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Mar 19 #CALCIOLAND – PERICOLOSA DECISIONE DELLA LAZIO: VUOL TORNARE AD ALLENARSI LUNEDI’

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In questi periodi di emergenza non ci sono solo degli incoscienti che, soprattutto nelle grandi città, violano i divieti ed escono di casa per andare a fare jogging, anche in gruppo, nelle zone verdi, soprattutto nei parchi. C’è anche il calcio che, ritenendo di essere élite al di sopra di tutto e di tutti, sta discutendo sulle date per la ripresa degli allenamenti. Come se dal Coronavirus fossero immuni per destino i milionari “lavoratori” del pallone. In mezzo a tutto il dramma della Nazione, domandarsi quando riprendere gli allenamenti suona quasi come un insulto alle migliaia di morti causati da questa terribile pestilenza. Ma ci sono presidenti di società ai quali, evidentemente, il Coronavirus non fa né caldo né freddo che vogliono riprendere gli allenamenti anche subito. Però, siccome qualche presidente di società la testa sul collo ce l’ha ecco che fra i club di serie A sta creandosi una frattura profonda: discussioni, dibattiti, anche scontri dialettici ovviamente a distanza, naturalmente, visto che i confronti all’interno della Lega si svolgono in videoconferenza perché non c’è nessuno che voglia rischiare in proprio il contagio!

Siccome il presidente della Federcalcio, Gravina, ha detto che la ripresa potrebbe avvenire il 3 maggio (evidentemente ha una sfera di cristallo in cui leggere l’andamento dell’epidemia che l’Istituto superiore di Sanità non ha!) alcuni presidenti vogliono che le loro squadre tornino al lavoro quanto prima, mentre altri spingono perché tutto sia rinviato e, per di più, che ci siano solidarietà e linea comune tra le società. Sotto sotto, però, a spingere per la ripresa sono le società che non hanno giocatori positivi al Coronavirus, o come sembra che, scorrettamente, se ne hanno non ne comunichino i nomi. Chi invece ne ha, o chi ha addirittura la squadra in quarantena, spinge ovviamente per una soluzione più lontana. Nell’un caso e nell’altro, comunque, parlare di campionato di calcio in una situazione nazionale del genere mi sembra addirittura ridicolo, se non tragico!
La spoletta dell’ultima bomba a mano l’ha tolta la Lazio, comunicando la ripresa dell’attività per lunedì: i giocatori si troveranno al centro sportivo di Formello. La società assicura che saranno garantite tutte le precauzioni necessarie, mi domando in base a quali criteri, affinché i calciatori non corrano rischi: allenamenti solo atletici; gruppi al massimo di tre atleti con un fisioterapista per ogni terzetto; spogliatoi ampi per pochi elementi affinché non entrino in contatto tra di loro; locali sanificati. Una decisione che dovrebbe, a mio avviso, essere contrastata anche dagli organi del Governo e che va contro sia a quanto chiesto dall’Associazione calciatori, sia a quanto consigliato dalla Federazione medici sportivi.

La lite più aspra, ovviamente in videoconferenza, ha messo di fronte Lotito e Marotta. Il presidente della Lazio ha ribadito che la sua scelta è fatta nel rispetto del decreto del governo; l’amministratore delegato dell’Inter ha replicato che questa decisione è in aperto contrasto con le indicazioni dei medici e l’uniformità di comportamento dei club. Entrambe le tesi sono vere, ma ciascuno rappresenta una fazione: chi spinge per ricominciare gli allenamenti al più presto sta da una parte (tra questi il Lecce, il Cagliari e il Bologna, mentre il Milan dovrebbe far slittare il ritorno in campo, attualmente previsto per il 23); chi invece vuole il rinvio sine die sta dall’altra: per esempio la Roma indispettita per l’atteggiamento di Lotito, il quale solo pochi giorni fa ha litigato sulla questione con Agnelli e la Juve.

Grattando la crosta della questione, si capisce che alla base delle polemiche c’è la lotta per lo scudetto. La Lazio, riprendendo la preparazione prima di Juve e Inter, che sono in quarantena, potrebbe trarne un vantaggio. Legittimo e nel rispetto della legge, secondo Lotito; al di fuori del buon senso, secondo Inter, Juventus, Roma e altri.

A fare una figura barbina, ancora una volta, è il movimento calcio. Che sembra porsi in posizione di privilegio. La gente comune non può andare, rispettando i consigli dei medici, al parco a farsi una corsetta mentre i miliardari del pallone vogliono riprendere gli allenamenti, magari fregandosene se uno di loro positivo asintomatico inguaia il barista del centro sportivo! Gli italiani stanno cambiando il modo di pensare e, probabilmente, saranno costretti anche a  cambiare il modo di vivere. Però mi sembra necessario farlo cambiare anche a chi, con la scusa del gioco del pallone, pretende sempre di avere dei privilegi. Come? Disertando gli stadi.

 

 

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