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Mar 09 #CALCIOLAND-NEL BRUTTO CALCIO A STADI VUOTI POCA INTER SENZA ERIKSEN: LA JUVE TORNA IN TESTA

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Diciamo la verità: è un brutto calcio, quello senza pubblico. Un calcio che non merita il suo sostantivo principale, cioè gioco, giocosità, allegria, divertimento, passione, gioia e dolore sportivi. Tutto quanto, cioè, arriva dal mixer campo/tribune. Così è stato per la giornata recuperata ieri con Juventus-Inter dopo che il 1.mo marzo la Lazio, battendo facile il Bologna, si era insediata in testa alla classifica del campionato e l’Atalanta si era confermata al quarto posto rifilando, in trasferta, sette pappine al Lecce.

Dico la verità: mi ero aspettato qualcosa di più da Antonio Conte che non quella atavica paura che prende noi italiani quando torniamo a confrontarci con il luogo del nostro primo lavoro, quello che ci ha portato la notorietà per spiccare poi il grande balzo in avanti. Antonio Conte deve aver sentito, tornando a Torino alla guida dell’Inter, questa paura di dover affrontare la Juve in una partita dentro o fuori alla lotta per lo scudetto. Ha provato paura, ha ceduto alla paura mandando in campo una squadra che rinnegava le sue intuizioni tattiche di inizio campionato, e cioè giocare un 3-5-2 con il doppio regista, uno davanti alla difesa e uno a supporto dei due attaccanti: che erano rispettivamente Brozovic e Sensi. A Torino l’Inter di Conte ha giocato solo un discreto primo tempo, in cui non ha ceduto alla pressione della Juve, spesso ribaltandola con azioni molto veloci dalle fasce dalle quali Candreva e Young avevano solo la possibilità del traversone, mancando per l’appunto il regista avanzato. E col traversone alto, Bonucci e De Ligt sono andati a nozze contro Lukaku e Lautaro Martinez che dall’inizio del campionato e delle coppe internazionali hanno sempre giocato e che per tentare il gol avrebbero bisogno anche dei suggerimenti della regia e non solo di andare a prendersi i palloni per giocarselo fra di loro.

Non mi spiego, allora, perché Conte insista nel tenere in panchina Eriksen, che regista avanzato lo è, e di gran classe. Facendolo poi entrare nella ripresa, al posto dell’inconcludente Vecino che sbaglia molto, anche i tiri facili dentro l’area avversaria, che sul piano della costruzione  dell’assist è praticamente nullo. Così facendo, Eriksen non sente la fiducia del tecnico nei suoi confronti, si smoscia e non rende per quello che vale.  Contro il Lodogorets, Eriksen aveva mostrato abbastanza bene quel che può dare in campo, in fatto di corsa, geometrie, passaggi e conclusioni. Forse a Conte non è bastato? E allora dica chiaramente se vuole un budget smisurato perché Marotta e Ausilio riescano a comprare giocatori  tipo Sterling, De Bruyne, Sané, Izco, Casemiro fino a Messi.

La Juventus, col suo 4-3-3 di Sarriana preferenza, ha messo in castigo la Juventus nel secondo tempo. Il tecnico toscano, stavolta, ha capito il punto debole di Conte e ha giocato di conseguenza. Ha lasciato Pjanic in panchina dando al mobilissimo Bentancour il compito di portare gli attacchi, al centro, dalla parte di Vecino e a destra con Cuadrado sul quale Bastoni ha avuto difficoltà di marcatura. Bastoni è un centrale mancino naturale, se gioca a sinistra non riesce, nelle occasioni in cui ferma l’esterno, subito a reimpostare col piede destro che gli serve solo per camminare! Insomma, una Juventus che, soprattutto nel secondo tempo quando è entrato Dybala, mi è parsa troppo forte per un’Inter senza Eriksen. Sei punti di distacco mi fanno pensare che la lotta per lo scudetto sia ormai limitata a Juventus e Lazio anche se il calcio a volte riserva grandi sorprese.

Un’ultima annotazione sul pessimo esempio che hanno dato, ieri, tutti i giocatori in campo nelle partite senza pubblico. Era stato raccomandato: niente baci e abbracci, niente strette di mano dopo eventuali gol. Abbiamo visto le solite scene che si vedono in tempi  normali: baci e abbracci, ammucchiate per terra e strette di mano alla fine delle partite. E allora, anche nel calcio, bisognerà prendere misure eccezionali.

 

 

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