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Nov 15 FARADAY VA CHIUSO IN GABBIA

di Carlo Sidoli

In una recente intervista, il nostro professor Giorgio Parisi, recente Premio Nobel per la Fisica, ha raccontato un aneddoto noto in certi ambienti, ma forse sconosciuto ai più. Ne esistono diverse versioni che differiscono soprattutto a proposito di chi fosse il personaggio politico che visitò il laboratorio o assistette a una conferenza di Michael Faraday nei primi anni del milleottocento. Si narra, dunque, che un noto uomo politico britannico, a proposito di una delle tante invenzioni dello scienziato (peraltro autodidatta, come Guglielmo Marconi), abbia chiesto a cosa servisse. Al che Faraday rispose: “Non lo so, ma prima o poi ci metterete delle tasse sopra”. Ottima e divertente considerazione che da un lato sottolinea l’utilità della Ricerca che, anche se apparentemente fine a se stessa, può portare a invenzioni utili destinate a rivelarsi indispensabili e dall’altro lato evidenzia la voracità dei governi che approfittano di tutto per incassare; il che sarebbe anche inevitabile e accettabile se il ricavato andasse a prevalente beneficio della collettività. Forse che Farday stimasse i politici così poco da immaginarli capaci di mettere in atto una “democrazia” dove un migliaio di parlamentari “esentasse”, super pagati e nullafacenti, ma terrorizzati dal timore di non essere rieletti, sostenesse un governo eterogeneo composto da fazioni opposte e presieduto da un abile tecnico non eletto? E che le tasse le dovessero pagare i cittadini e le imprese quando fruiscono dei benefici derivanti dalle invenzioni dei ricercatori? Troppa fantasia caro Faraday, non potrà mai succedere; non è forse vero che comanda il Popolo e vige la Costituzione? Certo che se s’instaurasse uno “stato di emergenza permanente” (sanitaria, migratoria o ambientale? Meglio sanitaria, con le altre non si bloccano le elezioni) e si riuscisse a rimbalzare da un “semestre bianco” all’altro……. Ma non lavoriamo troppo con l’immaginazione e torniamo alla realtà contestuale. Tanto più che la previsione di Faraday era sbagliata, come dimostra il fatto che proprio la più recente conseguenza dei suoi esperimenti di elettromagnetismo, cioè l’auto mossa da motore elettrico (EV, Electric Vehicle) non viene tassata o comunque è gravata da molte meno tasse delle diffusissime consorelle a motore endotermico (ICEV, Internal Combustion Engine Vehicle). Così diffuse da non essere stato possibile trovare qualche auto elettrica per il corteo di 85 vetture che ha accompagnato il presidente USA Joe Biden al vertice G20 di Roma e neppure per i giretti delle consorti accompagnatrici in vacanza premio e per il trasferimento dei VIP alla Fontana di Trevi per la cerimonia propiziatoria del lancio della moneta. L’aggettivo superlativo “diffusissime” riferito alle ICEV spiega la decisione di agevolare chi ha scelto di passare alle EV. Finché le auto elettriche saranno un’esigua minoranza (almeno in Italia) potranno venire incentivate, così ci si merita anche una medaglia al valore ecologico. Infatti è (stata) una gara a togliere la tassa di proprietà e a dispensare “ecobonus”; le assicurazioni fanno sconti speciali, le municipalità offrono parcheggi e corsie preferenziali, eccetera. Mettiamo poi in conto che l’energia elettrica necessaria per i rifornimenti è molto meno tassata del combustibile delle pompe di servizio. Ma lasciamo che la diffusione delle automobili elettriche incominci a “disturbare” l’enorme flusso di denaro che arriva alle casse dello Stato dal comparto automobilistico (in Italia circa 75 miliardi di Euri l’anno) e scatteranno le contromisure, cioè l’eliminazione delle agevolazioni e gli aumenti sull’energia elettrica. Probabilmente ci sarà una differenziazione tra i kWh per le automobili, quelli per l’industria e quelli “domestici”, ma è certo che tutto il settore subirà uno scossone. Le avvisaglie di una stretta fiscale (molto indolore) vengono perfino dalla Norvegia, il “Paese delle auto elettriche”, dove il governo intende introdurre una tassa sul prezzo di acquisto delle EV di lusso (oltre i 60.000 Euri) sotto forma di un’imposta IVA al 25%. Vuoi vedere che Faraday aveva ragione? 

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