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Lug 08 #CALCIOLAND – JUVENTUS PRESUNTUOSA STRAPAZZATA DAL MILAN A SAN SIRO. LAZIO INESISTENTE BEFFATA A LECCE

La Juventus come i pifferi di montagna, quelli che erano calati in città per suonare e furono suonati. Senza Dybala e De Ligt, Maurizio Sarri ha dovuto reinserire, accanto a Cristiano Ronaldo, quello che sa diventando il ricordo di un centravanti, Gonzalo Higuain; e accanto a Bonucci, un centrale che sta subendo delle involuzioni per via della mancanza del campo. E Sarri ha rispolverato in centrocampo Rabiot che fuoriclasse non è ma ogni tanto si ricorda di essere una pedina della nazionale francese. Per un tempo le cose sono andate bene, Rabiot ha fatto una discesa-dribbling alla Dybala e ha segnato. Cristiano Ronaldo, per conto suo, ha lasciato di stucco Gigio Donnarumma dopo aver uccellato, insieme, Kiaer e Romagnoli con uno scatto dei suoi e un fendente che non ha lasciato scampo al portiere rossonero. Tutto molto bello, dalle mie finestre virtuali, ho sentito le urla d’esultanza di un paio tifosi della Juventus, Ercole Colombo e Gigi Mazzola, amici del tempo delle trasferte in formula 1: logico, la sconfitta della Lazio a Lecce di un quarto d’ora prima li stava proiettando verso un altro scudetto, il nono consecutivo. Ma l’arrogante supponenza di chi è abituato a vincere, a volte con facilità, ha fatto capolino fra i giocatori bianconeri come in questi tempi di Covid è accaduto nei secondi tempi delle partite. Dopo lo 0-2 di CR7, la difesa bianconera si è concessa licenze che non avrebbe dovuto verso Ibraimovich e Rebic; il centrocampo pian piano ha permesso a Kessié e compagni una mobilità e un’efficacia consistenti; in attacco solo CR7 cercava con insistenza di meritare lo stipendio (alto!) che riceve ogni mese mentre Higuain e Bernardeschi non riuscivano a impensierire Kiaer e Romagnoli, già scottati dalla beffa del portoghese. In altre parole, la Juventus si è praticamente fermata, forse a difendere il risultato, forse perché stanca.

Così il Milan è potuto salire in cattedra: ha ridotto le distanze con un calcio di rigore causato da Bonucci e realizzato da Ibrahimovic; Pioli ha fatto entrare Leao al posto dell’evanescente Saelemaekers e Kessiè ha pareggiato dopo un’azione corale con Calhanoglu; qualche minuto in campo e Leao ha portato in vantaggio il Milan dopo una ripartenza che ha messo Rugani fuori tempo nell’intervento. Solo dopo il gol di Leao, Maurizio Sarri ha pensato alle sostituzioni. Ma ormai era troppo tardi perché la squadra di Pioli stava volando sull’entusiasmo. E la quarta rete è arrivata di conseguenza: Alex Sandro sbaglia il cambio di gioco e invece di raggiungere un compagno appoggia il pallone a Bonaventura: passaggio immediato a lena e quarta rete. In sei minuti la Juventus ha visto le streghe e il Milan di Pioli le zone delle coppe europee.

Peggio della Juventus, che ha perso con una candidata alle coppe europee, la Lazio che ha perso contro una pericolante, il Lecce. La  squadra di Simone Inzaghi è andata in vantaggio con Caicedo e ha tenuto il pallino del gioco per un po’, con una grave insufficienza in Immobile molto spesso in fuorigioco, poco incisivo in area e sprecone nel paio di buone occasioni che gli sono capitate. È il ricordo della bella Lazio, oggi inesistente, della prima fase di campionato, una squadra che ha una difesa traballante soprattutto nei calci piazzati nei quali Babacar e Lucioni hanno fatto breccia con colpi di testa ben azzeccati. Fra l’altro il Lecce sull’1-1 ha sbagliato un calcio di rigore con Mancuso, troppo sicuro dal dischetto con un tiro a mezzo cucchiaio che ha sorvolato la traversa. Nella ripresa il Lecce ha insistito negli attacchi, giocando con ripartenze condotte in velocità da Donati che hanno fruttato alla fine il preziosissimo secondo gol e la vittoria, difesa con ardore ma senza trasgredire l’ordine dell’allenatore Liverani che si è sgolato per incitare i suoi giocatori a tenere tutto il campo e a non chiudersi a riccio. Con la sconfitta la Lazio ha perso una grande occasione di avvicinare la Juventus, con la vittoria il Lecce ha messo una tessera importante sul mosaico della salvezza.

 

 

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