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Apr 20 50 ANNI DALLA DISCESA SULLA TERRA

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Le celebrazioni dei “cinquantenari” sono davvero particolari perché accade spesso che siano gli stessi protagonisti a ricordarle; naturalmente se si tratta di avvenimenti accaduti in età giovanile, come i matrimoni (da cui le “nozze d’oro”) o le lauree. Perciò in questo mese di aprile 2020 viene celebrata, seppure in tono minore per via della pandemia in corso, la memoria della missione della NASA “Apollo 13”, partita per allunare e invece rientrata a terra malconcia dopo le note vicissitudini, conseguenti a un grave guasto della navicella spaziale. “Huston, abbiamo un problema” è divenuta una frase proverbiale che ci piace usare quando qualcosa non va e si richiede aiuto da lontano; in realtà la frase pronunciata fu “Huston, abbiamo avuto un problema”. Una missione, quella dell’Apollo, 13 “fallita” rispetto alle aspettative, ma straordinariamente “riuscita” per quello che riguarda il recupero dell’equipaggio, che è tutta all’insegna del numero “13”, anche se si può dubitare che qualche coincidenza sia stata “arrangiata”.

Apollo 13 partì dal Kennedy Space Center alle 13:13 (ora CST) dell’11 aprile 1970 (in realtà in Florida erano le 19:13) con lo scopo di effettuare il terzo allunaggio dei terrestri (motto della missione “EX LUNA, SCIENTIA”, dalla Luna conoscenza) dopo quelli di Apollo 11 e 12. I giorno 13 di aprile ci fu il guasto al modulo di comando (dal nome emblematico e poco augurante di “Odyssey”) che ne determinò il cambio di programma e il difficoltoso rientro. Il lancio spaziale che era partito sotto tono, come se le missioni lunari fossero ormai cosa scontata, balzò di conseguenza alla ribalta della cronaca e il mondo visse momenti di angoscia. Il comandante James “Jim” Lovell e il collega Fred Haise (92 e 86 anni, rispettivamente) hanno ricordato oggi, ancora una volta, quei quattro giorni in cui vissero in grande apprensione, prima di ammarare nell’oceano Pacifico dove li attendeva la nave USS Iwo Jima; naturalmente circa alle ore 13, ora locale. Il terzo membro dell’equipaggio John “Jack” Swigert è morto prematuramente nel 1982 e resta tuttora, con i due compagni, uno dei tre uomini che più si sono allontanati dalla Terra perché, durante la circumnavigazione della Luna, quelli di Apollo 13 si trovarono a 400.171 chilometri di distanza dal nostro pianeta. Il passare dietro al nostro satellite naturale, a 250 km dalla faccia “nascosta”, fu reso necessario per sfruttare le forze gravitazionali “newtoniane” utilizzabili per il rientro, senza consumare carburante prezioso. In seguito, scherzando, Jim Lovell rispose a un intervistatore che al comando della navicella nel viaggio di ritorno si trovava Isaac Newton. I tre uomini già “stipati” nel Modulo Lunare da nome più tranquillizzante di “Aquarius” (era progettato per due), previsto per andare sulla Luna e poi resosi necessario per tornare sulla terra, durante la fase di rientro nell’atmosfera persero il contatto radio per oltre sei minuti (normalmente sono circa tre) creando una “suspense” al limite della crisi nervosa nei centri di controllo e in tutto il mondo davanti agli schermi televisivi.

Un’avventura così spettacolare e affascinante non poteva non avere una versione cinematografica e infatti nel 1995 uscì nelle sale il film di successo “Apollo 13”, basato sul libro “Lost Moon” scritto da Jeffrey Kluger in collaborazione con il comandante Jim Lovell; quest’ultimo fu interpretato sullo schermo da Tom Hanks. Il regista, Ron Howard, all’epoca della missione Apollo 13 aveva 16 anni e avrà seguito con interesse e partecipazione emotiva l’avventura spaziale mentre, nella vita ordinaria, faceva l’attore e in prospettiva si preparava a recitare la parte di Richie Cunningham nella celebre serie televisiva “Happy Days”, più volte riproposta anche ai nostri giorni. Sempre a proposito di curiosità, l’astronauta e consulente Jim Lovell compare nel film Apollo 13 nella parte di capitano della nave USS Iwo Jima che operò il recupero in mare della capsula. Per la verità il regista gli offrì il ruolo di ammiraglio, ma l’attore improvvisato preferì mantenere il grado con cui era andato in pensione.

 

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