Moda e tendenze
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lunedì, 22 giugno 2020

INTERVISTA ALL’ONOREVOLE MARIASTELLA GELMINI: MODA E POLITICA DEVONO FARE INSIEME UN PASSO AVANTI. LAVORARE NELLA MODA? CHISSA’ MAGARI UN DOMANI…

di Cristiana Schieppati

Mariastella Gelmini è capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati. La sua passione per la moda e per la valorizzazione del talento e della creatività l’hanno portata a varare un piano speciale per il Made In Italy che ha presentato al Governo. In questa intervista, realizzata mentre viaggiava in macchina da  Roma  a Milano, ci trasmette un messaggio costruttivo per un dialogo tra moda e politica e ci svela i progetti concreti per  il futuro dei nostri giovani stilisti.

 

 

La politica ama la moda?
 

 

 

La politica ha sempre snobbato la moda ma lei ce l’ha sempre fatta da sola ed è sempre stata autosufficiente. Purtroppo con l’emergenza Covid  19,  che non ha  risparmiato nemmeno questo settore , ci sono diverse problematiche da affrontare. Il calo della domanda, le difficoltà dei rivenditori italiani, lo stop degli eventi. La Camera Nazionale della Moda ha deciso di spostare le sfilate della moda uomo di giugno a settembre durante la Fashion week dedicata alla donna. Decisioni difficili dettate dall’emergenza, ma necessarie. Oggi quindi il rapporto tra moda e politica si deve intensificare. Il Parlamento non deve dimenticare, ed io lo faccio spesso presente in commissione , che quando parliamo di fashion non parliamo di un settore frivolo o marginale,  ma della seconda industria italiana, con 95 miliardi di euro annui di fatturato, con circa 67.000  tra piccole medie imprese, artigiani e commercio e 600.000 lavoratori. Tutti loro meritano di ripartire e chi è al Governo ha il dovere di tutelare e supportare questo comparto.

 

 

Il Made in Italy che valore ha nell’Unione Europea?
 

 

Se guardiamo ai numeri europei, l’industria della moda italiana, oltre ad essere ambasciatrice  del saper fare italiano e della nostra identità, ha una valenza culturale importante. Siamo i primi  in Europa con il 41% della produzione,  contro l’11% della Germania e l’ 8 % della Francia. Quindi abbiamo un primato incredibile, nonostante i nostri marchi vengano poi acquistati dai francesi, e quindi dobbiamo difendere questo patrimonio. Io credo che sia una lacuna da colmare il fatto che quando presentiamo un piano industriale ci occupiamo di tutto tranne che dell’abbigliamento, del design, dell’innovazione e della creatività. Quest’ultima deve essere a pieno titolo un pezzo dell’italianità e quindi deve far parte delle politiche del Paese.

 

 

Lei si è impegnata con un piano speciale per salvare il Made in Italy. Di cosa si tratta?
 

 

 

Il Made In Italy è una vetrina dell’Italia nel mondo, un’eccellenza da difendere con le unghie e con i denti. Abbiamo iniziato dal decreto liquidità e stiamo procedendo con il decreto rilancio a dare uno spazio a questo comparto perché non è pensabile che non ci siano dei tavoli di confronto ed  una strategia  comune su questo fronte. Non possiamo far finta di nulla nel momento in cui sappiamo che c’è una riduzione del fatturato significativa a causa del Coronavirus. Le preoccupazioni sono molteplici: le rimanenze,  gli eventi annullati, l’export congelato e la carenza di formazione del talento e della creatività. Occorre quindi intensificare il dialogo con gli operatori;  Camera Nazionale della Moda, Altagamma, Confindustria Moda esattamente  nello stesso modo in cui ci confrontiamo con Coldiretti e Confartigianato.

 

 

Lei crede nei giovani e nella creatività quindi?
 

 

 

Per me aiutare i giovani è una missione. Ho fatto il Ministro dell’Istruzione e sono figlia di un’insegnante, pertanto credo profondamente nella valorizzazione del talento, nelle competenze, nel merito e nella creatività. Mi è capitato di parlare con dei giovani stilisti che lamentano tra i problemi principali quello economico, oggi infatti avviare un’attività nella moda è davvero difficile. Noi cerchiamo di sostenere questi ragazzi, per questo uno degli emendamenti che presentiamo per il decreto rilancio riguarda proprio le start up creative. Dobbiamo allargare le opportunità che oggettivamente il Governo ha messo a disposizione e, anche se sono all’opposizione, ci tengo a sottolineare che se ci sono delle cose positive che vengono fatte vanno premiate. Il problema che queste opportunità, come ad esempio il fondo di 500 milioni di euro per l’aggiornamento tecnologico, riguardano solo le start up innovative e non creative. C’è poi il tema della formazione, ci sono scuole molto costose che non sono accessibili a tutti e spesso le aziende devono costituire delle Smart Academy internamente.

 

 

Non trova che spesso ci sia un finto interesse per le nuove generazioni al solo scopo di accedere ai finanziamenti?

 

 

Parlare di giovani, se non si vuole solo essere ipocriti o fare della propaganda, vuol dire immaginare un percorso, non solo dare un contributo una tantum, ma partire dalla filiera della formazione, dove non devono esserci solo scuole esose, dove tra l’altro spesso si trovano solo studenti stranieri. Ad esempio l’Accademia Costume e Moda di Roma  diretta da Lupo Lanzara propone corsi più accessibili,  che valorizzano la formazione italiana. Dobbiamo creare degli istituti tecnici superiori che facilitino le aziende a trovare l’occupazione di cui hanno bisogno e i giovani ad esercitare la  loro attitudine. Servono dei finanziamenti per avviare queste attività e sostegno alle piccole e medie imprese che oggi più che mai stanno affrontando una grande crisi. La politica non deve dare dei soldi a pioggia, ma avere una progettualità per il futuro. Le condizioni per farlo ci sono anche in Parlamento perché il tema è trasversale.

 

 

La tutela dei marchi, la burocrazia e i rimborsi fiscali, questi sono alcuni dei temi caldi che avete affrontato.

 

 

Ci sono talenti italiani che registrano il marchio all’estero perché costa meno. Ha dell’incredibile!  Per questo abbiamo pensato a misure fiscali a sostegno del mantenimento del valore dei marchi d’impresa in Italia, deve essere conveniente registrare i marchi italiani qui è inconcepibile che debbano essere tassati più che altrove.  Tra i vari provvedimenti abbiamo previsto l’ampliamento del credito d’imposta per la ricerca e sviluppo, l’innalzamento da 25.000 a 100.000 euro per l’importo massimo dei nuovi finanziamenti con la garanzia dello Stato, misure per il Welfare Aziendale ed un rimborso  fiscale alle imprese per la mancata partecipazione alle manifestazioni che sono state annullate. Un segnale lo stiamo dando, ripresentando il tema delle start up creative a sostegno del talento italiano per preservare le nostre risorse e riconoscerle nel nostro paese.

 

 

Tutte le manifestazioni fieristiche del settore sono state posticipate, come avete pensato di aiutare le aziende?

 

 

Abbiamo previsto un risarcimento per le aziende che non hanno potuto prendere parte a fiere e manifestazioni a causa del Coronavirus, un rimborso pari al 30% del credito d’imposta delle spese sostenute. Tutte le imprese che hanno convertito parte della produzione in mascherine, camici e li hanno ceduti gratuitamente ad ospedali ed operatori sanitari, potranno detrarre l’Iva sugli acquisti. Il nostro impegno è quello di costruire delle politiche a sostegno del Made In Italy.

 

 

Con chi si è confrontata per questo progetto?
 

 

 

Questo lavoro l’ho fatto prevalentemente confrontandomi con Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda e poi con Altagamma perché ovviamente il tema della fiere li riguarda molto da vicino. Tra gli stilisti con cui ho avuto un confronto negli anni  posso citare Lavinia  Biagiotti Cigna, Lorena Antoniazzi, Giorgio Armani, Renzo Rosso, Luisa Spagnoli e ho anche scambiato delle mail con Elisabetta Franchi. Oggi il confronto è Parlamentare.

 

 

Milano è ancora la capitale della moda?

 

 

Per me si, assolutamente è la sua vocazione. E’ stata piegata da questa situazione, indubbiamente ci sono e ci saranno dei danni, ma credo che Milano abbia fatto bene ad investire e che debba continuare a farlo, magari immaginando di costruire il famoso  Museo della Moda, sarebbe l’occasione di ripercorrere la storia di questo comparto,  ricordandoci da dove veniamo e tenendo alta l’attenzione sulla qualità, sostenibilità e saper fare italiano. Anzi tornerò a parlarne con  il Sindaco Sala per approfondire e comprendere come mai, pur parlandone da anni,  non si sia  ancora concretizzato questo progetto.

 

 

Un messaggio per gli operatori della moda.

 

 

Permetteteci di comunicare con voi e non chiudetevi. E’ chiaro che il grosso problema che frena il dialogo è la burocrazia, questo riguarda tutti i comparti. Non dobbiamo arrenderci, non dobbiamo guardare solo alle risorse, ma anche alla progettualità e quindi fare squadra. Questo per non abbandonare la filiera dei più deboli. La moda è fondamentale per ricostruire la fiducia in questo Paese perché ci rappresenta, nel carattere e nel talento.  Il rischio è che i grandi marchi prendano il sopravvento e che il resto si disperda. Milano è un luogo simbolo e da li dobbiamo ripartire con fiducia, consapevoli del  nostro valore. Oggi più che mai occorre essere meno individualisti e creare positività che vada a vantaggio di tutti  e la politica deve avere l’umiltà di ascoltare questo settore e costruire delle proposte . Moda e politica devono fare insieme un passo avanti.

 

 

Come possiamo nel nostro piccolo dare un contributo al Made in Italy?
 

 

In questo momento più che mai occorre che ognuno di noi faccia la sua parte. Far lavorare gli italiani, mangiare e vestire italiano e fare vacanze nel nostro meraviglioso Paese.  Di questo ne abbiamo bisogno, dobbiamo ritrovarci, ma anche tutelare i nostri interessi e i nostri asset.

 

 

Ha mai pensato di lavorare nella moda?

 

 

Mi sarebbe molto piaciuto lavorare nella moda, mi piace l’artigianalità del prodotto, la qualità …è una grande passione da sempre. Chissà un domani non si sa mai…

 

 

 

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