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Feb 10 #CALCIOLAND – LA PAZZA INTER DOMA IL MILAN, LA LAZIO PASSA A PARMA FRA LE POLEMICHE, PER LA JUVENTUS TONFO A VERONA

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Che sia “pazza” l’Inter lo si sapeva da tempo. Ma ci era sembrato, in questa prima parte di campionato, che Antonio Conte le avesse dato misura e consapevolezza di forza. In più gli arrivi di Eriksen, Young e Moses avevano dato alla panchina nerazzurra la necessaria lunghezza di qualità negli esterni, nella qualità d’attacco ma non nel portiere. L’Inter ha prestato al Parma Jonut Radu, portiere che era in prestito al Genoa: avrebbe potuto tenerlo in casa evitando, probabilmente, le papere che Padelli ha invece compiuto in occasione del doppio vantaggio rossonero. Sotto per 2-0, l’Inter è tornata in campo nella ripresa con un altro cipiglio. Vecino si è messo a giocare e si è fatto perdonare, con un gol, la grande occasione sbagliata nel primo tempo; Brozovic ha avanzato il suo raggio d’azione e così facendo è tornato al gol; Lukaku ha tenuto alta la squadra e con un gran colpo di testa ha messo al sicuro la partita sulla quale de Vrij aveva messo un eccezionale sigillo con un colpo di testa in acrobazia; Sanchez è tornato a tratti il folletto di un tempo; e tutta la difesa nerazzurra ha calata la saracinesca su Ibrahimovic e compagni. Così l’Inter senza Lautaro Martinez, e con Eriksen autore di un calcio di punizione che ha spolverato il “sette” alla sinistra di Donnarumma fuori causa, è tornata in vetta alla classifica a pari punti con la Juventus e un punto avanti alla Lazio.

 

Lazio che è passata a Parma al termine di una partita tiratissima e risolta da Caicedo lasciato libero come un fringuello a cinque metri dalla porta del parmense Colombi. Una partita che ha avuto consistenti strascichi polemici per la direzione di Marco Di Bello, il cui operato io ho più volte criticato. Posso capire un arbitro che sbaglia, non capisco un arbitro che ritiene di essere al di sopra anche dell’occhio elettronico qual è il brindisino Di Bello. In due occasioni di Parma-Lazio avrebbe dovuto andare a rivedere al VAR i falli in area dei difensori laziali e poi decidere. In almeno un caso, su Cornelius (maglia tirata e atterramento) il rigore c’era. Ma Di Bello, forse al Var che lo chiamava, ha detto di aver visto: perciò l’errore è suo e non dell’arbitro Bandi che era al video e non poteva intervenire perché non in presenza di un chiaro errore. Avrebbe dovuto essere Di Bello ad andare al video e rivedere l’azione. Invece dicendo di aver visto lui, l’arbitro brindisino ha mostrato una supponenza senza pari e, dico io, una totale convinzione di avere gli occhi di Superman: perché Di Bello si trovava nel cerchio della limite area e Cornelius era spalle alla porta e perciò l’arbitro non poteva quindi vedere la maglia tirata. Infuriato l’allenatore del Parma: “Quello su Cornelius è rigore netto, si vede benissimo. L’arbitro non è andato a vederlo perché se l’avesse fatto avrebbe dovuto darlo per forza. Quello che si è visto è palese, non prendiamo in giro una città. Cosa devo commentare? Quando non si protesta si passa per stupidi, inutile l’arbitro faccia il simpatico nell’intervallo: lo faccia essendo corretto. Ha detto a Cornelius che si è buttato ma Cornelius è il giocatore più corretto a livello europeo. E poi sono stato ammonito per un calcio a una bottiglietta! Ora cosa dico ai ragazzi? Quindi non posso tacere sennò passo per stupido. Il club manager ducale Lucarelli rincara la dose: “Partita decisa dall’arbitro, mancano due rigori”. Conclusione: orecchie d’asino per Di Bello e dietro la lavagna. Con la raccomandazione al designatore di non fargli più dirigere partite delicate per la classifica.

 

La Juventus a Verona è andata in vantaggio, dopo aver colpito due legni, con uno strepitoso gol di Cristiano Ronaldo: ma poi di colpo si è fermata. E così la squadra di Sarri è stata rimontata dal Verona che, dopo aver colpito a sua volta un legno e essersi vista annullare dal VAR un gol per un fuorigioco millimetrico di Kumbulla, ha pareggiato con l’instancabile Borini che ha profittato di uno svarione difensivo bianconero e poi è andata in vantaggio con Pazzini grazie a un calcio di rigore per un mani di Bonucci anche questo rilevato dal VAR.

 

La Juventus è stata messa alle corde a centrocampo, dove Pjanic, Rabiot e Bentancur hanno subito la mobilità di Veloso e Amrabat, perdendo una infinità di palloni e regalando, fra l’altro, quello del pareggio a Borini. La marcatura a uomo studiata da Juric, e messa in pratica con diligenza dai suoi giocatori, ha messo in gravi difficoltà soprattutto Bonucci che ha dovuto rinunciare al suo repertorio favorito, quello del lancio lungo a scavalcare il centrocampo avversario. Con Bonucci in difficoltà è toccato a de Ligt giocare una partita di grande sacrificio: il difensore olandese, dopo le incertezze delle prime partite, sta mettendo in mostra prestazioni di tutto rispetto. Non mi meraviglierebbe se, col ritorno di Giorgio Chiellini, Sarri decidesse di lasciare in panchina Bonucci oppure schierare de Ligt a destra con la difesa a tre. Ma anche gli esterni di difesa della Juventus hanno sofferto le ripartenze sulle fasce dei giocatori veronesi: Cuadrado e Alex Sandro, non avendo filtro dai centrocampisti, sono stati spesso messi in grave difficoltà da Faraoni e Lazovic soprattutto nella prima parte di gara. Degli attaccanti la Juventus ha avuto in palla solo Cristiano Ronaldo, infaticabile e pericoloso, e Douglas Costa autore di belle serpentine, rimaste inutili perché non sfruttate da Higuain il quale, dopo aver colpito una traversa, è praticamente scomparso.

 

Detto dei giocatori, diciamo di Maurizio Sarri. Il tecnico toscano non è ancora riuscito a trovare il modulo giusto per dare continuità al gioco della Juventus. Varia gli schemi tattici in attacco, talvolta con il tridente avanzato CR7-Higuain-Douglas Costa talvolta con la soluzione Dybala al posto di Higuain; ma non ha, spesso, supporto adeguato dal centrocampo quando gli avversari uniscono alla qualità anche la corsa. Così è stato con la Lazio, così è stato col Verona.

 

Un Verona che Juric fa giocare con marcature a uomo su tutti i settori del campo. In tal modo riesce a contrastare sin dall’inizio l’eventuale ripartenza dal basso delle azioni avversarie, quando è il portiere che rimette corto su un difensore. E quando, nel caso di ieri, il portiere della Juventus preferisce calciare lungo e alto ecco che il ventenne centrale Marash Kumbulla, con i suoi 190 centimetri e una elevazione di riguardo, difficilmente perde i contrasti di testa. Insomma, un Verona neo promosso e nel giugno scorso indicato fra le squadre passibili di retrocessione, costruito e diretto molto bene.

 

Il prossimo turno di campionato arriverà a una svolta molto importante per quel che riguarda il primato in classifica. La Juventus ospiterà il Brescia e sulla carta non dovrebbe avere soverchie preoccupazioni per portare a casa i tre punti. Ma all’Olimpico la Lazio ospiterà l’Inter che dovrebbe presentarsi a ranghi completi. L’unico dubbio riguarda Handanovic, che ha il mignolo della mano sinistra fratturato con prognosi di venti giorni. Il portiere, grazie a una struttura speciale alla mano, avrebbe voluto giocare anche in derby, ma Conte ha preferito lasciarlo in panchina. Se Handanovic potrà giocare a Roma non ci saranno problemi, ma se dovesse rispettare i tempi stabiliti dai medici nerazzurri il suo rientro avverrà il 23 febbraio a San Siro contro la Sampdoria. È possibile che, restando fermo Handanovic, contro la Lazio potrebbe giocare Tommaso Berni, trentasettenne terzo portiere da sei anni all’Inter senza aver mai giocato un minuto ma giudicato elemento di grande esperienza. Oppure sarebbe possibile l’esordio in serie A del diciottenne portiere primavera Filip Stankovic, 186 centimetri, figliolo di Dejan, uno dei grandi centrocampisti nerazzurri del triplete. Se Mihajlovic, quando era al Milan, ebbe il coraggio di far debuttare Gigio Donnarumma non ancora diciassettenne perché Conte non dovrebbe pensare al giovane Stankovic? Una partita, dunque, che si annuncia molto incerta ma che richiederà il miglior arbitro italiano. E cioè, uno fra Gianluca Rocchi di Firenze o Daniele Orsato di Schio.

 

 

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