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Apr 27 #CALCIOLAND-IL DECRETO DI RIAPERTURA SOTTERRA LA SERIE A

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Faccio fatica a capire il contenuto del decreto del Governo fase 2 relativo allo sport e, in particolar modo, del calcio. Posso capire i timori del ministro Spadafora, posso capire il presidente del Coni il quale sostiene giustamente che lo sport non è solo il calcio. E, soprattutto, posso capire le perplessità dei sanitari delle società di serie A che, nei giorni scorsi, hanno ricevuto il protocollo organizzativo e di screening proposto dalla Commissione medico scientifica della Figc commentandolo attraverso un comunicato: “I medici con spirito propositivo, hanno elaborato e proposto delle osservazioni al fine di coniugare sicurezza ed applicabilità, inviandole all’attenzione della Commissione e della Lega Calcio Serie A attraverso l’allora coordinatore dottor Rodolfo Tavana. I medici ci tengono ora a chiarire che tali documenti sono finalizzati esclusivamente alla tutela della salute dei tesserati e sperano che vengano unicamente utilizzati a tale scopo”.

Con una nota affidata all’Ansa, la Figc ha sottolineato che gran parte delle segnalazioni sul protocollo per la ripresa degli allenamenti, pervenute da medici di 17 squadre della Serie A, erano già state recepite dal gruppo di lavoro guidato dal professor Paolo Zeppilli, e poi integrate nel nuovo protocollo arricchendo le linee guida definitive. Le stesse che poi il 22 aprile sono state sottoposte al ministro Spadafora.

Evidentemente il ministro dello Sport non ha ritenuto sufficienti le proposizioni dei medici del calcio sulla sicurezza, perché nella seconda fase dell’emergenza il decreto governativo prevede allenamenti differenziati per gli sportivi professionisti: gli atleti di discipline individuali possono allenarsi nei rispettivi centri sportivi, mentre gli atleti di sport di squadra possono allenarsi nei loro centri dal 18 maggio. Singolarmente, i calciatori possono allenarsi: in terrazzo, al parco, sulla strada davanti a casa dove vogliono: ma non in luoghi a loro riservati come possono essere gli abituali centri di allenamento di Juventus, Inter, Milan, Lazio, Roma e via dicendo.

Una decisione, come dicevo all’inizio, che faccio fatica a comprendere e che colpisce, in pratica, solo il gioco del pallone, sotterrando in pratica le attese della serie A. Perché volley e basket, che sono gli altri due consistenti giochi di squadra praticati in Italia, hanno già chiuso i rispettivi campionati. Tanto valeva, allora, dire chiaramente che i campionati di calcio non potevano essere portati a termine e darne comunicazione all’Uefa che per il 25 maggio attende di sapere le decisioni dei rispettivi organismi nazionali. Perché far cominciare, dopo 70 giorni  di stop, gli allenamenti delle squadre di serie A (e non considero, per ora, serie B, Lega Pro e campionati dilettanti) il 18 maggio significa poter ricominciare a giocare almeno 20-25 giorni dopo: partite a distanza ravvicinata che comprendono campionato, coppa Italia, Champions e Europa League.

In altre parole, per evitare gravi problemi fisici ai giocatori (dagli infortuni muscolari alla probabilità di fratture ossee) le squadre dovrebbero affiancare a un preparatore atletico a ciascun membro delle rispettive rose, ciascuno delle quali è normalmente composta da 22-24 giocatori. Una soluzione pressoché impossibile e, nel caso fosse possibile, abbastanza dispendiosa. Senza considerare che, prendo un paio di giocatori a caso, mandare Cristiano Ronaldo o Lautaro Martinez ad allenarsi in un parco pubblico non sarebbero al sicuro da eventuali manifestazioni di “affetto” da parte dei tifosi.

Una scappatoia, se il governo non correggerà qualcosa nel decreto, potrebbe esserci. Siccome, da quel che si è capito, il dispositivo del decreto parla generalmente di possibilità di fare jogging, praticare sport all’aperto con attività motorie al massimo in due, i presidenti di serie A che possono disporre di parchi o, comunque, campi agricoli possono sfruttarli per organizzare allenamenti collettivi attraverso un sistema tecnologico facile da allestire: dividere gli spazi a disposizione delle coppie di giocatori rispettosi ovviamente della distanza, dotare le aree di schermi e altoparlanti dai quali trasmettere le indicazioni dei preparatori atletici. Certo, non sarebbe come alla Continassa, ad Appiano o a Trigoria ma sarebbe molto meglio di un parco o del viale di casa.

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