Motori
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lunedì, 13 febbraio 2017

NON SI VINCE ALLA ROULETTE RUSSA

di Carlo Sidoli
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Credo che a pochi o a nessuno faccia piacere apprendere che molti dei nostri giovani si dedicano alla “roulette russa”. Questo gioco, se così si può definire, consiste nell’impugnare una rivoltella a tamburo (“revolver” in inglese, tipo quelle del Far West) a sei colpi e introdurvi una sola pallottola. Poi il giocatore dà un colpetto per far ruotare velocemente il tamburo in modo che non sia nota la posizione del proiettile rispetto alla canna, infine si punta la pistola alla tempia e preme il grilletto. Una scena che è stata proposta anche in alcuni film drammatici, come ne “Il cacciatore” con Robert de Niro, per la regia di Michael Cimino. Pare che uscirne vivo dia una scarica adrenalinica molto intensa.

 

Ci sono alcune varianti della “roulette russa”, come l’alternarsi con altri concorrenti dopo ogni colpo andato a vuoto (quando non va a vuoto, il gioco finisce subito); oppure si può tirare due volte di seguito, eccetera. Ma per quello che ci interessa c’è anche la possibilità di introdurre nel tamburo due pallottole anziché una, per rendere il gioco più emozionante. Si raddoppiano così le probabilità di farsi saltare il cervello ogni volta che si preme il grilletto, che passano da un sesto a un terzo. O, se volete, le probabilità di sopravvivere scendono da cinque sesti a due terzi. Se nel tamburo s’inseriscono tre pallottole le probabilità di morire equivalgono a quelle di sopravvivere, come se si giocasse a “pari o dispari” o “testa e croce” con la morte. Immagino che non si vada oltre con i proiettili per non avvicinarsi alla quasi certezza di rimetterci la pelle. E invece no; quei nostri ragazzi e ragazze di cui sopra, talora inseriscono nei fori del tamburo quattro pallottole e forse anche cinque, lasciando solo un lumicino di speranza alla vita che pure dovrebbe presentarsi spalancata davanti al loro futuro. Poi, se qualcuno di loro va all’altro mondo, non credo che si possa parlare di “tragica fatalità”, come invece facciamo o ci capita di leggere sui giornali quando si tratta di quell’altra “roulette russa”, in tutto simile al gioco col revolver, che (fuori di metafora) si gioca tutti i fine settimana sulle strade italiane. Al posto della pistola c’è l’automobile, un oggetto di per sé innocuo e anche piacevole da maneggiare e che prevede, per l’uso, un’abilitazione che si chiama patente, parallela al porto d’armi.

 

Ma veniamo ai proiettili. Nel 1970 cantava Lucio Battisti “guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire” (“Emozioni”) e questo potrebbe equivalere a una pallottola nel tamburo di un revolver di tanti anni fa. Oggi invece abbiamo le “stragi del sabato sera” che si ripropongono puntualmente, anche se le statistiche (per quello che valgono) le danno in calo; come a Guidonia domenica 5 febbraio, con quattro morti, tutti neanche ventenni. Non sappiamo cosa metterà in luce l’inchiesta, ma possiamo fare un elenco di “pallottole” che trovano posto nel tamburo della “roulette russa” del sabato sera. La prima, che non lascia dubbi, è l’orario (le quattro del mattino di domenica), per quanto ciò può influire negativamente sui riflessi del guidatore al termine di una nottata movimentata. Poi, quelle famose probabilità di cavarsela diminuiscono se si aggiungono le pallottole dell’inesperienza (neopatentati), dell’imprudenza (velocità e sorpassi), dell’esibizionismo (gare e sfide), eccetera. Troppo spesso il tamburo del revolver è pieno di proiettili e non c’è modo di uscirne vivi. Riflettiamo un attimo: se anche quei quattro ragazzi fossero arrivati a casa e avessero continuato a vivere, non si sarebbero resi conto di aver partecipato a un gioco mortale. Anzi probabilmente, avrebbero agito allo stesso modo nei successivi fine settimana.

 

La “legge dei grandi numeri” insegna che all’aumentare delle prove la probabilità va a coincidere con la frequenza. Come dire che, giocando ogni weekend alla “roulette russa”, magari non la prima volta o la seconda e nemmeno la terza, ma nel giro di qualche settimana si perde sicuramente; spesso coinvolgendo negli incidenti qualche innocente che non partecipava al gioco.

 

 

 

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