Moda e tendenze
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  • GlyboardCorse_nero_dettagliocerchione_low

    Nato dalla partnership tra il marchio TwoDots e la  casa automobilistica, scende in pista Glyboard Corse, il nuovo hoverboard ispirato all’inconfondibile stile Lamborghini, disponibile dal 23 marzo, ma prenotabile da subito sul sito http://www.twodots.it/lamborghini/ Dai cerchi in alluminio alle celle esagonali del motivo delle pedane, il  dispositivo rappresenta l’iconicità e l’aerodinamicità delle automobili Lamborghini. Dotato […]

  • m02_bg

    Herbert Diess, considerato dai più un giocatore di poker, a 59 anni, è arrivato ad essere capo del colosso tedesco dei dodici marchi.   E’ stato in Bmw per 19 anni dove – forse – sperava di diventare il numero uno, ha diretto due fabbriche, la divisione moto, si è occupato di produzione,di acquisti, prima […]

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    L’isola di Wight, cantata dal gruppo musicale italiano dei Dik Dik negli anni ‘70 in un disco di successo, dovrebbe diventare presto energeticamente autosufficiente, alimentata da fonti rinnovabili, quasi a tradurre in concreto la parte sicuramente condivisibile dell’ideologia degli stravaganti “figli dei fiori” (altrimenti detti “hippy”) che colà si radunavano.   Per adesso, sempre nell’arcipelago […]

  • The-Merchant-of-Venice_via-Brera-4_Milano

    Una mostra al Vittoriale con la scenografia di Pier Luigi Pizzi e una capsule The Merchant of Venice con “I profumi di D’Annunzio”   E’ un dubbio sentimentale quello che il “Breviario mondano” (Mondadori) pone a proposito dei cacciatori di femmine seriali, gli insaziabili (o quelli che insaziabili vogliono apparire), i vagabondi “ pellegrini” dell’amore: nel linguaggio […]

  • "Love Addict" : Paris Premiere At Cinema Gaumont Marignan In Paris
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    Shiseido Group è lieta di comunicare il rafforzamento dell’organizzazione del Gruppo cosmetico con l’inserimento di Francesca Forfori nella divisione Shiseido Prestige in qualità di Brand Manager Make Up Brands. A lei fanno capo i reparti Marketing, Sales e Training dei Makeup Brand NARS, LAURA MERCIER e BARE MINERALS.   Classe 1974 e una laurea in […]

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  • Senza titolo

    L’abbronzatura conserva il suo appeal e non solo per ragioni estetiche. I raggi solari, infatti, rappresantano una fonte di Energia che influenza positivamente molte funzioni dell’organismo. Quindi, sì al sole, ma con i dovuti accorgimenti per “addolcire” l’impatto dei raggi UV sul l’epidermide e neutralizzare il photoaging. Oggi le formulazioni Soleamore sono in grado non […]

  • Schermata 2018-04-18 alle 11.44.49

    L’estate ormai è alle porte e Lancôme è pronta ad inaugurarla con la collezione Summer 2018.   E’ il trend più scintillante del momento…Nel 2018, l’Arte del Glow è una delle principali ossessioni delle appassionate di beauty, che ne stanno esplorando ogni sfaccettatura: Il Glow Naturale, che consiste nel creare una leggera luce su tutto […]

  • Glow_Formula_Skin_Hydrator50ml.JPEG

    Dopo diversi studi, i chimici Kiehl’s sono lieti di presentare una nuova formula, al 95% di origine naturale: Kiehl’s Glow Formula Skin Hydrator, che migliora visibilmente la luminosità naturale della pelle giorno dopo giorno. Questo idratante regala istantaneamente un colorito splendente grazie ai minerali contenuti nella formula. Aumenta la luminosità del viso mentre svolge nel […]

  • da sx Morena, Marta, Monica Fabbri

    Marlù nasce, “since 2001”, da creatività, idee e capacità di realizzarle della tre sorelle Fabbri: Morena, Monica e Marta. Tre donne, imprenditrici di successo, madri e mogli, che hanno saputo esprimere tutta la loro sensibilità e passione femminile, in un nuovo modo di pensare e proporre gioielli. 17 Store monomarca, 8 space, 1200 punti vendita multibrand […]

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    Marina Militare Sportswear, il brand di proprietà della Marina Militare, annuncia un nuovo piano di espansione e un grande progetto digital. Il prossimo 30 marzo aprirà infatti il primo Virtual Store a Roma all’interno dell’Aeroporto di Fiumicino: un futuristico negozio “parlante” che racconta, mostra e invita all’acquisto fino a concludere l’ordine, tramite computer, ipad o smartphone […]

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    Il Gruppo Lunelli ha presentato a Vinitaly un progetto ambizioso che vuole rendere Bisol, sempre di più, un punto di riferimento nel mondo del Prosecco Superiore.   Bisol da oggi si racconta al mondo con una completa revisione della gamma prodotti e dell’immagine della marca, che sottolinea il grande legame con il territorio e la […]

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    Un tempo c’era Franco Baresi, in un Milan ben più grandi di quello odierno, che alzava la mano per indicare alla terna arbitrale un fuorigioco. E anche se il fuorigioco non c’era qualche volta l’arbitro ci cascava e fischiava.   Leonardo Bonucci, capitano del misero Milan di oggi, forte del suo gran nome di battesimo, […]

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  • KOULIBALY (@getty)

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mercoledì, 30 agosto 2017

LYDA BORELLI: UNA MOSTRA A VENEZIA A PALAZZO CINI E UN LIBRO

di Luciana Boccardi
Lyda Borelli in Salomè, 1910 circa. Fotografia Varischi e Artico. Siae-Burcardo, Roma

Lyda Borelli in Salomè, 1910 circa. Fotografia Varischi e Artico. Siae-Burcardo, Roma

Assistendo a una rappresentazione di Manon Lescaut, che alla fine dell’opera muore tra le braccia di Des Grieuyx salvando il suo grande amore: “…ma l’amor mio non muore” , Mario Caserini , il giovane regista che sarebbe diventato uno degli autori più apprezzati del cinema muto che si affacciava allora nel panorama della cinematografia in evoluzione, immaginava di realizzare un film proprio con quella frase come titolo. Cosa che accadde nel 1913 con la produzione del film che avrebbe dato il via non solo alla sua carriera folgorante, ma a un modo di comportarsi, di palesare le proprie emozioni, sull’onda di gesti e sguardi languorosi esasperatamente espressivi che la protagonista, Lyda Borelli , dispensava senza economia nel film con svenimenti e languori che vennero consegnati alla storia con il nome di “borellismo” indicato anche dal Panzini nel suo dizionario per raccontare appunto il decadentismo dei gesti, l’abbandono amoroso, il linguaggio del corpo che Lyda Borelli, già attrice di prosa di successo trasformò in comunicazione spettacolare, in “moda”. Tanto grande fu il successo del film di Caserini da suggerire a poeti e critici, musicanti e disegnatori , battute a tratti irriverenti , ironie, commenti che con Petrolini divennero motivo di spettacolo a sua volta. Indimenticabili i famosi versi del comico che nel suo “Ma l’amor mio non muore”, canta “Tutto muore quaggiù: muore l’insetto, muore il cane , il cavallo ed il cammello; muore il rospo, la pecora, il capretto, muore il pesce, il mammifero e l’uccello. Muore la pianta, la radice, il fiore, ma l’amor mio… ma l’amor mio non muore!”.

 

Per la Borelli, già famosa come attrice di prosa, quel film decretò il suo divenire “diva del muto” Era stata scelta dal regista proprio per quelle sue interpretazioni enfatiche, per il suo identificarsi totale con le espressioni di dannunzianesimo, le pose da “Salomè”, i gesti eccessivi che hanno dato forma al verbo “borelleggiare” citato dal Panzini nel suo dizionario di italiano. Era il tempo della decadenza cantata da D’Annunzio, la fase finale del Liberty, e l’esasperazione dei gesti languorosi corrispondeva alla forza d’attrazione che la Borelli, primadonna del teatro italiano di quel primo Novecento , aveva sul pubblico contrastata dall’altra primadonna in lizza, Francesca Bertini, meno “liberty”, meno sofisticata, meno surreale nell’avvitarsi languidamente a una colonna, alle tende, a un uomo impacciato e imbarazzato da cotanta gestualità, ma comunque grande protagonista della cinematografia nascente. Lyda Borelli garantiva a un regista la spettacolarità: Il suo viso affilato, la sua espressione dolorosa e sensualissima, la sua abilità di attrice consumata (aveva iniziato quasi bambina nella compagnia dove lavoravano anche i suoi genitori e la sorella, tutta gente di teatro), si imponeva sul pubblico non solo in Italia ma nel mondo dove raccolse successi esaltanti. Il successo accompagnava ormai ovunque la giovane Lyda (era nata in provincia di La Spezia il 22 marzo 1887) che riscuoteva ammirazione sia dal pubblico femminile che maschile, facendo innamorare pazzamente uomini di ogni censo che lei quasi non prendeva in considerazione dichiarandosi appagata dal suo vero amante, il suo pubblico. “ Se mi innamorassi – ebbe occasione di dire – mi butterei a capofitto in quella avventura e lascierei tutto , ma proprio tutto, per stare accanto al mio amore”.

 

Fu così in effetti perchè Lyda, divenuta diva assoluta , regina del suo tempo, improvvisamente si innamora di un giovane imprenditore ferrarese, aitante ufficiale di cavalleria, ritenuto uno degli uomini più ricchi d’Italia, Vittorio Cini, e nel 1918, si sposa (in quell’anno nascerà il primo figlio, Giorgio) e dice addio a Lyda Borelli attrice, sulla quale stende il velo dell’oblio totale, per diventare a tutti gli effetti la signora Lyda Cini. Ad allontanarla definitivamente dal mondo del teatro e dell’arte ci avrebbe pensato il marito, futuro conte Cini, acquistando e facendo distruggere tutti i film girati dalla moglie come anche ogni possibile documento di riferimento . Di Lyda Borelli, alla quale erano concesse tutte le ricchezze possibili il mondo dell’arte non si sarebbe occupato più, né le cronache mondane che la vita ritiratissima di Lyda sapeva tenere lontane. (Né – diciamo noi – fotografo o giornalista di gossip avrebbe osato sfidare la volontà del potente conte Cini che voleva annullato il passato della moglie. Dopo una vita trascorsa tra iniziative di immensa portata per l’Italia e sponsorizzazioni culturali di grande lungimiranza (ad esempio la Fondazione “Giorgio Cini” voluta per celebrare la morte del figlio Giorgio, caduto con l’aereo mente salutava la fidanzata Merle Oberon ), il conte Cini, alla morte della moglie avvenuta dopo lunga malattia a Roma nel 1959, volle ricordare il suo passato di attrice – arbitrariamente (ma forse anche con la complicità di Lyda) cancellato – realizzando a Bologna la Casa per artisti “Lyda Borelli” dove vengono tuttora ospitati artisti , cantanti, personaggi di spettacolo in condizioni difficili.

 

“Bellissima, attraversa la scena come un giglio, sa puntare due occhi appassionati folgorandoti per tenerti poi a debita distanza, alta, sinuosa, sensualissima” : di lei i racconti quasi leggendari del primo Novecento si sprecano salvo rare penne ribelli (come quella di Gramsci) che pur confermando il fascino irresistibile della Borelli, sottolineavano una sua assenza di personalità drammatica. “Non esce mai dal suo personaggio – è l’accusa che le muove una certa critica senza soffermarsi però sul fatto che proprio questa era la grande qualità della diva. La forza di Lyda Borelli era nell’affermare ciò che voleva si cogliesse in lei_una, nessuna, centomila .

 

Personaggio interessante e pieno di sfaccettature, la Borelli oggi viene ricordata con una mostra che rappresenta la prima “riproposta” storica di Lyda Borelli – soprattutto artista di teatro – dopo una vita dedicata ad annullarne tempi e storie. La Mostra “Lyda Borelli – primadonna del Novecento” , allestita da Maria Ida Biggi, direttrice dell’istituto per il Teatro e il Melodramma in Palazzo Cini, a Venezia, dove la Borelli abitò dopo le nozze con Vittorio Cini – si avvale di foto e documenti rari forniti dalla famiglia, dipinti, qualche vestito (ricostruito nell’atelier veneziano di Stefano Nicolao). Alla Mostra, che ospiterà anche proiezioni di alcuni film recuperati, fa da corredo esauriente e importante il libro curato da Maria Ida Biggi (con i contributi di Maria Dolores Cassano e Marianna Zannoni e la partecipazione di Domizia Alliata). Un altro dei momenti importanti che si aggiunge alle proposte e ricerche condotte dall’Istituto del Teatro e del Melodramma della Fondazione, fiore all’occhiello dell’universo colto e informatissimo che dall’isola di San Giorgio, a Venezia, con la presidenza di Giovanni Bazoli, porta nel mondo la voce della cultura di ieri e di oggi.

 

“Ero un bambino quando mia nonna ci lasciò – ricorda Giovanni Alliata di Montereale, del Consiglio Generale della Fondazione “Cini” ( figlio di Yana , una dei quattro figli di Lyda Borelli, unico nipote che vive tuttora a Venezia) – Di lei mi resta il ricordo di una grande dolcezza e della sua passione infinita per i fiori che coltivava con amore nella nostra villa romana sull’Appia Antica . Il primo giorno di ogni mese, mio nonno, Vittorio Cini , andava a Ferrara, in casa Cini e alla tomba di famiglia alla Certosa, per ricordare gli anniversari del figlio Giorgio (morto il 31 agosto1949 ) e della moglie, Lyda Borelli (morta il 2 giugno 1959). Spesso quando ero a Venezia lo accompagnai in questa trasferta affettuosa”.

 

Il libro è dedicato “ A Lida Guglielmi , che ha sentito intensamente il desiderio di conoscere il valore artistico di sua nonna, Lyda Borelli”.

 

Mostra a Palazzo Cini – Venezia – dal 1 settembre 2017  al 15 novembre 2017 

E presentazione del libro di Maria Ida Biggi: “Il teatro di Lyda Borelli”

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