27 Febbraio 2006
ISOLDE KOSTNER INDOSSA PIGNATELLI
SANREMO CHI VESTE CHI
Giorgio Armani veste Panariello.
Ilary Blasi insossa abiti Valentino
Victoria Cabello indossa abiti Miu Miu
Gazzarrini veste Alex Britti.
Gianfranco Ferré veste Ron .Blumarine veste Noa
Anna Oxa sceglie scarpe Giuseppe Zanotti Design
L’Aura, indosserà abiti Fornarina
26 Febbraio 2006
TU CHIAMALE SE VUOI ..EMOZIONI.
Nella vita di ogni giorno siamo tutti cacciatori di emozioni. In amore, nel lavoro, in vacanza, in famiglia viviamo alla ricerca di eventi che rendano le ore che trascorriamo indimenticabili. Il popolo della moda è alla disperata ricerca di occasioni che suscitino emozioni che rendano il lavoro in questo settore ancora appassionante e stimolante.
I giornalisti durante la settimana della moda sono a caccia di scoop e notizie che riescano a far uscire tutto d’un fiato l’articolo che devono scrivere, senza essere imboccati dalla pierre,dalla cartella stampa o dalle esigenze pubblicitarie dell’editore.
Le pierre sognano il cliente che ti lasci ampio margine decisionale e altrettanto budget per l’organizzazione di un evento.
L’addetto stampa confida nell’esistenza del giornalista autorevole e cordiale che non risponda scocciato alla telefonata e che sia subito disposto a regalare un titolo e una foto in prima pagina per una rassegna stampa da urlo.
Gli stilisti sperano di vendere e che la stampa faccia uscire il più vasto numero di articoli e redazionali, convinti che questi siano sufficienti a suggestionare la clientela ed a creare l’attesa.
Il pubblico desidera il sogno e abiti adatti alla vita vera trascorsa tra l’ufficio, la scuola dei figli , le serate con gli amici.
In tempo di olimpiadi è facile comprendere che non sempre i campioni e i fuoriclasse regalano emozioni ma, al contrario, sono spesso le nuove leve a salire sul podio.
Prendiamo Giorgio Armani che ha proposto una donna stile anni ’80, tant’è che Ornella Muti era in prima fila ad assistere alla sfilata, icona femminile di quegli anni. La stampa è rimasta delusa nel non ritrovare lo stile che contraddistingue la Maison, (forse un po’ troppo Ungaro e Capucci). Che il maestro consumi la sua creatività e il suo entusiasmo comunicativo a Parigi per la presentazione della collezione d’alta moda Armani Privè? Ha tuttavia dimostrato di essere “politically correct” partecipando al galà organizzato dall’Assessore Giovanni Bozzetti per festeggiare Milano Moda Donna.
Le collezioni apprezzate maggiormente dalla stampa in queste giornate sono state quella di Dolce e Gabbana – dedicata a Napoleone – e quella di Gianfranco Ferrè – ispirata allo stile Vittoriano – guarda caso epoche storiche che hanno lasciato un segno tangibile nel nostro passato.
Stili differenti, per clientela e per esperienza stilistica, che hanno tuttavia dimostrato quanta strada la moda possa ancora percorrere.
Sono sogni di gloria quelli di Alessandra Facchinetti.
Anche se le giornaliste dei quotidiani hanno disertato la sua conferenza stampa (sembra problemi legati ad un esclusiva rilasciata al Corriere della Sera), l’ex piccola Katy ed ex di stilista Gucci si è tuffata nuovamente nel mondo della moda partendo da Moncler, marchio storico che dopo aver vestito i paninari e riscaldato con i suoi piumini le signore più esigenti, offre per il prossimo autunno/inverno una mini collezione lussuosa e sofisticata. Questa trentenne con il suo garbo, il suo sorriso e la sua discreta determinazione riuscirà a riconquistare il posto che merita tra i protagonisti del made in italy?
In questi giorni tante sono state le occasioni per vivere con emotività queste intense giornate. Batticuore per Richy Ronchi, al suo debutto come stilista di Erreuno; cardiopalma da Fendi per l’incidente accorso ad alcuni fotografi dopo la caduta della loro postazione; ansia da Moschino dove un tifo da concerto satanico ha accolto Marilyn Manson; tenerezza da Amuleti J per il romantico English Tea in passerella, dolcezza da Blumarine, per i suoi colori, le sue rose e per l’amore che Anna Molinari dimostra per la femminilità; sensualità da Valeria Marini per il lancio di una linea ricca di erotismo; invidia per Max Mara che continua a produrre gli abiti più commerciali; armonia da Laura Biagiotti, per la sua insostituibile presenza; euforia per Brioni e il debutto di Cristina Ortiz; stupore da Roberto Cavalli per una collezione maestosa; meraviglia per Missoni e per il nuovo corso delle sue millerighe; entusiasmo da Richmond per il parterre da red carpet e per la grinta di Saverio Moschillo.
Nella moda c’è spazio per tutti coloro che scelgono di regalare qualsiasi tipo di emozione. Per gli altri solo borse, scarpe, gonne, pantaloni, ecc..ecc.
Cristiana Schieppati
6 FEBBRAIO ADDIO. AMORE, ACCORDO E RICORDO.
Commovente brindisi ai padiglioni di Piazza 6 febbraio che hanno ospitato per decenni le sfilate e che a giorni verranno abbattuti. Su idea della giornalista Paola Pisa, tutta la stampa si è riunita intorno a Mario Boselli e Giulia Pirovano, per un cin cin ai gloriosi spazi dove, per intuizione di Beppe Modenese è nato, vissuto e cresciuto il made in Italy. Immancabile, naturalmente, la presenza del presidente onorario della Camera Nazionale della Moda. Un po’ commosso dalla chiusura fisica di un’epoca.
Per l’occasione è stata chiamata in tutta fretta anche Carla Ling, inseparabile e infaticabile braccio destro di Modenese da 45 anni. La signora era fuori Milano ma si è precipitata all’appuntamento. E ha posato per una storica foto con il gruppone.
Così, vivranno tutti d’amore e d’accordo. Quantomeno nelle immagini ricordo.
25 Febbraio 2006
SCERVINO, MISTER PIUMINO
Da qualche tempo Ermanno Scervino è entrato nei “cuori” del mercato e della stampa. Bontà di un prodotto molto furbo e vendibile che lo stilista ha puntualmente presentato in passerella. Pezzo forte della sua etichetta è il piumino che ha ormai sostituito il cappotto nel vestire quotidiano. E Scervino, che lo sa bene, declina astutamente il vecchio capo da sci dal mattino con la marsina profililata di passamaneria d’oro anticato, alla sera in visone rasato con bottoni di metallo rivestiti di pelle e molati a mano.
Intorno a questi capisaldi ruota una scelta composita di proposte che spazia dallo smoking impeccabile al nuovo macramè di loden, ora applicato come dettaglio sulle giacchine da Sissi, ora usato a metri nella gonna con l’orlo alle caviglie.
Come osserva un’autorevole giornalista, “ce n‘è per tutti i gusti”: dall’abito-bustier ricamato per Valeria Marini, seduta in prima fila, al superbo cappotto-sciarpa di cachemire profilato di frange in perfetto stile bon ton. Una trasversalità che, da un lato, diluisce il messaggio stilistico, ma dall’altra dilata le opportunità di mercato della collezione. Ma è meglio avere le casse piene o la stampa ubriaca?
Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
MENICHETTI: CLEVER COUTURE
Sembra un alamaro di tessuto. Ma il geniale, quanto lineare, leit motiv della collezione di Menichetti è una sorta di coulisse che corre nascosta intorno agli abiti e ai capi spalla, diventando visibile solo quando emerge per allacciarsi al bottone oblungo di tessuto. Novità della novità, l’elemento decorativo, ora singolo ora moltiplicato, consente di modellare e modulare il capo sulla silhouette di chi lo indossa. Sicché, ogni pezzo ha una taglia – per così dire – personalizzabile. In una clever couture.
Ma non è tutto. In una collezione purista senza eccessi penalizzanti di minimalismo, Menichetti sostituisce le stampe con una lavorazione a mano, grazie alla quale sulle gonne bianche vengono portate in superficie le trame nere che corrono nell’anima del tessuto, in un effetto graffio. Di sera, alla ruffianeria dei lustrini, lo stilista preferisce un assai più ricercato patchwork di piccoli rombi in canneté nero che trasformano ogni capo in un macro pizzo geometrico. Un origami che riconferma la vocazione di Menichetti a lavorare sui millimetri. In uno stile che, pertanto, è più vicino al nucleo della nuova eleganza.
Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
ROBERTO CAVALLI: PIU’ DANNUNZIANO CHE HOLLYWOODIANO.
Geisha fuori, samurai dentro. La nuova donna di Cavalli ha due volti o meglio, due modi di vestire. Fuori è tutta un languore avvolta in cappotti-kimono di opulenti velluti stampati d’oro e doppiati di zibellino o cincillà. Sotto è una creatura inizio secolo, come i quadri che campeggiano sulla scena, dove è letteralmente ricostruito lo studio dello stilista fiorentino.
Anche per il massimo cultore del sex appeal è tempo di una nuova femminilità meno aggressiva. Più da scoprire che scoperta. Beninteso, la femmina resta femmina, issata su sandali gioiello. Ma negli abiti scivolati e dritti da manuale liberty, le scollature sono coperte di fili di perline che ondeggiano come collane. E se gli abiti fatali hanno la schiena nuda, il davanti è castigatissimo.
A fare la parte del leone, comunque sono i capi spalla-vestaglia che ricordano un po’ quelli di Marta Marzotto, un po’ quelli delle amanti di d’Annunzio. A tratti sono portati sulla pelle in una versione al femminile sontuoso del classico voyeur nudo con l’impermeabile. A volte, invece, sono distillati in giubbottini parafreddo, certo più adatti alla città.
CAVALLI, NON POLLI
Nel complesso, più che sui tagli, la ricerca sembra concentrata sulla materia e sulle stampe dorate – di nome e di fatto – che rivelano tutte le radici artistico-rinascimentali del creatore toscano.
I classici stampati Cavalli? Questa volta si vedono solo in un lungo abito. Dell’immaginario wild dello stilista, semmai, trionfano le piume. Sino all’abito col ricamo di un uccello che, nella gonna, si apre nel piumaggio del medesimo. Per non parlare, del cappotto in marabù profilato da un bordo-gioiello di diamanti.
Quasi superfluo, aggiungere che se il giorno è importantissimo, la sera è più che mai
esclusiva. La stessa Eva Cavalli, dietro le quinte, racconta che ogni singolo capo è stato lavorato a mano. Certo, non saranno questi i modelli che andranno nelle vetrine dello stilista. Ma anche in uno show iperbolico in tutti i sensi, sostanzialmente teso a celebrare la creatività massima come su una passerella d’alta moda, c’è una grande attenzione a ciò che succede nel mondo. La scelta del tema cinese, infatti, suona come un’astuta attenzione al promettente/crescente mercato con gli occhi a mandorla. Per la serie, se i cinesi occidentalizzano il loro guardaroba, Cavalli li aiuta in questo processo, orientalizzando l’estetica del made in Italy. E voilà: lo stilista è pronto a prendere il volo anche in Cina. Sfidando con le sue penne persino l’aviaria. Del resto è Cavalli, mica polli.
Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
24 Febbraio 2006
VERSACE: V SENZA MEDUSA.
Non ci sono più stampe, né meduse, né swarovski. Donatella Versace fa un gran repulisti nella sua collezione, proseguendo in quel suo percorso evolutivo verso la definizione di una nuova femminilità. Bionda, ma tutt’altro che sdolcinata, la sua donna ha sempre orli molto corti e avanza decisa con brevi stivaletti di vernice nera, quasi fetish. Sopra gli abitini alla coscia infila capi spalla altrettanto svelti, che paiono un’intelligente via di mezzo tra la funzionalità del parka e l’eleganza del cappotto.
A sottolineare il carattere netto e incisivo di questo stile, i tagli geometrici sono rinforzati da profili di vernice che descrivono una V: nuovo leit motiv di Versace. Mentre, al nero che Donatella vuole archiviare definitivamente nel passato, abdica un molto più elegante blu profondo.
Insomma, scomparso qualsiasi orpello, rimane la nuova borsa Club che ne contiene un’altra più soffice. Come dice la stessa stilista, “un accessorio tosto”.
SENZA LO STRESS DELLO STRASS.
Anche di sera resta tutta la femminilità dei tipici abiti di Donatella che, dalla vita in giù, si aprono in mirabili spicchi e panneggi, come un ventaglio che ondeggia tra le gambe. Ma i ricami sono riservati a pochi modelli da red carpet. Così, come le tuniche brevi di paillette diventano solo un raggio di luce sotto i cappotti sportivi foderati di cincillà.
Semmai, nella maggior parte della sera che esplora tonalità viola, grigio perla e rosa pallido, vince soprattutto la maestria delle lavorazioni degli intrecci di chiffon plissettato.
Nel complesso, Donatella Versace riconferma la vocazione a mantenere la sua moda nell’ambito del pret-à-porter. Per fare saggiamente pratica del vestire, anziché teoria dello stile.
Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
ICEBERG: MAO-À-PORTER
L’icona di riferimento è Mao Tse Tung. Ma la donna di Iceberg non è una dittatrice. Semmai, è una signora di attitudine sportiva che mescola i linguaggi estetici del mondo. Sicché, la k-way diventa un blouson di velluto (capo più applaudito della collezione) chiuso da due alamari sull’articolazione delle spalle.
Memorie cinesi affiorano anche dalle file dei bottoni che si moltiplicano sui capi come nuovo elemento decorativo, suggerendo una reinvenzione delle allacciature. Mentre la maglieria, piatto forte della maison mai declinato a sufficienza, assume le forme del kimono coi bottoni delle divise.
Se da un lato la Cina di Iceberg è dunque militaresca, dall’altro non mancano stampe floreali di vecchi separé per gli abiti da sera in seta, come tagliati negli scialli con tanto di frange. La parentesi più leziosa della collezione, nella quale l’identità Iceberg sembra “sfrangiarsi” di nome e di fatto. A dire il vero, dalla maison del pop ci saremmo aspettati anche un riferimento al Mao di Andy Warhol. Ma forse era in programma e c’è stato qualche problema di liberatoria. Nel complesso, comunque la collezione è convincente.
Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
DSQUARED: SLIM COUTURE.
Anche l’idea, stupefacente per i più, di riutilizzare la scenografia della scorsa sfilata, ribadendo il mood anglosassone dell’uomo, è un segno ulteriore di contemporaneità. Un po’ perché si riducono i costi. E un po’ perché non si capisce come tanti stilisti possano ipotizzare una moda per lui che spesso è sfasata rispetto a quella della lei che in fin dei conti dovrebbe affiancarlo. Così Dsquared, la griffe disegnata da Dean e Dan Caten, si riconferma molto calata nel presente di un settore sempre più anacronistico.
I due creatori hanno rielaborato con straordinaria proprietà dei tagli giacche, marsine e capi spalla in micro boleri che conservano tutto il valore della tradizione, ma in un formato slim a tratti liofilizzato, molto in linea con la cultura a dieta della nostra epoca. Così, tutti i pezzi sono mettibili. Ivi compreso il top fatale che scivola lungo la schiena nuda con un nastro di cristalli. Persino gli abitini a vita alta con la gonna a calice sembrano più facili che sulle altre passerelle. Mentre, il jeans che difficilmente si eliminerà dagli armadi (nonostante sia stata rimosso da gran parte delle pedane), resta un pezzo fondamentale e universale tagliato al ginocchio e risvoltato, effetto bermuda.
Di sera la giacca del frac diventa la base per una serie di declinazioni sul tema mini mini e maxi maxi: dal bolerino, effetto “mi si è ristretto il pinguino”, alla crinolina che sembra lo sparato bianco di un gigante.
Il giusto finale per una sfilata che prende con ironia la moda, ma tratta con una grande senso di concretezza l’abbigliamento.
Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
L’OPERA DI FERRE’
In prima fila Milva con due labbra da Alba Parietti un po’ picassiane, guarda da una parte. Al suo fianco Ornella Vanoni si da un contegno, rivolgendo lo sguardo dalla parte diametralmente opposta. E’ l’eterna dialettica tra due dive mature che ricorda concorrenze mitiche come quella tra la Callas e la Tebaldi. Mondi fatti (e rifatti) di profili altissimi come quello di Ferrè. Che, a immagine e somiglianza delle sue testimonial, continua a stagliarsi, altissimo.
Manco a farlo apposta, lo stilista ha scelto di incorniciare la sua sfilata in un allestimento teatrale tra rose rosse, proiezioni di palchi dorati e un sipario dominato da una gigantesca F come il simbolo del comune di Milano sulla quinta della Scala. Per quanto la IT Holding, che ha rilevato il marchio dell’architetto di Legnano, cerchi di semplificare senza banalizzare la creatività aristocratica di Ferrè, c’è poco da fare. Lui resta lui e ogni sua sfilata è un’opera.
Certo, la passerella si apre con una serie di tailleur grigi molto portabili chiusi da file di perle e abbinati a camicie di chiffon battuto, effetto veste da camera di Paolina Bonaparte. Poi arrivano persino i pantaloni con una stampa logo tutta F: un omaggio al mercato quasi impensabile per creatore nato sotto il segno del leone.
Ma quando sulla pulita camicetta di taffettà “dilaga” una spilla grande quanto un palmare fermata da un ago lungo come uno steccone da bourguignonne, si capisce che la vis superba dello stilista è lì che cova sotto “le ceneri” del prodotto depurato.
TATUAGGI VITTORIANI
…E infatti, il vero Ferrè non tarda ad esplodere: sulle prime, nelle file di bottoni imperiali che sui capi si moltiplicano a dismisura, “ignari” del tempo che ci vorrà ad allacciarli (avercelo è il vero lusso), poi in una sera a dir poco regale con nastri, pizzi, velluti napoleonici, arricciature mutuate dalle gorgiere e cascate di jet vittoriani che a tratti – idea geniale – sulla nuda pelle sembrano tatuaggi scintillanti.
In questa serie, nella quale Ferrè riesce a vestire maestosamente anche la pelle sotto il vestito, torna una reinterpretazione del celeberrimo abito tanga. Solo che la striscia che corre dal sedere al collo è tutta un ghirigoro di cristalli. E vai di preziosismi fino alle mutande.
Si riaccende, così, l’eterno dilemma sul caso Ferrè: mitigare tanta ricchezza, sacrificando la genialità al mercato o dare libero sfogo al talento di Ferrè, fregandosene del business? Per ora, in una sorta di agreement tra lo stilista e la IT Holding, la sfilata cerca di conciliare queste istanze. Ma prima o poi, forse, si dovrà prendere una decisione e una linea di condotta unitaria. Cercando di accontentare tutti, infatti, c’è il rischio di non soddisfare nessuno.
Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
LE PIN UP DI CHEAP AND CHIC!
La moda di Moschino della sua seconda linea Cheap and Chic è fatta per seducenti pin-up stile anni 40-50. Le modelle appaiono da un enorme buco della serratura portando in scena un’ironica ed ammiccante passerella stile nuovo burlesque.
Ancheggiano le femmine un po’cattivelle di Cheap and Chic che vestono di rosso lacca e nero, rosa cipria e blu copiativo.
Ci sono borse con manico-manette e a forma di cuore , in pizzo e leopardo. Pochette e bauletti in vernice. Borse a mano chiuse da un lucchetto “good lock”.
Dita Von Teese ha aperto la sfilata, indossando una camicia di satin nero con maniche baloon e collo di macramé, una cintura bustier in vernice lucida con fiocco e un’ampia gonna di taffettà stampa vecchi cataloghi di lingerie.
FAUSTO SARLI PER NICKY NICOLAI
FAUSTO SARLI VESTIRA’ L’ARTISTA NICKY NICOLAI CON ABITI VINTAGE AL PROSSIMO FESTIVAL DI SANREMO DOVE CONCORRERA’ CON IL BRANO “LEI HA LA NOTTE”.
UFF. STAMPA SARLI COUTURE
TEL: 06/6780465 – 06/6795210
FAX: 06/6789293
EMAIL: sarlicouture@libero.it
Simonetta: nuovo corner presso “Al Nido del Condor”
Un corner di 20 metri quadri è stato dedicato a Simonetta all’interno della boutique per bambini “Al Nido del Condor” di via S. Antonino 8, nel pieno centro storico di Piacenza, inaugurata lo scorso 18 febbraio dopo una completa ristrutturazione.
Il negozio, esteso su una superficie di 65 metri quadri e realizzato in collaborazione con lo studio ArchiMoon Interior Design, propone un concept estetico minimale, moderno ed elegante nel quale il bianco, colore dominante, fa da sfondo a quelli che sono i veri protagonisti della boutique: abiti e accessori bellissimi in piccole taglie.
Columbus/BB
tel +39 02 58018608
fax +39 02 58018610
www.columbusitalia.it
BRIC’S INAUGURA A ROMA FIUMICINO
Dal 2006-02-24 al 2006-02-24 –
Bric’s ha aperto un punto vendita a Fiumicino, Terminal A, area recentemente ristrutturata per dare maggiore accoglienza ai clienti Alitalia.
Uno spazio di 65 mq allestito all’insegna del gusto Bric’s con l’arredamento in perfetto accordo a quello degli altri punti vendita Bric’s, così come l’aspetto grafico che da sempre contraddistingue e personalizza le Bric’s Boutique nel mondo.
Il negozio ospiterà la collezione Bric’s sia per quanto riguarda il comparto viaggio, dai borsoni ai trolley più moderni e raffinati, sia per il business, con sofisticate cartelle in pelle, che per il settore moda, proponendo le sue diverse linee di borsette, accessori preziosi dal design esclusivo.
L’inaugurazione della Bric’s Boutique di Roma Fiumicino si terrà il 24 Febbraio alle ore 16 circa.
Interverranno come ospite d’onore Don Antonio Mazzi e come madrina la conduttrice televisiva Paola Saluzzi da sempre estimatori del prodotto a firma Bric’s.
FASHION WORLD
Dal 2006-02-24 al 2006-02-26 –
24 – 25 – 26 febbraio
Venerdì e domenica dalle 10.00 alle 18.30
Sabato dalle 13.00 alle 18.30
FASHION WORLD
La terza edizione della manifestazione fieristica “Fashion World”, salone dedicato alle tendenze dell’acconciatura, della moda e della bellezza, si terrà al Palazzo delle Poste di Milano e ospiterà importanti aziende del settore dell’hairstyling, sfilate di moda e shows. L’ingresso è rivolto agli addetti ai lavori.
Palazzo delle Poste, via Ferrante Aporti
23 Febbraio 2006
FARINA PER ANNA WINTOUR. E ARRIVA KATE MOSS…
Ci risiamo? Sembra che all’uscita della sfilata di Dolce&Gabbana, Anna Wintour, la temutissima/odiatissima direttrice di Vogue America, sia stata bersagliata non già da una torta – come è accaduto più volte – ma da un sacco di farina. Probabilmente, gli animalisti se la sono presa con la candida sciarpetta di ermellino indossata dalla signora. Accessorio del tutto simile, se non identico, a quello imperiale delle donne napoleoniche presentate in passerella da Dolce&Gabbana.
Vera o falsa che sia la notizia, ciò che conta è che i più abbiano goduto come mandrilli nel crederci. Per non dire, che i maligni hanno ricollegato tanta farina allo sbarco di Kate Moss alla sfilata di Burberry.
RICH CARPET
Se da qualche giorno imperversa una nuova donna, severa nei cappotti lunghi e austera nella scelta dei colori più cupi che sfumano dal viola al marrone, da Richmond va in scena l’altra metà di questo cielo nuvoloso: una femmina generosa nel mostrarsi e sfrenata nell’agghindarsi. E a proposito di “corpi celesti”, più che di cielo, sarebbe meglio parlare di “stelle”. Perché, fin dalla prima uscita con un lungo visone blu aperto su calze e reggicalze (bentornato!), si entra in un’atmosfera divistica. Chiffon, lustrini e catenelle da gioielleria punk sfavillano in passerella come in un interrotto red carpet. Ma perché, non fare una linea Rich carpet?
Tra un’uscita glittering e l’altra, non mancano perfetti tailleur grigi. Giusto una parentesi per ricordare che il giorno e l’abbigliamento quotidiano ci sono. Ma poi via: di nuovo nel sogno caleidoscopico, come a spezzare il pessimismo storico visualizzato dalla maggior parte delle altre pedane. E allora, ecco le bluse-peplo dalle profonde scollature profilate di catenelle: pezzi fatali rinnovati da dettagli punk e dall’abbinamento a scarpe fetish di pitone laccato rosso e visone. In uno stile che continua a crescere, si moltiplicano i dettagli preziosi come la piccola martingala gioiello: una placca d’oro con scritto Richmond.
FEMMINISTE: CIAO!
La vecchia insegna “Rich”? E’ quasi scomparsa. O distillata nelle iniziali dello stilista che fermano i due manici delle borse. Ma al posto del logo, c’è un’astutissima stampa “ciao”, pronta a diventare un nuovo fenomeno come i jeans col cognome del creatore impresso sul sedere. Ma anche questa strizzata d’occhio al mercato è solo un flash. Perché, Richmond ha talento e lo vuole dimostrare in una sfilata che, con buona pace del suo socio-produttore Saverio Moschillo, concede ben poco al commerciale.
Così, s’impenna l’iperbole di peli e bagliori con le volpi rosse inframmezzate da tubini di vetro. Lusso e provocazione si mescolano nell’abito-blusa di chiffon trasparentissimo su calze, reggicalze e un tanga nero che lascia il sedere scoperto. E che dire dei fuseaux che diventano un provocante collant trasparente con mutandina applicata?
Altro che le femministe di Prada! Da Richmond si vedono delle gran femmine. E resta da capire se le schiave siano loro, o gli uomini pronti a qualsiasi cosa per conquistarle. In ogni caso, tanta carne non sottrae nulla all’abilità dello stilista nel lavorare all’uncinetto in superbi abiti Anni ’70, anelli metallici, maglia, visone e cristalli neri. Mentre, un nuovo motivo a dischi e borchie d’oro trasforma i miniabiti in corazze moderniste. Del resto, tanta avvenenza andrà pur difesa e blindata…
Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
FENDI NON MI DIFENDI
Incidenti fisici e diplomatici da Fendi. Poco prima che iniziasse la sfilata – ironia della sorte, preparata alla grande per l’arrivo di Bernard Arnault – il palchetto sul quale erano stipati come sempre i fotografi, ha ceduto con un tonfo sordo. Una reporter, Monica Feudi, è sprofondata con la gamba schiacciata da due valigie di metallo. Immediato il reclamo dei colleghi che hanno abbandonato, tra le proteste e l’indignazione di molti giornalisti, l’insicura postazione di lavoro. Fra l’altro, proprio sotto il “mucchio selvaggio”, erano sedute tutte le inviate delle televisioni. Le quali, dopo l’incidente, si sono rifiutate di restare sulle panchette “a valle”.
Di tutto il trambusto Carla Fendi non si è neanche accorta. Per la serie: “casca la panchetta, mi sposto un po’ più in là”. La Fendissima è stata avvisata dell’accaduto dall’inviata del Tg2, Mariella Milani.
Ma non è tutto. A sfilata già iniziata sono arrivati numerosi quotidiani che avevano accumulato ritardo allo show di Krizia. Quando Roberta Filippini dell’Ansa ha cercato di entrare le hanno sbarrato l’accesso perché, la sala era già piena. Peccato che la gamba della giornalista sia rimasta chiusa nella porta. Così, un altro arto è caduto in trappola. Seccatissima, la giornalista ha recuperato la sua gamba dai battenti e se n’è andata.
IL LUSSO DELLA CULTURA
Una vera disdetta. Perché la sfilata, astutamente dedicata all’arte e alla cultura italiana (come l’inaugurazione delle Olimpiadi di Torino), era un bilanciato mix di tradizione e attualità. Con pellicce dalle maniche bombate, effetto Rinascimento, micro abitini grigi con la vita alta stile impero e l’immancabile accessorio di culto: la borsa palazzo. Un secchiello con la stampa in oro e nero di un ordine di archi. Un nuovo modo, più colto, di concepire il lusso in termini di patrimonio culturale.
Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
LAURA BIAGIOTTI CREA LAURART
Biagiotti accetta sempre nuove sfide all’insegna dello sport e dell’arte. Futurismo, cambiamento per LAURART, il nuovo spirito di fare moda della grande maestra del cashmere. Bianco, grigi, cammello, colori caldi per maxi cappotti e scialli che si sovrappongono per uno stile inimitabile ed immediatamente riconoscibile. Il viola è futurista, anche perchè è il colore con il quale gli stilisti hanno maggiormente sbizzarrito il loro estro creativo. Anche Laura Biagiotti quindi sceglie il lilla e il ciclamino accostandolo al verde ottanio per abiti da sera a stampe caleidoscopio e ricami che si moltiplicano all’infinito.
Cristiana Schieppati
LINEE ALTRE.
Sono nate come seconde linee per democratizzare lo stile delle grandi firme. Poi gli stilisti le hanno ribattezzate “collezioni giovani” per non farle sembrare di serie B. Ma cosa sono oggi l’Emporio, la Just e affini?
L’EMPORIO NON TEME L’AVIARIA.
“L’altra” linea di Armani è ormai il pret-à-porter moda dello stilista. Quello che si mette la gente che vuol essere un po’più cool. Perché, l’abbigliamento – per così dire – comune di chi ha un gusto classico è etichettato Armani Le Collezioni. Così, questa volta l’Emporio ha metabolizzato il messaggio della femminilità estrema con un ritorno alla gonna, meno integralista di quello propugnato dalla prima linea: aperto pure alla possibilità dei pantaloni. Anche la leggiadria delle sottane, in questa passerella è mitigata in modelli aderenti che al ginocchio si aprono in una balza a piccole pieghe. Mentre, per la sera tornano corolle e arricciature in uno stile caramella.
Pienamente riconfermata, dunque, la svolta di Re Giorgio che nella sera rispolvera addirittura fatali boleri di piume. Senza alcun timore dell’aviaria.
JUST CAVALLI: CHINA DENIM.
Tutt’altro spirito sembra avere la linea Just Cavalli prodotta dal gruppo IT Holding. Per lo stilista è la collezione destinata a un mercato giovane, al quale vuol “stare sempre più vicino per imparare dove va il mondo”. In passerella, però, vince una creatività sperimentale, anche se diversa da quella della prima linea che potremmo definire “sperimentazione del lusso”. Sicché, indosso a modelle con un’aria imbronciata da manga, sfila un’originalissima reinterpretazione della Cina in versione denim con piumini tagliati come kimono, jeans ricamati a dragoni e cinture con lo stesso motivo imperiale.
Oltre a rivoluzionare le fogge dei capi spalla, l’Oriente suggerisce una serie di nuove maniere di indossare il 5 tasche. Prima fra tutte, il jeans calato sulla vita fasciata dall’obi del kimono.
Scenografici e ricchissimi, molti capi sembrano destinati a restare sospesi nella dimensione iperbolica della passerella di Cavalli. Ma nel finale con la sottanine pret-à-porter stampate a patchwork floreali “dagli occhi a mandorla”, Cavalli riporta bruscamente coi piedi per terra la sfilata. E anticipa ogni obiezione di chi vorrebbe accusarlo di “creatività eccessiva”. Specialmente in una linea che dovrebbe essere rivolta al grande mercato.
Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
SERGIO ROSSI PRESENTA I MUST HAVE DELLA NUOVA COLLEZIONE
Sergio Rossi presenta venerdì 24 febbraio il must have della nuova collezione, il Sandalo Opanca, Icona Plateau.
Sihouettes dalle forme visionaire, i nuovi modelli fashion Opanca sono
costruiti su fondi plateau, sostenuti da innovativi tacchi di plexiglass
con elementi dorati all’interno e, come sculture, alcuni raggiungono
altezze fino ai 130 mm. La nuova versione del sandalo Opanca, il
sandalo mitico di Sergio Rossi, ergonomico, con tomaia flessibile e
avvolgente, abbraccia il piede lateralmente e sul davanti, sostenendolo su
suole laccate oro. Proposto sia nella versione di vernice nera con
bordature in oro che nella versione ultra-chic con mascherina frontale e
fibbia zigrinata.
Ospiti speciali alla presentazione Michelle Hunziker, Fernanda Lessa,
Giorgia Palmas e le top model Alek Wek, Angela Lindvall, Tonia Molyavko,
Lisa Cant e Gretel Coello.
Giorgia Virzì
Tel. +39 02 7632081
Fax +39 02 76320833
OPERAZIONE VETRINE PER SERGIO ROSSI
Durante la settimana della moda le vetrine di Sergio Rossi brillano di glamour. Per l’occasione è stato pubblicato il 1° numero del quotidiano virtuale “Sergio Rossi News”, dove si legge la storia del marchio che da più di 50 anni affascina le donne più belle del mondo, tra cui Giovanna Mezzogiorno (ritratta durante la sua apparizione sul red carpet della 62° Mostra del Cinema di Venezia) e Megan Gale (fotografata mentre passeggia per le vie del quadrilatero della moda).
Compaiono inoltre un ritratto di Edmundo Castillo e una foto del designer con Isabelle Guichot, Presidente e Amministratrice della Sergio Rossi, scattata durante l’evento per il lancio della collezione Primavera/Estate 2006.
Sullo sfondo della vetrina compare l’immagine della nuova Campagna Pubblicitaria, la cui protagonista è la top model Brenda Costa….e il viaggio continua a Parigi durante la prossima settimana della moda Prêt-à-Porter.
Per info:
Giorgia Virzì
International Press & Public Relations
Tel. +39 02 7632081
Fax +39 02 76320833
CHIARA BONI: LA MODA IN TRAM
Chiara Boni vuole ‘riabbracciare’ Milano portando le sue modelle in giro per la città su un grande autobus rosso e scoperto (il City Sightseeing): dall’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele,dove sfileranno, alla Stazione Centrale per una performance fra migliaia dipersone, fino da Driade in via Manzoni, dove potranno essere ammirate in vetrina come in un tableau vivant.
La nuova collezione autunno/inverno 2006-07 unisce la creatività della grande stilista con le qualità straordinarie del tessuto Sensitive® di Eurojersey.
MILANO, VENERDI’ 24 FEBBRAIO 2006
DALLE ORE 16 ALLE 17
PASSERELLA GALLERIA VITTORIO EMANUELE, OTTAGONO
DALLE ORE 17 ALLE 18
PERFORMANCE STAZIONE CENTRALE, “FONTANA”
DALLE ORE 18 ALLE 19
TABLEAU VIVANT DRIADE, VIA MANZONI 30
LANCOME: COLOUR DESIGNS AWARDS
Dal 2006-02-23 al 2006-04-20 –
Iscrizioni dal 23 febbraio al 20 aprile
sul sito: www.lancome-lcda.it
LANCÔME
Colour Designs Awards
Unico nel suo genere, LANCÔME Colour Designs Awards è un’occasione che Lancôme Paris concede ai make-up artist per mettere in luce il proprio talento e rendere noto il proprio nome nell’ambito del vasto panorama della moda internazionale. Si tratta di un concorso che premia la professionalità, la creatività e l’amore dei make-up artist verso il mondo della moda e della bellezza. E’ rivolto a tutti i make up artist che lavorino da già un anno, che abbiano frequentato una scuola per truccatori professionisti, e che sognano di lavorare nel mondo della moda. Il vincitore tra i premi riceverà un corso di formazione Lancome Paris, l’entrata di diritto nel team dei make up artist Lancome, la realizzazione del make up di una sfilata durante la settimana della moda. Le iscrizioni vanno vanno dal 23 febbraio al 20 aprile 2006, e la proclamazione del vincitore sarà a settembre durante la settimana della moda.
Sarà presente un info point al White per tutte le informazioni.
NUOVI TALENTI A MIX
Dal 2006-02-23 al 2006-02-26 –
Dal 23 al 26 Febbraio 2006, durante il periodo della moda milanese, all’interno dei suggestivi spazi delle Officine del Volo, i compratori di tutto il mondo potranno scoprire nuovi talenti e ricercare nuove ispirazioni.
Una fiera di nicchia , altamente selettiva, nata da una ricerca di mercato condotta dalla società Stesi, parte di un gruppo finanziario internazionale che opera dal 1999 e che ha finanziato il progetto.
MIX vuole proporsi in maniera innovativa, scegliendo quale sede le Officine del Volo, storico e affascinante spazio dell’archeologia industriale milanese.
con un progetto di allestimento degli stand con spazi che combinino moda e design, in un percorso che esula dai classici canoni fieristici.
22 Febbraio 2006
ARTI O MESTIERI?
Come leggere oggi una sfilata? Una risposta astuta all’unico mercato florido del lusso (Gucci)? Una prova d’artista (Alberta Ferretti)? O una profezia dello zeitgeist attraverso i vestiti (Prada)? Ce n’è per tutti i gusti o interpretazioni. Ma non cercate gli abiti da indossare veramente il prossimo inverno e soprattutto, non si dica alla gente “questa è la moda che verrà”. Perché, il guardaroba reale delle persone è una delle ultime cose che si sta vedendo su queste pedane.
E’ TUTTO GUCCI QUELLO CHE SPLENDE.
Unica stilista a resistere da Gucci, perché ne ha incrementato il fatturato, Frida Giannini si è presentata ai giornalisti con un’aria molto simpatica e scanzonata, annunciando uno stile glam rock. In realtà, la sua passerella tutta led, è un trionfo degli Anni ’70 tra estremi mini (per i pepli d’oro) e maxi (per gli abiti da sera neri con l’abissale scollatura stondata lungo la schiena). Il tutto inframmezzato di nome e di fatto dall’androgino smoking bianco dell’Uomo che cadde sulla terra di David Bowie. Grintosissime e profondamente truccate, le modelle avanzano con lunghe e bionde capigliature al vento con la riga in mezzo. Una memoria di Veruska che fa venire in mente anche Donatella Versace, nonostante sia tutto Gucci quello che splende. Il gusto glittering/fantascientifico, tipico del glam? Brilla soprattutto nella profusione d’oro e di luce che illumina anche i giubbotti di cocco gold e il sublime chiodo a intarsi circolari di rettili e metalli. A 24 carati sono pure le pochette fissate al polso da un bracciale manetta. Mentre, le nuove tracolle ricche di catene e rifiniture metalliche hanno un design piatto e geometrico.
Del romanticismo della scorsa collezione non c’è più traccia. Forse perché, si annuncia una donna fortissima e durissima. O magari perché, le creature del ricchissimo mercato russo sono avide di questo sexy lusso. In quest’ultimo caso, gli esegeti della moda che amano leggere il nostro tempo attraverso i vestiti in passerella, non si affannino a trovare corrispettivi sociali di questa femmina spaziale e preziosa nella cultura occidentale. Perché, la domanda di Mosca è culturalmente ferma ai nostri Anni ’90. Per la fortuna degli stilisti. E soprattutto, delle menti occidentali.
QUELLA “STREGA” DI PRADA
Al contrario, l’idea di Prada di riesumare il fantasma del femminismo ha incontrato un coro unanime di consensi. Soprattutto, pochi giorni dopo l’infausta sentenza di un giudice che ha ridotto la pena per uno stupro, in quanto compiuto su una ragazza non più vergine. Unendosi ai virgolettati di Miuccia, tutte le donne hanno sottoscritto che “è tempo di tornare ad alzare la testa”. Il che, tradotto in abiti pradeschi, significa rifiutare l’estetica della signora bon ton e bon bon (modello donna perfetta) e a maggior ragione della velina con ventre al vento, potenzialmente sempre pronta a starci. Teorie che non fanno un plissé. Resta da dimostrare che le nuove “streghe” – tremate, tremate, son tornate – vogliano fare rivoluzione ideologica, acquistando vestiti griffatissimi. Fermo restando, che il parka di Prada è già vincente.
FERRETTI: SE MICHAEL JACKSON DIVENTA UNA SINFONIA DI VIOLINI
Anche la donna di Alberta Ferretti è una rivoluzionaria. Ma dell’estetica. Continuando a spingere verso l’arte il suo talento nel lavorare e intagliare i materiali, la stilista elabora un guardaroba di contemporary couture con incredibili costruzioni circolari che riportano in auge la cappa. Al corpo, spesso totalmente coperto da severi capotti alla caviglia, è concesso pochissimo. Mentre, i colli sciallati o a calice fanno della la testa (o meglio ancora, del cervello) il focus della silhouette, indicando l’unica “via d’accesso”, tutta mentale, a questa creatura.
Impossibile descrivere la complessità degli intarsi, delle increspature e degli intagli di chiffon con i materiali più disparati, compresa l’anima delle crinoline. Tutto è strasfigurato, compresa la serpentina d’oro coperta di velo che sottolinea il punto vita di alcuni capi. Un materiale liscio non si trova. Anche la pelliccia di visone è mirabilmente incastonata con bande grigie e marroni. Così, come le lavorazioni sono tanto più severe, quanto più ricche. Perché, a vincere è il lusso dell’ingegno. In questo sta la grandezza ma anche il grosso rischio di Alberta Ferretti che ha applicato questa sua ricerca pure alla linea giovane Philosophy con austeri cappotti alla caviglia o abiti scamiciati sopra i pantaloni.
Augurare successo all’estremo lavoro della stilista è un auspicio di nobilitazione culturale della nostra società. Come se un brano pop di Michael Jackson si trasformasse in una sinfonia di violini, come nel remix della colonna sonora dello show.
FAVOLOSAMENTE ETRO.
La nuova ipotesi della donna di potere e l’idea di un guardaroba mettibile si incontrano da Etro in una delle passerelle più equilibrate e acclamate di questi giorni. La neo voglia di potere femminile è visualizzata da una serie di riferimenti alla iconografia delle regine: dalla borsa forziere con grandi borchie alle maniche dei tailleur, fratte sui gomiti per far sbuffar fuori la camicia come nei ritratti ducali.
Con grande saggezza, tuttavia, le citazioni coronate sono dosate in piccoli dettagli: una gorgiera ingigantita che diventa nastro per chiudere il cappotto, due tiare di nastro che profilano le maniche dei capi spalla, o qualche grossa gemma da corona ferrea incastonata qua e là su accessori e indumenti.
In questo “perfettissimo” equilibrio di epoche, arrivano anche le borchie e le catene da cavaliere della Tavola Rotonda, ma su nuove bluse-armatura di seta. Mentre, nelle giacche le scritte degli erbolari si intersecano ai graffiti in un gioco di segni, questa volta di ogni censo.
Tutto ha un sottile spirito magico-moderno grazie anche alle collane di esagoni in acciaio che brillano al collo di ogni modella, sospendendo la collezione tra la strada del presente e il passato di Castel del Monte. Ma nulla è anacronistico. Ogni modello è già pronto per andare a ruba nei negozi. A partire dagli strepitosi loden sovrastampati paisley, favolosamente Etro
Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
LORO PIANA: UNO SVARIONE IDEALE.
Nel sottotitolo della cartella stampa di Loro Piana leggiamo testualmente “un’ideale guardaroba”.
L’uso degli apostrofi? Un ideale, per l’appunto.
BLUMARINE: BLU MARLEY
Femminile, non femminista. Ma rivestita. Pur prendendo le distanze dalle “compagne” in eskimo e zoccoli di Miuccia Prada, anche Anna Molinari nella collezione Blumarine ricopre le donne. Le calze – manco a dirlo – sono tutte coprenti, come su ogni passerella. Gli stivaloni con tacco e suola zeppata si spingono oltre il ginocchio di una spanna: modello moschettiere. In testa c’è sempre una cuffia rasta di maglia lavorata ai ferri genere Bob Marley. O meglio, Blu Marley. E quel poco che resta della silhouette è tutta una stratificazione di maglie, maglioni e maglioncioni. Quando non intervengono montoni con colli e maniche a mantella.
Persino i sottili e preziosi Blu vi, trade mark della griffe, cedono il passo a corposi cardigan più rustici: profilati di pelliccia e infilati anche sugli abiti da sera di tulle. E se ai vestiti con la vita alta e la gonna a calice si affiancano modelli di cachemire con maniche a kimono, anche i bustini e i corsetti sembrano tagliati nella maglia traforata delle liseuse.
BOUDOIR POST ATOMICO
In tanta stratificazione di lane è in agguato il rischio – comune a tante passerelle – di un’immagine pesante, scura, “feltrosa”: un po’ troppo invernale. Ma Anna Molinari con il dono della femminilità che contraddistingue da sempre il suo lavoro, riesce a scongiurare questi rischi con tocchi d’oro e giochi di ricami preziosi.
Semmai, la stilista si ingarbuglia nella gran sera di tulle ricamato e tutto tagliuzzato, smembrato e riannodato. Roba da boudoir, ma post atomico che non ha alcuna attinenza con lo stile lieve e leggiadro della creatrice. Se non l’eterna tensione di Anna Molinari ad emulare il côté concettuale della figlia, Rossella Tarabini.
Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
ANNA MOLINARI: LA “BELLA” DEL MATTONE
Nel backstage della sfilata, Anna Molinari posa per i fotografi con un piumino sopra gli stivali. Cosa nasconde, signora, sotto le suole? “Mo un matooone – risponde la stilista in stretto emiliano, scostando il capo spalla che occulta un blocco di cemento –. Qui shon tutte così alte che io non arivoo neanche ai gomiti. Anche perché – precisa Anna Molinari – ozzi non c’hzo nemeno i tacchi…”. E giù coi flash alla “bella” del mattone.


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