Moda

Mag 09 BLANCO E MAHMOOD IN MOSTRA

In occasione della 66a edizione di Eurovision Song Contest a Torino, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta «Blanco e Mahmood: il mondo nuovo è qui», un’esposizione con gli scatti dei fotografi e artisti Luigi&Iango che ritraggono i due artisti italiani in concorso alla manifestazione, Blanco e Mahmood, protagonisti di una copertina e di un reportage del settimanale Vanity Fair Italia.

Curata da Simone Marchetti, direttore editoriale europeo di Vanity Fair, e da Irene Calderoni, curatrice della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, l’esibizione si propone come un innovativo, libero e fertile terreno dove arte, musica, editoria e celebrità si incontrano per sperimentare nuovi percorsi, nuove collaborazioni e un futuro diverso per tutti.

Innanzitutto, il titolo, «Il mondo nuovo è qui», è il manifesto della poetica e dell’estetica di Blanco e Mahmood, due artisti sui generis, lontani da ogni schema, forti di una fisicità e di una sensibilità musicale che rompono barriere e confini riuscendo a scrivere nuovi significati non solo all’interno del mondo della musica ma più in generale in quella del costume, della sessualità e soprattutto dell’identità di genere.

Ritratti dai fotografi e artisti Luigi&Iango, grandi e riconosciuti narratori della cultura delle celebrità, della moda e della bellezza internazionali, in queste immagini Blanco e Mahmood fanno confluire la grande tradizione delle pose di personaggi nei mosaici della Basilica di Santa Maria Assunta nell’isola di Torcello, a Venezia, con l’estetica dell’aristocrazia newyorkese dei «Cigni» di Truman Capote ritratti da Richard Avedon fino ai look più spinosi e sporchi delle tendenze underground da cui i due artisti provengono.

Il cortocircuito che queste immagini vogliono creare è lo stesso narrato dalla musica dei due artisti, dalle pagine del settimanale Vanity Fair e dalla vocazione della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: è la volontà di scrivere un nuovo capitolo della nostra storia, della nostra cultura, della nostra era. Un capitolo che si presenta ancora più libero e necessario soprattutto dopo la pandemia e ancor di più dopo le drammatiche vicende della guerra in atto in Ucraina, conflitto che rischia di dividere ulteriormente il mondo facendolo sprofondare in dinamiche di potere, di lotta, di violenza e di regresso che nulla hanno a che fare col mondo nuovo verso cui vogliamo procedere come Paese, l’Italia, e come Unione Europea.

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