoluta, da cui l’orgia di orrende replicanti che vediamo in televisione. I cinquantotto/sessantenni, non riescono più a trovare un’identità nella società e nel lavoro; infatti la loro posizione è addirittura a rischio. Saggezza e professionalità sono termini ormai fuori moda e obsoleti. (continua…)

7 Aprile 2009

“Un giornale che parla di cose da fare con i figli deve puntare sulla trasversalità” di Diamante d’Alessio direttore di Style Piccoli.

Archiviato in: La Voce del Direttore, Moda, Uncategorized — cristiana @ 1:11

Cara Cristiana,
quasi quattro anni fa quando Style, il mensile del Corriere della sera, era ancora in fase di progettazione, chiedevo agli amici che ritenevo potessero essere il target di questo giornale (maschi tra i 30 e i 50 anni, professionisti, del Nord e del Sud etc etc) cosa avrebbero voluto trovarci. Tutti, invariabilmente, mi rispondevano di pensare a cose da fare con i figli. Perché in tanti avevano mogli in carriera quanto loro, o erano separati e, dunque, si trovavano a fare spesso il mestiere di padri a tempo pieno. Da allora mi sono accorta che i supermercati sono pieni di papà con bimbi al seguito, così come gli Autogrill durante i fine settimana o i villaggi vacanze durante l’estate. E le librerie sono stracolme di storie di neo papà, più o meno famosi, che raccontano questa piccola grande rivoluzione epocale in prima persona (tra i miei preferiti Manuale di sopravvivenza del padre contemporaneo di Gianni Biondillo e Severino Colombo e Un papà alternativo di Neal Pollack).

Ecco, Style Piccoli nasce anche da osservazioni sul campo… Per questo, sono convinta che un giornale che parla di cose da fare con i figli non debba essere necessariamente la brand extension di un femminile ma debba puntare sulla trasversalità. Anche per togliere un po’ di spazio al mammismo italiano che, a volte, può diventare stucchevole. Una delle cose più divertenti nella progettazione di Style Piccoli è stata proprio quella di individuare giornalisti-papà (o papà-giornalisti?) per farci raccontare qualcosa del loro rapporto con i figli. Per ora ci sono cascati Enrico Mentana, Gianni Riotta e, sul numero adesso in edicola, Beppe Severgnini che confessa di condividere sistematicamente l’euforia e la disperazione da tifoso dell’Inter con suo figlio Antonio.
E poi è bello vedere anche come papà doc si trasformino in narratori per la favola della buonanotte. Giancarlo De Cataldo, l’autore di Romanzo Criminale, ci ha donato quella che lui raccontava a suo figlio per farlo addormentare (con ottimi risultati, sostiene). Un altro babbo stellato, Massimo Bottura, invece, ha condiviso con noi la ricetta dei passatelli che nei giorni di pioggia prepara assieme a sua figlia Alexa. E tra viaggi a Londra, corsi di vela e laboratori creativi gratis nei grandi musei si scoprono mille modi per star bene con i propri figli. Senza parcheggiarli troppo davanti alla televisione e imparando molto da loro. Con leggerezza e senza prendersi troppo sul serio. Proprio come cerca di fare Style Piccoli.

Diamante d’Alessio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

10 Marzo 2009

“Aspettando l’alba” di Patrizia Avoledo, direttore di Donna Moderna

Archiviato in: La Voce del Direttore, Moda — cristiana @ 9:46

Non sarà un 2009 facile, purtroppo. La débacle economica è sotto gli occhi di tutti: stiamo vivendo un anno estremamente faticoso. Basta ascoltare i discorsi degli esperti, osservare le facce delle persone comuni. Molti hanno paura per il lavoro, l’affitto, il futuro dei figli. Fare previsioni oggi è un azzardo. Navighiamo in acque agitate. E’ già complicato capire che cosa succederà fra una settimana. Figuriamoci guardare nella sfera di cristallo dei mesi che verranno. Ci ha provato alla fine dell’anno scorso The Economist, autorevole settimanale inglese, che in estrema sintesi ha affermato: lo shock è stato forte, la ripresa sarà dura, ma la seconda metà del 2009 andrà meglio. Allora si può “quasi” tirare un sospiro di sollievo? Calma, calma. La notte è ancora lunga e l’alba lontana. Anche se è vero che è sempre nelle ore più buie che si vedono i primi raggi di luce. Come dire: da questa crisi mondiale alla fine si uscirà, ma quando e come non si sa. Guardando nel cortile di casa, mi avevano molto colpito in tempi non sospetti (dicembre 2008) le previsioni allarmanti di Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, sul nostro Paese: due anni di recessione, migliaia di posti di lavoro in pericolo, consumi in picchiata, prestiti bancari più difficili per famiglie e imprese… Ma come siamo arrivati al crack dei crack? Comincio a pensare che avesse ragione il Time (ancora una volta un giornale inglese), quando nel settembre dell’anno scorso lanciò la sua provocazione (ripresa subito da Donna Moderna): la responsabilità della crisi è degli uomini e del testosterone. Per colpa di questo ormone i maschi, che dominano la Borsa e la finanza, hanno rischiato fino alle estreme conseguenze. Se i mercati fossero stati gestiti con una sufficiente quantità di estrogeni, cioè di ormoni femminili, probabilmente non saremmo nella bufera. Le donne sono per natura più prudenti e meno inclini all’esaltazione. Hanno il senso del limite, che manca ai giovanotti ambiziosi. Hanno il senso di colpa, se fanno degli errori. Ma non hanno il senso di onnipotenza, che fa perdere il controllo ai maschi di ogni età. Dunque, con più signore nei posti di comando i danni economici sarebbero stati limitati. Tesi affascinante, no? La differenza ormonale tra uomini e donne può spiegare molto. Forse perché siamo entrati nel tunnel della crisi. E magari anche come uscirne. In giro c’è troppo protagonismo maschile e poca generosità femminile. Il volto macho del potere sta rivelando tutti i suoi limiti. Vuoi vedere che il mondo sarà salvato dalle ragazze? di PATRIZIA AVOLEDO ( direttore di Donna Moderna dal maggio del 1995)

 

 

DONNA MODERNA, “il settimanale che ti facilita la vita”, è il primo femminile italiano per vendite (454.000 copie) e per lettori (2.400.000) ogni settimana. Ha un sito che registra 25 milioni di pagine viste e 1,5 milioni di visitatori unici ogni mese.
(foto di copertina del n. 11)

24 Febbraio 2009

“Ci vuole un po’ di incoscienza, oggi, per continuare a fare giornali” di Emanuele Farneti, direttore di First

Archiviato in: La Voce del Direttore, Moda — cristiana @ 1:45

Cara Cristiana,
ci vuole un po’ di incoscienza, oggi, per continuare a fare giornali. Ce ne vuole un bel po’ per lanciarne di nuovi. Agli effetti della crisi economica si aggiunge una rivoluzione tecnologica che sta cambiando in profondità i confini del nostro mondo, del nostro modo di comunicare e di informarci. Le copie vendute dai giornali in edicola calano (non molto, per la verità, ma calano) e gli inserzionisti pubblicitari, in fuga dalla carta stampata, non si stanno spostando su Internet alla velocità che ci saremmo aspettati.
Eppure. Eppure, parlando con chi fa comunicazione, e giornali in particolare, si respira uno strano, testardo ottimismo. Quasi – mi scuserai l’enfasi – un certo senso di missione: come se ci fosse la percezione che il senso ultimo del nostro lavoro resti intatto, nonostante tutto, e che si tratti non di sopravvivere, ma di trasformarsi rapidamente e bene senza perdere l’identità. Facile, no: è come cambiare l’olio della tua macchina mentre guidi a 180 in autostrada, ha spiegato l’amministratore delegato di un importante gruppo media americano. Però ci si prova, e chi ci prova merita attenzione.
Per questo spero che saluterete, se non con affetto, almeno con simpatia l’arrivo di First, che oggi diventa il nuovo mensile maschile upmarket della Mondadori. Perché un altro giornale, e perché proprio adesso, ho provato a spiegarlo nel mio primo editoriale, che trovi qui sotto. Un messaggio nella bottiglia per chi pensa che, nonostante tutto, il piacere della lettura non abbia ancora trovato surrogati.

Emanuele Farneti, direttore di First
“Se non ci credessimo. Se non pensassimo che per soddisfare piaceri, bisogni e curiosità su cultura, spettacolo, moda, viaggi, il vecchio giornale di carta resta uno strumento ancora insuperato, avremmo fatto un sito, o magari un programma tv, o scritto un libro. (continua…)

1 Dicembre 2008

“Com’è famoso quel monogamo” di Raffaela Carretta direttore di GIOIA

Archiviato in: La Voce del Direttore, Moda — cristiana @ 4:06

Cara Cristiana, ecco che cosa ho scelto per inaugurare la rubrica “La voce del direttore”: è l’editoriale del numero di Gioia in edicola questa settimana, il tema è davvero spesso, e ci riguarda tutti, non solo come spettatori. La fine della monogamia, sostenuta in un saggio da Jacques Attali, intellettuale francese di spicco, e presidente della famosa commissione bipartisan che studia come riformare la Francia, magari non è così alle porte. Ma basta guardarsi intorno per capire che nelle coppie qualcosa non va. E Gioia è sempre attenta a coltivare i dubbi, delle donne e forse anche degli uomini che le amano.

Raffaela Carretta direttore di GIOIA

Care lettrici, cari lettori,

“un lungo e irreversibile tramonto”, questa è la notizia che attende chi ancora, scioccamente, si sforza di essere in coppia. E con tanti saluti alle cicliche, inutili discussioni sui pacs. Dalla Francia, come potete leggere in questo numero di Gioia, arriva l’annuncio di Jacques Attali che in un dotto saggio dimostra la fine della monogamia perché banalmente contronatura: non siamo fatti per questo. Perciò: fine del senso di colpa legato al tradimento, fine della clandestinità del medesimo, fine della famiglia per come la si è conosciuta eccetera. E va bene, può essere pure che abbia ragione Attali. Quel che non coglie però, è che sta dilagando sotto gli occhi di tutti qualcosa di diverso: l’idea prevalente che per vivere, semplicemente per vivere in modo sensato, ci sia bisogno non dell’amore, ma proprio della passione d’amore. È un’idea molto televisiva, molto hollywoodiana, eccellente per l’intreccio di una fiction dove il dare e l’avere si misurano quasi sempre in termini sentimentali. Basta leggere qualunque intervista di famoso/a per capirlo. Ci si può lasciare o prendere, anche velocemente, perché l’unica forza ritenuta creativa, l’unica risorsa considerata vitale, l’unica energia possibile è nel cambio di partner. Un gesto elementare: il più semplice da fare nel caso ci si senta un po’ così. Un tempo apparteneva in esclusiva agli artisti. Oggi sta diventando di tutti. Per questo si celebra con tanto rimpianto la coppia che riesce nella lunga durata. Per questo si parla così tanto d’amore: sarà contronatura ma è ancora acquattata da qualche parte l’idea di potercela fare con un solo uomo o una sola donna, magari per sempre.



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