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28 Settembre 2007
MINIMAL OLIMPICO. La dea di Alberta Ferretti, per esempio, non è che l’incarnazione di un neo minimal romantico e non più minimale: fatto di tuniche brevi e sciolte. L’apparente semplicità non inganni. I giochi dei tagli, intagli, intarsi, pieghe e drappeggi sono ricercatissimi, anche per nascondere con strategiche morbidezze, punti critici del corpo e zone a rischio inestetismi. Le decorazioni si concentrano negli interventi che la stilista chiama di “diamanti esplosi”. Incrostazioni che evocano antiche spille di rosette rinnovate da applicazioni di velo nero. Il nuovo, modo di concepire ricami non replicabili dai prontisti agguerriti. Viceversa, c’è la tecnologia di una spalmatura su qualsiasi tessuto, che lo illumina di una luce tecnologica senza aggiungergli orpelli. In tal modo il pret-a-porter resta tale, per mantenere la sua funzione primaria di vestire la gente. Ma al tempo stesso diventa inimitabile dalle grandi catene del fast a porter che stanno obbligando gli stilisti ad una continua riqualificazione. Che rischia di sconfinare nel capolavoro immettibile. Già: questa oggi è la grande sfida del settore; migliorarsi continuamente, restando nell’ambito dell’abbigliamento. E’ relativamente facile, trasformare un vestito in opera d’arte. Ma poi diventa più difficile venderla. Anche Donatella Versace, al di la delle dichiarazioni estetico-politiche che fanno filosofia negli articoli, pensa ad una donna molto lineare, senza gioielli e lustrini. Semmai, i suoi accessori sono tasconi-borsa capaci di contenere tutto l’armamentario quotidiano. O, nella più decorativa delle ipotesi, giochi di cordoncini un ‘po ottomani che la sera, piazzati sulle profonde scollature posteriori, sostituiscono le convenzionali cascaste di pietre e paillette. Stampe? Anche qui, pochissime ispirate alla mezza luna turca. Piuttosto, colori. Tra i quali il neologismo del Blonde, uno champagne che prende nome dal soprannome della stilista. E che –guardacaso – è una tinta neutra, sobria e levigata. Insomma, calata in mini tuniche di jersey enzimanto, cioè impalpabile, anche la donna Versace brilla per un’olimpica semplicità. Sicchè, all’improvviso, pare già vecchia l’orgia di vestitini da cocktail con bordi di gemme, lanciati in questi giorni. E pronti ad essere clonati nelle vetrine delle catene a basso costo. IL GIUSTO TONO DEL ROMANTICISMO. Parallelamente alla tunica, quasi effetto peplo, riesplodono le gonne strette in vita e arricciate, modello new look di Dior. Sulla passerella di Gucci, by Frida Giannini, sono il filo conduttore di una collezione che guarda all’eleganza delle eroine di Hitchcook ma in chiave rock. Nel senso che la sottana rigonfia da Grace Kelly è grintosamente accorciata e abbinata a giubbottini quasi motociclistici. Mentre, scarpe e borse di vernice ai confini col fetish, accentuano il tono “tosto” di questa ragazza. Persino i fiori - altro tormentone di stagione, nonchè passione della floreale Frida – assumono tratti più geometrici e forti. Lezione per mettere in guardia dall’eccessivo romanticismo 50/60 sboccciato sulle passerelle, come se le donne fossero rimaste ferme all’epoca di Doris Day. E’ vero: ultimamente si parla molto della principessa Grace, icona di dolce eleganza. Ma proprio perchè, ricorre l’annivarsario della sua morte. NUOVE LUCI Nella babele di segnali plausibili emersi in questi giorni, c’è anche un certo gusto hippy Anni ’70. Ma guai a confondere le femministe con la femminilità di oggi che sta proprio rivedendo certi estremismi politici del passato alla luce delle controindicazioni che hanno comportato nei rapporti con l’uomo. Veronica Etro è ben conscia che oggi la forza della personalità si esprimere con il simbolo massiccio di una zeppa, col ricamo duro a catenelle, col colore scuro anche d’estate. Ma anche con la capacità di dar voce “all’irrazionalità” dell’esoterismo che vede nelle pietre simboli magici, più che decorazioni da sera. Non a caso, l’invito alla sfilata è una gemma a semisfera, concava e sfaccettata, da usare come lente (do you remenber Caligola?). Per l’appunto, “un invito” a scoprire tutti i riflessi di un nuovo mondo caleidoscopico. Nel quale il sexy abdica alla sensualità e la femminilità cerca nuovi equilibri tra la tensione ad esprimere il suo potere e il desiderio di recuperare un po’ di romanticismo. BATTUTE FINALI . A questo punto la moda ha dato i suoi segnali di massima, seppur nel modo più caotico e peggiore. Restano solo una manciatina di firme e poi, vai con Parigi! Ma il sistema va riesaminato seriamente. Perchè, è letteralmente esploso. E nei prossimi giorni ci occuperemo proprio di questo. Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
Milano – Dal 29 settembre presso il centro espositivo Paris Expo, Porte de Versailles, si svolgerà il Salon Internazional du Cycle (Paris Cycle Show – fino al 2 ottobre) e il Salon International de la moto (Paris Motorcycle Show – fino al 7 ottobre). La manifestazione, che si svolge ogni due anni, ha registrato nella scorsa edizione del 2005 oltre 380 mila visitatori, con 2.200 giornalisti accreditati provenienti da 44 paesi e 943 aziende presenti di 32 nazionalità diverse. Questo salone è quasi certamente uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati in Francia e, sul continente europeo, si contende il primato con il salone tedesco di Cologna e l’Eicma di Milano. Tra le tante novità presenti Suzuki debutta con la roadster B-King, mentre una delle novità allo stand della Harley-Davidson è la XL 1200N Nighster. Sotto i riflettori tutta la gamma 2008 per Kawasaki, tra le quali anche la Z750 MY 2008 e la sportiva Nunja 250R. Sempre in tema di sportività, Yamaha porta a Parigi la YZF-5, una due ruote 125cc che si ispira nel design alle moto del Moto GP. Tra le case italiane il tricolore è tutto per la Ducati che espone allo stand la Desmosedici RR, la Hypermotard e la Superbike 1098. Grande assente il Gruppo Piaggio che ha snobbato la rassegna francese privilegiando il Salone di Milano Eicma, che si terrà nel nuovo polo Rho-Pero di Fiera Milano dall’8 all’11 novembre prossimi. ( Alessandra Schieppati – CHI E’ CHI)
Insuperabile ed ineffabile Laura! Quando parla – o meglio, pigola – lei, la signora Biagiotti, è tutto un soave cinguettio di diminutivi. Così, mentre illustra le sue nuove stampe floreali, tiene a precisare che quel filino di paillette tra i fiori è “la bavina della lumachina che è appena passata”. Va da sé, tra i bocciolini e l’erbettina. Manca solo Pollicina e magari anche una briciolina, visto che siamo nel verde di una favolina: in un mood quasi bucolico per bilanciare l’avanzata della tecnologia che a sua volta, in un gioco di contrappassi, ispira il fondale a mega pixel della sfilata. E visto che la Biagiotti in omaggio al nuovo mondo degli schermi definisce la sua sfilata “un videogame”, nella storia di questo giardino ci poteva stare anche un topolino che sarebbe il mouse. In compenso, c’è “la pillolina della fashion therapy”: quello stile morbidoso e affettuoso, tipico della regina del cachemire, che lei stessa definisce “terapeutico per lo spirito”. Peccato che non lo passi nessuna mutua!
Metti che una punk o una rockettara vadano a un cocktail Anni ’50. Otterrai l’ultima contaminazione di John Richmond che, ancora una volta, miscela le avanguardie musicali con le grandi tradizioni. Ecco allora un “concerto” di abitini bon ton leggermente a trapezio, a volte plissettati e con l’orlo rimborsato, ma sempre e comunque corti e profilati di gemme. Fondamentali, i dettagli che trasformano questi capi dal sapore vintage in grintose proposte contemporanee. Per esempio, i tirelli doppi delle bretelle da uomo trasformati in spalline o – nella più “cattiva” delle ipotesi – il collare di Corinne Clery in Histoire d’O ridimensionato in pettorina. Non è tutto. Anche sopra questi modelli, brevissimi chiodi di nappa lavata da Il selvaggio si alternano a giacchine corte e un po’ quadrate in perfetto stile bon ton. E che dire della giacca di pelle decorata a stencil con gli stessi disegni floreali fustellati nella gonna? In questo romantico virtuosismo applicato al materiale più grintoso, c’è tutta la duplicità british, eternamente divisa tra monarchia e punk. Non a caso, teschio e corona si fondono nei ricami in tubini di vetro degli spettacolari abiti da sera. In fin dei conti, non è tutta una “questione di testa”? Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
“Come si fa a spiegare il nuovo? – dicono Dolce e Gabbana –. Non esistono ancora i termini per illustrarlo”. Noi, comunque, tenteremo di trovarli. Alla ricerca dell’inedito, i designer sono volati a New York nel quartiere di Chelsea, dove ora si concentrano le gallerie d’arte, un tempo di casa a Soho. Qui hanno scoperto una serie di giovani talenti che hanno ispirato una moda-opera d’arte contemporanea. “Non moderna – precisa Gabbana –: c-o-n-t-e-m-p-o-r-a-n-e-a”. Così, quando il progetto creativo si traduce in vestiti, sulla passerella escono abiti di una garza/tela simile a quella preparatoria dei quadri: spatolata ton sur ton. Con questo supporto “grezzo”, gli stilisti esplorano nuove forme sartoriali strette in vita e con gonne ricchissime. Ma, tanto per fare un esempio, l’abito a uovo non è proprio a uovo ma sembra quasi una nuvola. A queste “basi” si affiancano quelle di un tulle sperimentale, passato e ripassato intorno alla silhouette in un tubino ai confini dell’effetto mummia. Mentre, la garza si stratifica in giacche allungate/spolverini che, pur essendo di fibre originariamente trasparenti, sono coprenti. I materiali per un’action painting ci sono quasi tutti. E visto che le modelle impugnano borse lunghe e stondate che sembrano tavolozze o decorate da piccoli tasselli policromi che evocano pantoni, è tempo di passare alla f-act-shion painting. COPERTINE AD ARTE Le superfici dei capi si colorano con pennellate manuali in una “galleria” di pezzi da collezione che saranno venduti in edizione limitata. Ma c’è di più. Il tulle “impacchetta” tutti i modelli come nei lavori di Christo. Più che protettiva, tuttavia, questa pellicola vuole essere innovativa: donare un nuovo volto anche agli storici broccati di Bevilacqua (quelli prodotti a Venezia per il Vaticano) che tornano sulla passerella di Dolce&Gabbana, evocando i loro trascorsi da Gattopardo e quegli indimenticabili jeans maschili da qualche milione (del vecchio conio). Del vecchio stile street che ha reso i due creatori icone mondiali, non c’è più nulla. Anche se – e probabilmente inconsciamente – Dolce&Gabbana continuano a rielaborare il loro Dna che in questa collezione riaffiora anche in certi schizzi di Pollock che i designer avevano lanciato in una linea uomo. Del resto, gli stessi Dolce e Gabbana amano ribadire che “senza passato non ci può essere futuro”. Per questo nel finale stendono letteralmente le tele d’arte contemporanea su immense crinoline, dando all’ultimo volto della moda le radici della storia. E offrendo, al tempo stesso, una carrellata di immagini da copertina che le direttrici in platea si contendono da subito. In fin dei conti, nella nostra era multimediale, non è arte contemporanea che la comunicazione? Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
Sarà merito di Simona Ventura? In concomitanza con l’arrivo di SuperSimo nel parterre dei loro testimonial, Dsquared ex enfant terribile del jeans – lanciano uno stile da giovane signora. Alla loro sfilata introdotta dalla voice di Umbrella, Rihanna, i creatori hanno presentato una signora da cocktail con bolerini e abitini perennemente profilati di cristalli. Roba very chic ma anche very young. Bontà di tagli e trasparenze sensuali che non sono mai sfacciatamente sexy. Del resto, anche questi due ragazzi stanno crescendo insieme alle loro clienti. Dunque, si tengono ben strette le ex ragazzine ora un po’ più sciure, pensando per loro brevi cappottini, costumi col fiocco che strizzano l’occhio a Dior, robe manteau gialli e persino strascichi Ma di cotone grigio da T-shirt. Sotto un abbigliamento più maturo e meno ostentato, questa new lady continua tuttavia a coltivare lo stesso desiderio di seduzione. Domanda alla quale Dsquared rispondono, ambientando la sfilata in un garage con prestanti meccanici a torso nudo. Come dire? Oltre agli strumenti, anche gli oggetti della conquista. Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
Roma – BMW sarà presente alla seconda edizione di Cinema Festa Internazionale di Roma in qualità di ecomobility provider della manifestazione. Una piccola flotta di Hydrogen 7 sarà a disposizione dell’organizzazione per accompagnare le star sul red carpet e per assicurare i servizi di mobilità ad alcuni ospiti selezionati del mondo istituzionale e cinematografico. Anche MINI partecipa all’evento, entrando subito nel vivo della manifestazione con la presenza in anteprima nazionale della MINI Clubman che avrà l’onore di accompagnare le star. Numerosi gli appuntamenti in programma nella MINI Lounge, lo spazio al primo piano dell’Auditorium, tra i quali gli incontri di “Un tè con MINI Ciak” con numerosi personaggi del cinema, la presentazione in anteprima dello spot sulla sicurezza stradale realizzato da Anna Agnelli e interpretato dal giovane Andrea Miglio Risi e il lancio della terza edizione di Young Directors Project. Con la Hydrogen 7 BMW offre la prima ammiraglia di lusso alimentata ad idrogeno prodotta di serie, adatta alla guida giornaliera, e praticamente esente da emissioni. Il nuovo modello funge così da pietra miliare di una nuova era di mobilità sostenibile. La BMW Hydrogen 7 viene azionata da un motore a combustione interna a idrogeno. La vettura ha percorso l’intero processo di sviluppo di serie ed è il risultato di una strategia coerente di BMW Group per sfruttare già oggi l’idrogeno, una fonte di energia molto promettente per il futuro. Gli esperti concordano che l’idrogeno sia l’unico vettore di energia con il potenziale di sostituire a lungo termine i carburanti fossili. L’idrogeno (simbolo chimico H) è un componente dell’acqua ed è presente in quasi tutti i composti chimici del circuito biologico ed è conseguentemente anche ecocompatibile. Inoltre, è l’elemento più frequente dell’universo e disponibile in quantitativi praticamente illimitati. Mentre l’utilizzo di carburanti fossili determina inevitabilmente l’emissione di biossido di carbonio, l’idrogeno si comporta – nella sua qualità di fonte di energia alternativa – in modo assai ecocompatibile, dato che la sua combustione produce solo vapore acqueo. Inoltre, l’idrogeno è l’unico vettore di energia alternativo rinnovabile che può essere utilizzato in modo sostenibile. La BMW Hydrogen 7 è equipaggiata di un motore endotermico bivalente a 12 cilindri che funziona sia a idrogeno che a benzina. Il propulsore eroga una potenza di 190 kW/260 CV e accelera la berlina a idrogeno da 0 a 100 km/h in 9,5 secondi. La velocità massima è stata limitata elettronicamente a 230 km/h. Nell’esercizio a idrogeno, la BMW Hydrogen 7 può percorrere più di 200 chilometri, mentre nella modalità a benzina offre un’autonomia di altri 500 chilometri. (CHI E’ CHI)
27 Settembre 2007
Milano – La veneta Silvia Battisti e la toscana Stephanie Salvatori sono state elette, rispettivamente le Miss Italia 2007 e Miss Peugeot 2007 nel concorso che quest’anno a Salsomaggiore Terme e Tabiano Bagni ha è stato presentato, con diretta RAI, da Mike Buongiorno e Loretta Goggi. Ad ognuna delle due vincitrici sono state consegnate le chiavi di uno dei premi più ambiti: una 1007 opportunamente personalizzata, vettura che si conferma ancora una volta l’auto ufficiale della bellezza femminile. Ripropone, infatti, molte delle qualità che hanno permesso a Silvia e a Stephanie di primeggiare. L’auto di Miss Italia, in particolare, è unica e inconfondibile: una 1007 Happy 1.4 HDi, grigia con fasce “rosa Cotonella” e con un inedito kit Cameleo rosa mentre sul mercato Italiano Peugeot 1007 è presente con due allestimenti – Happy e Sporty – e quattro motorizzazioni: due benzina – 1.4 (75 cavalli) e 1.6 (110 cavalli) con cambio 2Tronic – e due HDi – 1.4 (70 cavalli) e il nuovo 1.6 da (110 cavalli) con il FAP®, il filtro attivo che elimina le emissioni di particolato. (CHI E’ CHI)
26 Settembre 2007
Cavalli a Versailles. Per gioco o, meglio, per il gusto di una scenografia da sogno che trasforma la pedana dello stilista nello sfarzoso Salone degli Specchi della reggia francese. Si sa, il creatore ama le iperboli. Ma per contro, in questa collezione c’è un nuovo stile morbido e delicato che smentisce i luoghi comuni maculati e sexy del designer più wild. Con i capelli raccolti come un’antenata, le modelle scivolano con eterei abiti di pizzo, crepes e chiffon, dritti e senza punti vita: un po’ Anni ’20. Il generale tono soft è accentuato dal bianco virginale o da colori tenuti e vaporosi come le immagini Anni ’70 del fotografo David Hamilton o di una certa Sarah Moon. In effetti, il nuovo retrò di Cavalli fa più riferimento a questo decennio che all’inizio del secolo. Tanto più, che spesso i camicioni immacolati si mescolano a capi in camoscio che ribadiscono il gusto di Roberto per la pelle. Anche le frange di questi ultimi, tuttavia, non sono quelle classiche e rettangolari da squaw. Ma terminano con un lobo stondato che elimina ogni spigolo/spigolosità, in tutti i sensi. Insomma, delle sue vecchie passioni, Cavalli conserva solo quella per le scarpe alte, lanciando zeppe vertiginose ma col tacco sagomato in una sorta di saetta specchiata. Voltemai qualcuno pensasse che adesso lo stilista vuole trasformare la sua femmina in femminista. “Semmai – commenta il creatore – cerco una nuova sensualità che si esprima attraverso gli occhi, senza “guardare” la televisione”. Zebre e leopardi? Quasi spariti a favore di nuovi fiorellini un po’ provenzali, un po’ Chacharel d’altri tempi. Le piume vamp? Al loro posto sbocciano immensi petali di rose che a cascata ricoprono romantici capi spalla. Mentre, lungo gli orli degli abiti di seta lucida si dipingono infiniti tralci floreali. Ma per carità, non dite che sono rose. Altrimenti Anna Molinari, la stilista di Blumarine che ama definirsi “regina delle rose”, potrebbe avere un soprassalto. Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
L’invito è dedicato a Marinella, quella di De Andrè “volata in cielo su una stella” e vissuta “solo un giorno come le rose”. Roba che viene subito da toccarsi un po’ i cosiddetti, se si è un filino scaramantici. Ma col suo linguaggio poetico, Antonio Marras probabilmente vuole esclusivamente riferirsi alla creatura un po’ incantata che manda su una passerella, non a caso, iridescente di polverina (magica?). La fata dello stilista concettuale – va da sé – non è turchina ma di un grigio specchiato: non indossa certo gonne di tulle, ma kimoni magistralmente tagliati e ricostruiti con intagli e intarsi di plissé. Insomma, da Marras l’incantesimo (della sperimentazione) si rinnova anche questa volta. Con l’aggiunta di pezzi anche molto portabili come la maglieria arlecchino grigia e piatta dietro, a rombi di paillette davanti. Resta la curiosità di capire la natura, quasi soprannaturale, di certi prodigi come quella gonna bianca che da lontano sembra quasi una nuvola di cotone idrofilo. Ma da vicino è un soffice intreccio dei materiali più disparati. Nella cartella stampa leggiamo solo citazioni di Shakespeare e generose dediche a collaboratori, amici, etc etc. Forse meno poesia e un po’ più di prosa aiuterebbe Marras ad essere compreso sino in fondo. Anche da noi che non viviamo tra il Parnaso e l’Elicona. Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
Milano – Fino al 13 gennaio 2008, il San Francisco Museum of Modern Art (SFMOMA) ospita la mostra “Your tempo: Olafur Eliasson”. Organizzata da Henry Urbach, SFMOMA Helen Hilton Raiser Curator of Architecture and Design, questa mostra speciale segna la prima presentazione pubblica e l’unico appuntamento negli Stati Uniti di “Your mobile expectations: BMW H2R project” (2007) la nuova opera dell’artista contemporaneo, Olafur Eliasson, creata nell’ambito del programma Art Car di BMW.
Il progetto di Eliasson trasforma un oggetto dal design industriale avanzato in un’opera d’arte che richiama alla riflessione, critica e poetica, sulle relazioni tra riscaldamento globale e industria automobilistica. La BMW H2R, un’automobile da corsa a idrogeno, è stata sviluppata per battere record di velocità pur perseguendo l’obiettivo di un futuro sostenibile attraverso l’uso di combustibili rinnovabili. Eliasson ha eliminato la carcassa esterna dell’auto e l’ha sostituita con un rivestimento complesso e traslucido realizzato in maglia d’acciaio, pannelli di acciaio riflettenti e numerosi strati di ghiaccio.
“ “La trasformazione della vettura H2R è una potente provocazione al design e un monito sul profondo impatto che il design può avere sulle nostre vite – sottolinea Urbach -. L’artista ci ha fornito un’opera che sfida il nostro modo di intendere l’automobile, aiutandoci a dirigerci verso un futuro diverso. È un esperimento, in realtà è piuttosto un intervento politico, sociale e anche estetico, i cui effetti si percepiranno probabilmente negli anni a venire. È difficile immaginare un posto dove esporre l’opera migliore dell’SFMOMA, situato nel cuore di una regione che riserva uguale passione alla guida e alle politiche ambientali.”
L’automobile di Eliasson coperta di acciaio e ghiaccio, evoca, così come tutto il suo lavoro, molteplici associazioni. Innanzitutto, rispecchia l’interesse dell’artista per i fenomeni naturali e anche il senso di dislocazione e soggezione che essi possono ispirare. In questo contesto, il ghiaccio richiama inoltre la nostra attenzione sull’idrogeno, che a temperature ampiamente inferiori allo zero si liquefa, pronto per essere usato come combustibile, e anche sull’acqua, l’unico sottoprodotto di questo combustibile.
“Il nostro movimento nello spazio genera attrito: non solo la resistenza del vento ma anche attriti sociali, fisici e politici – commenta Eliasson -. Il movimento incide sulla percezione di sé e sul modo in cui noi partecipiamo al mondo. Possiamo considerare il corpo come un contenitore mobile o un veicolo che modifica i parametri di tempo e spazio. Alla guida di un’automobile, ovviamente definiamo anche il modo in cui costruire il tempo-spazio. L’elemento per me interessante nello studio sul movimento e sulle energie sostenibili è l’acuirsi del nostro senso di responsabilità riguardo al modo in cui noi individui navighiamo in un mondo scandito da pluralità e polifonia.”
L’artista Olafur Eliasson Universalmente annunciato come uno dei principali artisti della sua generazione, Eliasson fonde agilmente arte, scienza e fenomeni naturali per creare esperienze multisensoriali che impegnano lo spettatore in una partecipazione attiva. Nato in Danimarca nel 1967 da genitori islandesi, è famoso per le sue affascinanti installazioni “site-specific” (ovvero installazioni peculiari del luogo), che utilizzano la cognizione ottica e ricontestualizzano elementi meteorologici quali luce, vento, temperatura e, soprattutto, acqua, in tutti i suoi diversi stadi. Nel 2003 ha galvanizzato il mondo dell’arte con “The weather project” – un gigantesco sole artificiale installato all’interno della Turbine Hall del Tate Modern, a Londra. Costituito essenzialmente da luce, specchi e foschia, l’avvolgente ambiente ha donato un’esperienza sensoriale superiore, indimenticabile per gran parte dei visitatori. In realtà, per circa 15 anni Eliasson ha realizzato opere altrettanto innovative di proporzioni diverse. Dagli arcobaleni interni alle cascate al contrario, ai caleidoscopi transitabili, le sue straordinarie opere richiedono la partecipazione del pubblico e scandagliano il confine tra naturale e artificiale. Straordinaria e familiare al tempo stesso, l’arte di Eliasson ha una costruzione volutamente semplice ma emozionante da vedere, capace di suscitare reazioni viscerali e profonde volte a intensificare l’esperienza del quotidiano.
Your mobile expectatons: BMW H2R project Dopo oltre due anni di sviluppo e numerosi studi formali ed esperimenti tecnici, “Your mobile expectations: BMW H2R project” ha fatto il suo debutto ufficiale al SFMOMA. È stato costruito in loco, all’interno di un’unità frigorifera di 800 metri quadri, espressamente costruita nelle gallerie di architettura e design del SFMOMA, che conserverà intatta la copertura di ghiaccio dell’automobile. Dopo essere stato coperto con il rivestimento in maglia di acciaio e acciaio riflettente concepito da Eliasson, sullo spoglio telaio dell’automobile sono stati spruzzati circa 2000 litri di acqua nell’arco di diversi giorni, così da creare gli strati di ghiaccio gradualmente. Illuminata dall’interno e splendente nella sua atmosfera di gelo, l’opera finita misura all’incirca 1,50 metri di altezza, 5 metri di lunghezza e 2,50 metri di larghezza. Gli spettatori entrano nell’ambiente in numero limitato, in modo da instaurare un’interrelazione intima, avvolgente e socializzante con l’opera d’arte – un aspetto fondamentale dell’arte di Eliasson.
“L’opera è soprattutto un’esperienza – continua Urbach -. Entri in uno spazio freddo con un ristretto gruppo di persone, quasi una spedizione. Incontri qualcosa che non hai mai visto prima, completamente magica, ma che al contempo è una critica severa e acuta che induce a riflettere.”
Correda l’opera un breve filmato che mostra il lavoro dietro le quinte della squadra di Eliasson impegnata per “Your mobile expectations: BMW H2R project”, e due seminari organizzati da Eliasson nel suo studio berlinese, il primo nel giugno 2006 e il secondo un anno dopo. Oltre 40 studiosi, artisti, architetti, scienziati e altri esperti si sono ritrovati a discutere di questo e di altri progetti di Eliasson e la loro relazione con i diversi temi artistici, sociali, politici e ambientali. Il filmato dimostra inoltre come lo studio di Eliasson, uno spazioso laboratorio con molti specialisti, funga da luogo di ricerca, spazio per dibattiti e sfera di azione sociale.
“Your mobile expectations: BMW H2R project” sarà accompagnato a partire dalla primavera prossima da un libro omonimo interamente illustrato pubblicato da Lars Müller Publishers e raffigurante Eliasson a colloquio con diversi architetti e scienziati.
“Your tempo: Olafur Eliasson” è presentata in concomitanza con una mostra anch’essa organizzata da SFMOMA. Curata da Madeleine Grynsztejn, in stretta collaborazione con l’artista, “Take your time: Olafur Eliasson” (8 settembre 2007 – 24 febbraio, 2008) segna la prima importante rassegna americana sui progetti di Eliasson dal 1993 a oggi e dopo il debutto a San Francisco, si sposterà nel paese toccando, tra l’altro, il Museum of Modern Art, di New York, e il P.S.1 Contemporary Art Center.(CHI E’ CHI) Per ulteriori informazioni al pubblico: www.sfmoma.org – www.olafureliasson.net - www.bmwgroup.com/culture
Questo non è un Vetriolo perchè, c’è poco da ridere. E nemmeno un Punto critico anche se parliamo di stile (in questo caso organizzativo). A titolo personale, anche se penso di dar voce a un sentire collettivo, vorrei solo porre alcuni interrogativi “esistenziali” al sistema, sulla scia del delirio a cui è giunto. Martedì 25 settembre – data indimenticabile – il ritardo delle sfilate ha raggiunto il record di 2 ore. Già in mattinata, nonostante gli show fossero tutti in fiera, la tabella di marcia si muoveva in ritardo di circa 60 minuti. Come se non bastasse, la conferenza stampa di Emma Bonino per commentare il libro di Rita Fatiguso Le navi delle false griffe – fatti e misfatti della globalizzazione, ha generato un ulteriore rallentamento, scontentando chi aspettava la passerella di La Perla. E chi era interessato ad approfondire l’interessante argomento dei falsi. Dopo tre domande, infatti, il Ministro atteso da La Perla ha dovuto correre via per non peggiorare la situazione. Alle 14 chi crede ancora alla puntualità era già da Moschino in perfetto orario. E si è ritrovato ad aspettare un’ora e un quarto. Perchè, bisognava attendere il gotha della stampa che giustamente non voleva perdersi Bottega Veneta, va da sé, in super ritardo. Etro, in calendario alle 15, è iniziato quasi due ore dopo. Anche perchè, raggiungere la location della sfilata (il Palazzo del ghiaccio in via Piranesi) in piena ora di punta ha richiesto come minimo mezz’ora. Da aggiungere “all’over time”. Come se non bastasse, Prada che era in programma alle 18 ma aveva fissato una conferenza stampa alle 17.30, ai giornalisti già in fibrillazione ha comunicato che avrebbe rispettato gli orari. Sicché, presi dall’angoscia, i più hanno saltato Iceberg e Pollini, compressi tra il ritardo generale e la presunta puntualità di Prada. Tanto più che il dubbio era: “Iceberg arriverà ad aspettare due ore e mezza?” perchè, almeno un’altra mezz’ora per andare dal Palazzo del ghiaccio alla Pelota bisognava computarla. E quale record raggiungerà il ritardo da Pollini che è al capo opposto della città rispetto ad Iceberg, anche se vicino ad Etro che sfilava prima della griffe di Paolo Gerani? Il resto della giornata che avrebbe dovuto concludersi alle 20.30 con Anteprima dopo Paola Frani, i 6267 e un Romeo Gigli fuori calendario, ve lo lasciamo immaginare. In tutto questo, a chi non se n’è ancora reso conto, ci permettiamo di ricordare che, quando è finita questa odissea, i giornalisti hanno dovuto iniziare a scrivere i loro articoli. Da consegnare entro le 20, nel caso dei quotidiani. V’immaginate con quale testa? A fine giornata tutti erano esausti e molto sconfortati per aver bruciato un giorno di lavoro soprattutto in coda: in macchina o all’ingresso e persino all’uscita dalle sfilate. Ma qualcuno si sta chiedendo, dove sta andando questo sistema che sembra deflagrato in un caos galattico? Che senso ha procedere in un ordine così sparso, dove il tempo – coordinata principale della nostra esistenza, insieme allo spazio – ha perso ogni regola logica? Persino gli inviti arrivano dopo gli eventi, con la sola funzione di incrementare l’inutile dispendio di carta. Dove ci porterà questa corsa verso non si sa bene cosa? E tutte queste forze in campo che vanno spesso in direzioni contrarie non rischiano di annullarsi vicendevolmente, azzerando tanti sforzi in un sublime non sense? A questo punto, fuori tempo massimo, non sarebbe il caso di tornare a pensare su ciò che si fa, prima di “farlo”? Attendo risposte, il dibattito è aperto. Gianluca Lo Vetro
In questi giorni è ripartita la polemica sul problema dell’anoressia, che tanto aveva fatto parlare il mondo della moda la scorsa stagione. Oliviero Toscani, attraverso le pagine de La Repubblica lancia una nuova campagna pubblicitaria choc con una modella che soffre di questa grave malattia e pesa 32 kg. A Salsomaggiore Terme vince Miss Italia la veneta Silvia Battisti, 1,81 cm di altezza per 51 kg. Indice di massa corporea 16. Sarà che il mondo della moda si rinnova ogni 6 mesi ma possibile che siano già stati abbandonati i trattati, le discussioni, gli interventi sul tema di politici, testimonial e stilisti che solo pochi mesi fa tenevano banco su tutte le pagine dei giornali? A vedere in questi giorni le presentazioni delle collezioni primavera/estate che le griffe ci propongono per la stagione 2008, troviamo ancora una volta una conferma di quanto questo mondo sfrutti qualsiasi argomento quale canale preferenziale per garantirsi “due righe” in prima pagina. Qualsiasi nefandezza, qualsiasi debolezza umana, qualsiasi tragedia che si consumi nel mondo reale, quello che non vive solo di immagine e lusso, diventa uno spunto per comunicati stampa e giustifica un intervento mediatico di personaggi che se no sarebbero lasciati nell’ombra. In questa prima metà di Milano Moda Donna abbiamo visto una moda pensata per donne che non sono reali, per donne che vivono solo nell’immaginario fantastico di stilisti che forse si sono troppo immedesimati nelle clienti che frequentano i loro negozi virtuali su Second Life. Signori , distinguiamo il web.2 dal punto vita! Discerniamo bene la fantasia dalla realtà: micro abiti, micro short, micro gonne, micro costumi, lacci che “strizzano”, oblò piazzati sul rotolino adiposo, pantaloni che si comprimono appena sopra il ginocchio, proprio dove il blocco della circolazione è garantito, schiene nude che lasciano intravedere l’inizio del fondoschiena. Per non parlare dei tessuti e dei colori. Abbandonato il nero gli stilisti regalano colori technicolor e fantasie afro, che di sicuro non donano alle donne. Viene inoltre riportato in auge il plissè, il tessuto meno pratico al mondo, odiato sia dalla casalinga disperata che dalla donna manager che non riesce a sistemarlo nella valigia. Per non parlare dei pantaloni, quasi totalmente assenti da queste passerelle, mentre per la sera si ritrovano gli abiti sirena che donano solo alle stangone. Se è vero che i buyers hanno già acquistato le pre-collezioni a luglio siamo a chiederci cosa ci aspetta nei negozi, ma soprattutto fin dove vuole arrivare questo mondo che non sa più trasmettere valori positivi, malgrado il suo potere di visibilità sia rimasto inalterato nei confronti del pubblico, specie i più giovani. Alla donna “vera”, quella che lavora, quella che passa le ore seduta alla sua scrivania o che si cimenta nei lavori di casa, quella che porta i bambini a scuola e va al supermercato a fare la spesa, quella che viaggia spesso per lavoro e non vuole sentirsi a disagio, non restano più modelli in cui identificarsi, non restano riscontri oggettivi in cui riconoscere la sua personalità. E così anche chi soffre di un disturbo grave come quello dell’anoressia e della bulimia, invece di essere aiutato, si troverà al centro di un’attenzione mediatica che ne sfrutta la tragica immagine perché anche questa è business. Cristiana Schieppati
Max Factor ha firmato un contratto con la supermodel Carmen Kass che è diventata il volto ufficiale della pubblicità del marchio. Durante la sua carriera come indossatrice, Carmen ha sfilato per alcuni dei più grandi stilisti della moda ed è apparsa sulle copertine delle riviste più prestigiose. A Carmen sono state affidate sia la campagna pubblicitaria dei prodotti Max Factor, sia l’interpretazione dei look stagionali proposti dal marchio. In Italia la prima pubblicità interpretata da Carmen è apparsa il 23 settembre in concomitanza con il lancio del nuovo mascara Masterpiece Max.
Krizia presenta una collezione fatta di contrasti che si ispira a tre icone. Louise Brooks, l’immortale Lulù di Wedekind nella versione di Pabst che rivive nei sedutivi abiti da sera, nell’androginia di certi look, negli abiti-scultura, nel gusto delle frange e dei plastron-davantino sapientemente ingenui, nel sapore déco degli accostamenti. Il robot declinato al femminile, Brigitte Helm in “Metropolis” di Fritz Lang: il mito della macchina vivente, il misterioso incanto dell’androide ritorna negli abiti grigi ricamati arricchiti da placche metalliche e nervature argentee. Infine la giovane viaggiatrice che affascinò l’Europa nei primi anni Trenta, con i suoi avventurosi sulle rovine e gli avamposti del Medio Oriente: la seducente Annemarie Sehwarzenbach. A lei sono ispirati camicia bianca e pantaloni comodi, tute, chemisier candidi in cui le pieghe si diffondono dal plastron alla gonna.
STAR CHIC, la linea “easy couture” di Simona Venturae dell’amica Federica de Pompeis (prodotta dalla Super Star Europe società del gruppo ABCI spa di Prato), debutta a PLUSIZE-MILANOVENDEMODA il salone milanese che da alcune stagioni, considerando la significativa evoluzione della morfologia femminile, propone collezioni dedicate alle donne che amano valorizzare curve e rotondità. La collezione STARC CHIC , di ispirazione home wear, è pensata per tutte coloro che non rinunciano al glamour e alla praticità anche oltre la tg.42, la linea prevede infatti looks dal fit per donne che vestono fino alla taglia XXL Tute da Jogging in morbida e lucente ciniglia, impreziosita da dettagli glam come paillettes, borchie e strass. Loredana Martignano Uff.Stampa Info 02.89056826
Una perfetta cadetta della marina in versione beachwear. Questo il look di Elisabetta Gregoraci per la passerella di PIN-UP Stars. La compagna e sposa promessa di Flavio Briatore ha indossato uno dei capi della collezione Cruise che lo stilista Jerry Tommolini ha lanciato in anteprima proprio per questa stagione. E accanto a lei in pedana due cadetti della Marina Militare.
Original Penguin, brand americano leader nell’abbigliamento sportivo, ha annunciato l’ingresso in azienda di James Earp in qualità di European Sales Manager. James Earp, dopo una gloriosa collaborazione con Diesel London Ltd durata 6 anni dove è entrato in veste di UK Account Manager (Diesel Uomo), ha rivestito il ruolo di UK Sales Manager per quattro anni e negli ultimi mesi era a capo di 55DSL UK. Per ulteriori informazioni: Boz Communications Tel. +39 02 4390101 Fax +39 02 4812702
Per l’estate MCM, presenta la sua quinta collezione firmata Michael Michalsky. Nuovi i materiali, nuovi i volumi, nuovi i colori, nuove le textures. Glossy e accattivanti. Da guardare e toccare. Pelle, vernice e techno-fabric si accendono di tonalità. In mille varianti: accoppiati, logati, traforati, rivisitati da finisaggi high-tech.Contrasti optical per linee morbide e capienti personalizzate da dettagli in metallo very cruise. Da XS a XL un must have trasversale rigorosamente griffato MCM
25 Settembre 2007
A metà pomeriggio le sfilate hanno raggiunto un’ora e mezzo di ritardo. I giornalisti in apprensione chiamano l’ufficio stampa di Prada, chiedendo se possono posticipare la conferenza delle 17.30 e la sfilata. Risposta: “saremo puntuali”. I cronisti ringraziano per la comprensione. Poi, naturalmente, anche Prada ritarda. Gianluca Lo Vetro
Per rinnovare la rinomata boutique Cheap&Chic in via della Spiga, la maison Moschino ha organizzato nelle vetrine una proiezione in diretta della sfilata che si stava svolgendo in via Senato. A sfottere la mania delle prime file, tipica del fashion people, una serie di seggiole davanti al negozio con la scritta “front row” sui cuscini. In “queste” prime file, però, non si è seduto nessuno perché, il pubblico si è assiepato sul fondo della strada. Comunque divertito dal valore aggiunto di Moschino: l’intelligenza ironica/l’ironia dell’intelligenza. Gianluca Lo Vetro
Più energetica, meno leziosa, la svolta di Anna Molinari nella collezione Blumarine mette d’accordo – una volta tanto – stampa e compratori. Sullo sfondo di una St. Tropez illuminata dai led, la stilista manda in passerella camicie-spolverino con bordi di pizzo che potrebbero essere miniabiti e brevi kaftani, destinati a diventare i passepartout dell’estate. Nell’estrema semplicità formale della collezione si notano astuzie portabilissime che cambiano il guardaroba senza stravolgerlo. Per esempio, la felpa di paillette portata sulle spalle, sopra un’altra felpa. Come un capo spalla che infonde glamour allo sportswear. Mentre, nel kaftanino c’è un piccolo plastron che riprende i colori accesi dei calzoncini da ciclista (li ricordate? quelli con cui Madonna faceva jogging a Central Park negli Anni ‘90). Ma la vera novità è che le tinte tipiche e quasi stucchevoli di Blumarine prendono forza in una scarica di gialli, aranci e verdi. Una bella iniezione di vitamine che rinnova anche i ricami, altro leit motiv della Regina delle Rose. Così, i bordi-gioiello si illuminano di sferette gialle che potrebbero essere mimose: fiori, diciamo così, un po’ più femministi delle rose tanto amate da Anna. Le perle assumono un tono più maschile applicate sul gilet da portare a pelle. E anche quando i toni si fanno più tenui, entrano in scena il verde acqua e il turchese delle fantasie di paillette lievemente psichedeliche. Memoria delle notti brave al Pirata della Costa Azzurra. Caricato anche dalla musica disco Anni ‘80 e dalle belle modelle con tutte le forme al posto giusto, il pubblico esce con una buona dose di buonumore, retrogusto sempre più raro dopo una sfilata. Mentre, gli amici della stilista si augurano che questa passerella effervescente sia l’espressione di una ritrovata joie de vivre di Anna a un anno dalla scomparsa del marito. Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
Le sete (lavate?) e stropicciate non brillano a sufficienza. I jersey paiono modesti. E le modelle avanzano con un’acconciatura frisé un po’ troppo Festivalbar per la maison. Nell’ultima collezione di Gianfranco Ferrè non c’è già più l’impronta dell’architetto. Certe forme esasperate, come quelle dei pantaloni con immense scampanature, restano le sue. Anzi, in alcuni capi tipo i tubini a strisce di rettili, c’è addirittura – e già – un amarcord del suo passato. (Vedi la collezione Africa.) Ma i materiali paiono un po’ troppo poveri per il gusto prezioso dell’architetto. Anche la camicia con scollatura percorsa da un nastro rigido non si libra nell’organza rarefatta, sigillo di fabbrica. Per non dire, che nei dettagli si nota l’assenza di quella passione per il particolare-gioiello per cui Ferrè non avrebbe mai lasciato il tirello di una zip nudo e crudo. La mano più autentica dell’architetto si riconosce negli abiti bustier fittamente ricamati a cannette d’oro e fermati sulla schiena nuda solo da due grandi elastici. Non a caso, scelti per la foto di release. Ma poi tornano in passerella vestiti di tulle plissettato che… boh!?! Nelle prime file della sfilata s’incrociano le scuole di pensiero: “lo stilista non avrà fatto in tempo a dare la sua zampata finale? Qualcuno avrà già cercato di semplificare il gusto aristocratico dell’architetto che era il suo punto di forza, ma anche il limite commerciale?”. A dire il vero, certi compratori plaudono questa svolta. Anche se, comunque, lamentano l’assenza di quelle “cose che facevano domandare quando le metti?, facendo al tempo stesso tanto Ferrè”. Inutile infierire su una collezione di transizione turbata da dolori e lutti delle ben note vicende. Tanto più, che è già stato designato l’erede di Ferrè: Lars Nilsson, ex creatore di Nina Ricci.
Milano – Non saranno certo le temperature polari a frenare la passione per il bicilindrico di Milwaukee. Ogni stagione dell’anno è una buona occasione per vivere il mito Harley-Davidson con le personalissime proposte del catalogo MotorClothes, interpretazioni che anticipano le tendenze del momento e soddisfano ogni stile. Harley-Davidson propone per l’autunno e l’inverno 2007 la collezione “Holiday”, interamente dedicata ai sapori stagionali e allo spirito festoso del periodo. Si tratta di un’accurata selezione di capi d’abbigliamento ed accessori evocativi della mitica cultura oltreoceano, per non perdere mai di vista il mito Harley-Davidson, nemmeno a Natale…………(CHI E’ CHI) Per informazioni PRESS OFFICE HARLEY-DAVIDSON & BUELL
PAOLA GIAMMINOLA SENIOR ACCOUNT P.BLE +39-349-1523060
MARTA TREZZI ACCOUNT P.BLE +39-349-1522567
WWW.GEDDAPARTNERS.COM
24 Settembre 2007
Il percoso di Moschino Cheap and Chic, si esprime con grafiche street art su forme e tessuti couture. Silhouette corte e voluminose, con prevalenza di abiti e gonne, sono realizzate con tessuti e lavorazioni preziosi come l’organza nylon-seta, le micro paillettes iridescenti e le ruches. Capi bon ton, come la classica gonna a pieghe, hanno la ‘funny face’ (faccina che ride) stampata a spray. Per gli accessori, da evidenziare, borse con ‘funny face’ e cuore spruzzati, calzature in neoprene con dettagli di vernice.
Peccatrice ma impeccabile nel suo charme francese, l’icona belle de jour dall’omonimo film di Luis Buñuel in cui Catherine Deneuve interpreta una donna raffinata e borghese ma nello stesso tempo passionale e seducente, ispira a Valeria Marini l’idea di un corpo vestito diversamente dall’animo. Del guardaroba della belle de jour resta solo il concetto della doppia vita. Intriganti chiffon si illuminano con la nuova stampa dell’iper diamond: il borghesissimo solitario, talmente ingrandito e smisurato da fuoriuscire dal tessuto dei capi; sui quali, grazie alle nuove tecniche di stampa digitali, restano solo i bagliori della pietra più preziosa.
Dolci, a uovo e fermati al ginocchio da un nodo languido, i nuovi pantaloni di Armani non sono né classici e lunghi, né giovani e corti: disegnano una sorta di gonna-pantalone che però non sembra una gonna. In questo gioco di contaminazioni strutturali che rinnova la metà inferiore della silhouette della donna Armani, un solo dato è certo: siamo ancora al Sud. Là, dove avevamo lasciato lo stilista la scorsa estate, quando aveva teorizzato un’eleganza maschile ispirata alla Sicilia. Fedele alla sua filosofia di non rivoluzionare tutto ogni sei mesi, il creatore persevera sulla latitudine della Trinacria ma ne affina l’aspetto che vuole valorizzare: la calma. O meglio, “l’elogio della lentezza” che diventa un messaggio comportamentale, oltre che estetico, in linea con la filosofia dell’omonimo libro di Lothar J. Seiwert, Sette passi indietro per trovare il tempo che non pensavi di avere (Sperling/Frassinelli ed., 2004). Andiamo per gradi. ALL’OMBRA… Le modelle avanzano con sandali piatti, già simbolo di un passo rilassato. I tessuti – ça va sans dire - scivolano soffici nei più classici colori/non colori armaniani: dal mastice al grigio terroso. Sfumature, quasi ombre, dove infatti si riposa e ci si rifugia nelle zone più assolate. Alla notte illuminata dalla Luna, invece, sono rubate le tonalità blu e verdi di certe stampe astratte. E in questo caso, dalla “zona” ci si trasferisce al “tempo” del relax. A ricordarci che siamo al Sud, c’è il motivo della rete che diventa ora gonna, ora sciarpetta, ora coprispalle. E sempre una veletta con la forma del fazzoletto nero delle vedove sicule, la trama quadrata della retina di Tina Pica, ma uno scintillio da dea. Inutile cercare l’esplicita citazione etnica e men che meno il folk, lungi mille miglia dal gusto sublimato di Armani. Persino gli abiti di un profondo nero che potrebbero evocare la Lupa di Verga, si distillano in una cascata di bagliori. Così, come lo scialle del costume siciliano, alleggerito in giochi effetto filet, si illumina in gonne lunghe. SLOW SUD Superfluo porre l’eterno quesito “ma questi pantaloni saranno donanti per la donna?”. Armani, un tempo molto suscettibile, previene la domanda. Anzi, ci ride su e provoca: “Se le donne non hanno delle belle gambe, non si metteranno queste braghe”. A questo punto, però, è chiaro che Re Giorgio, tra vestiti che potranno piacere e non piacere, forme donanti o non donanti e via dicendo col de gustibus, attraverso questa collezione, più che una moda, intende lanciare un approccio alla vita. Calmo. Conseguentemente, più riflessivo. E Dio solo sa se non c’è bisogno in tutti i settori di fermarsi un attimo a pensare su cosa stia succedendo. Per certi versi, questa scelta estetica si potrebbe ribattezzare “slow Sud”, facendo riferimento alla cucina a base di eccellenze da gustare in meditazione: in antitesi al mordi e fuggi del fast food dai sapori omologati. Il tornasole di questa filosofia? I preziosismi che trasuda la collezione. E la tenacia con cui Armani difende le sue posizioni, ben conscio che siano di nicchia. “E’ il mio lusso!”, esclama lo stilista. E coi fatturati che fa, se lo può permettere. Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
Bentornate paillette! Francesco Martini Coveri ha una gran voglia di passerelle gioiose e di donne che strappino magari un fischio a qualche ragazzotto. (Se ce ne sono ancora di disponibili a questo apprezzamento un po’ da marinaio.) E allora, musica! Il juke box in scena suggerisce subito che siamo negli happy days con le gonne a ruota, ma rivedute e corrette nelle lunghezze brevi. Allegri, però, erano anche gli Anni ‘80, proprio quelli in cui Coveri s’impose con le sue paillette. E allora rieccole, quelle “pastigliette della felicità”. Anch’esse riviste in formato micro e modernizzate da profili di grosse pietre quadrate nelle casacche dritte. Che possono essere pure mini abiti da far scendere sulla spalla. Già, ma di giorno? I tubini più giusti sono un po’ a trapezio con un gioco d’intarsio geometrico che, a ben vedere, è l’EC della griffe trasformata in fantasia. La sera, tuttavia, fa la parte del leone nel guardaroba della donna Coveri che sembra avere tutte le intenzioni di passare più tempo a divertirsi. Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
E’ sempre di una progettualità inappuntabile la sfilata di C’n'C, linea giovane di Costume National disegnata da Ennio Capasa. Il creatore che, non a caso, ha una formazione da architetto, questa stagione elabora la formula dello sport decò. Un nuovo stile leggerissimo che unisce il comfort dell’abbigliamento tecnico da palestra all’estetica degli Anni ‘20/30. Il che, tradotto in vestiti, significa una raffica di abitini dritti con spalline che ricordano le canotte da vogatore ma giochi di tagli e intarsi da tubini Anni ‘20. E se nei pantaloni lo sport decò si traduce in tute da jogging di chiffon, negli accessori ispira il geniale zainetto-guardaroba con la forma di una pochette di bachelite color avorio. Ma da portare appeso alla schiena con le tracolle, per infilarci il giubbotto che tra le mani impiccia sempre. Dettaglio-chicca: il ventaglio che penzola dalle immense sacche per farsi fresco. “L’aria condizionata pret-à-porter”, scherza Capasa. Ma più che altro, il tocco retrò che puntualizza lo spirito d’altri tempi di questo progetto, senza inficiarne la profonda contemporaneità. Il Punto Critico – Gianluca Lo Vetro
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