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Ago 24 #CALCIOLAND- IL CALCIO ITALIANO STECCA IN EUROPA E SARRI CI RIMETTE LA PANCHINA DELLA JUVE. GLI ERRORI DI GASPERINI E CONTE IN CHAMPIONS ED EUROPA LEAGUE

Riprendo il filo del discorso con i lettori, lasciato due settimane fa, a cose fatte. Le sfide per le coppe internazionali si sono concluse con la vittoria del Bayern Monaco sul Paris Saint Germain in Champions e del Siviglia sull’Inter in Europa League.

 

La Juventus, campione d’Italia per il nono anno consecutivo, è stata eliminata negli ottavi di Champions dal Lione e, per questo, ha esonerato l’allenatore Sarri chiamando in panchina Andrea Pirlo. Il Napoli è stato eliminato, anch’esso negli ottavi di Champions, dal Barcellona al termine di una partita vibrante e sfortunata. E la Roma ha finito la sua corsa nei quarti di finale di Europa League con una prestazione moscia di fronte al Siviglia, poi vincitrice della coppa.

 

Avremmo potuto avere risultati diversi con Atalanta, in champions, e Inter in Europa League se i loro allenatori non avessero commesso, negli incontri decisivi, l’errore uno l’opposto dell’altro: con alla base i cambi di giocatori. Gasperini quello di lasciare l’umiltà in panchina all’89.mo del quarti di finale col PSG. E Conte, quello di mantenere pervicacemente l’atteggiamento di colui che ritiene di essere sempre nel giusto e di rifiutare, quando è necessario, di trasformarsi in umile servitore della causa comune.

 

L’ERRORE DI GASPERINI

 

All’88.mo minuto della partita contro il PSG, Gasperini e l’Atalanta erano ancora sul vantaggio di 1-0. Ma il tecnico Bergamasco non aveva più cambi per aver fatto entrare all’81.mo il giovane Jacopo Da Riva, diciannovenne centrocampista della Primavera. Forse voleva dargli una chance di gloria, o forse voleva dimostrare che nell’Atalanta chiunque entri non cambia la situazione tecnico-tattica. Ma, subito dopo l’ingresso di Da Riva, si era fatto male Freuler colonna del centrocampo e l’Atalanta si era ritrovata praticamente in dieci a difendersi dagli scatenati Neymar e Mbappé. All’81.mo, quando l’Atalanta conduceva 1-0 mancavano 15 minuti, fra tempo regolamentare e recupero. In campo si erano già verificati infortuni nel PSG e Gasperini avrebbe dovuto tenersi un giocatore di riserva nel caso fosse toccato a qualcuno dei suoi. A mio parere ha peccato di ottimismo e lo ha pagato con la sconfitta: perché in cinque minuti il PSG, attaccando soprattutto dalla fascia sinistra con Mbappé, ha ribaltato la situazione. E il PSG, sconfiggendo il Lipsia in semifinale è andato alla finalissima col Bayern Monaco autore contro il Barcellona di una partita killer: ben otto gol sul groppone dei catalani, la sconfitta più pesante della storia del club di Messi & C. in champions.

 

 

L’ERRORE DI CONTE

 

Nella finale contro il Siviglia, Antonio Conte ha commesso lo stesso errore che aveva commesso in campionato: quello di non voler considerare con umiltà gli andamenti delle gare restando pervicacemente attaccato a inconcepibili ritardi nei cambi di giocatori e nel considerare Eriksen non adatto al suo gioco, quindi non titolare. Contro il Sassuolo e il Bologna a San Siro così era accaduto, perdendo ben 5 punti che sarebbero stati fondamentali nella rincorsa alla Juventus, terminata con un solo punto di distacco.

 

Nella finale di Europa League, Conte ha insistito con le sue idee che lo hanno portato alla sconfitta, sfortunata fin che si vuole per l’autogol di Lukaku ma sicuramente evitabile che i cambi dell’allenatore pugliese non fossero avvenuti con inconcepibile ritardo, quando cioè la situazione era compromessa. Gagliardini non è giocatore da squadra che voglia stare al vertice. È un buon incontrista, ma nel ruolo di assistenza agli attaccanti non è assolutamente adatto: sbaglia molto, è troppo frettoloso e, soprattutto, non “vede” il compagno migliore al quale passare il pallone. Non è un caso che contro il Siviglia, Lukaku e Lautaro Martinez non abbiano ricevuto un solo pallone giocabile. E qui si apre una finestra tecnico-agonistica anche su Brozovic che io ho visto non alla sua solita altezza sia in semifinale nel 5-0 contro lo Shakhtar Donetsk sia contro il Siviglia. Brozovic è un giocatore umorale, ritiene di avere grandi capacità di regia mentre invece è solo un’ottima mezzala di contrasto e corsa così come Barella dal quale dovrebbe prendere esempio per dedizione agonistica e, spesso, tecnica. Cambiando Gagliardini con Eriksen non a 13 minuti dal termine regolamentare, con il 3-2 per gli spagnoli, ma almeno 15 minuti prima, probabilmente le cose sarebbero andate diversamente: gli attaccanti avrebbero avuto più palloni giocabili senza dover tornare continuamente in aiuto alla difesa combinando, poi, il patatrac dell’innocente Lukaku. Lo dico innocente, perché secondo me la colpa dell’autogol è solo di Handanovic che spesso sembra un esteta alla ricerca del bello invece che un portiere messo a evitare i gol. Nella situazione del terzo gol spagnolo, Handanovic invece di urlare “lascia” a Lukaku per non fargli toccare il pallone peraltro innocuo perché indirizzato ampiamente fuori, è stato lì come ipnotizzato dalla rovesciata di Diego Carlos a guardare la traiettoria della sfera. E visto che ci siamo, penso che la stagione di Handanovic come portiere titolare dell’Inter sia ormai conclusa. Gli addebito anche due errori commessi in occasione dei primi due gol del Siviglia: nel colpo di testa ravvicinato di De Long è andato a intercettare con un braccio invece che con due per mettere in angolo: la palla gli è spizzata ed è entrata in rete, tiro forte ma non imparabile. Nel secondo gol Handanovic era chiaramente fuori posizione, tre metri oltre la linea di porta su un traversone alto: pallone abbastanza lento che lo supera. C’è l’argentino Musso dell’Udinese che aspetta solo di essere chiamato, oppure il cagliaritano Alessio Cragno da scambiare con Nainggolan. Ma da quel che sembra, l’Inter richiamerà Radu per alternarlo con Handanovic: Radu è un buon portiere, ma non del calibro dei due nominati e lo sloveno è chiaramente sul viale del tramonto.

 

Ora Antonio Conte è sull’asse di equilibrio di una situazione precaria. Ha sparato contro la dirigenza nerazzurra – e per certe affermazioni aveva anche ragione –  e domani parlerà col presidente Steven Zhang. Le strade potrebbero separarsi e sarebbe una dimostrazione in più della poca accortezza della società nerazzurra nella scelta degli uomini. Oppure potrebbe arrivare un “embrassons nous”  liberatorio. Che sarebbe la soluzione migliore.

 

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