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Set 06 COLPI DI SOLE

di Carlo Sidoli

Talvolta, per affermare la propria opinione e per indurre a cambiare idea chi la pensa diversamente da loro, alcuni illustri personaggi hanno delle “uscite” a dir poco sorprendenti. Ad esempio l’ex ministro Giulio Tremonti in TV ha messo in dubbio l’utilità dei vaccini anticovid (“Stasera Italia” 1 luglio 2021) in ragione del fatto che nell’arco di un anno (estate 2020 – estate 2021) il numero dei ricoverati e dei decessi quotidiani in Italia risulta pressoché invariato. Non gli passa per la testa che senza la massiccia vaccinazione i numeri sarebbero stati ben diversi. In altro campo il prof. Alberto Clò, direttore di “Energia” è preoccupato per “l’isteria ecologista” dei governi che intendono spendere moltissimo per ottenere risultati irrilevanti ai fini della lotta alle emissioni nocive (“il Giornale”, 13 agosto scorso).

In ragionamenti di questo tipo sarebbe opportuno fare riferimento all’indice EROEI (Energy Returned On Energy Invested) che rappresenta la convenienza (energetica) delle scelte tra le varie forme di produzione di energia. Le dighe, ad esempio, impegnano molte risorse nella costruzione ma poi per tante decine di anni, producono energia idroelettrica con minimi costi di manutenzione e quindi si recuperano gli investimenti iniziali e ci si guadagna grandemente. Anche il petrolio va per la maggiore perché nonostante i costi della ricerca, dell’estrazione, del trasporto, della raffinazione e della distribuzione, esso mette a disposizione dell’utenza molta più energia di quella spesa nelle operazioni precedenti. Il carbone poi va benissimo, tanto è vero che le centrali termoelettriche alimentate a carbone sono numerose in tutto il mondo.

La stessa convenienza vale per il nucleare. Sennonché l’emergenza conseguente al cambiamento climatico e in particolare all’innalzamento della temperatura media della superficie del pianeta,  costringe a rivedere i conti e mette in luce una priorità: occorre ridurre drasticamente (ovviamente in modo progressivo) l’utilizzo dei derivati dal carbonio. L’energia necessaria per il disinquinamento, ammesso che questo sia possibile (ammesso cioè che il disastro ambientale non sia ormai irreversibile), se introdotta nei calcoli dell’EROEI per ciascuna delle fonti energetiche, farebbe saltare completamente la classifica mettendo agli ultimi posti petrolio, carbone, metano, eccetera. La rivoluzione industriale dei secoli scorsi, utile e forse necessaria per migliorare il benessere planetario, ha caricato sulle spalle delle generazioni successive il problema dell’inquinamento; ora ci siamo dentro in pieno, avendo ereditato forme di produzione di energia incompatibili con la vita dell’umanità sulla Terra.

Nel caso del petrolio poi, non dimentichiamo le guerre che si sono combattute e sono in corso per il suo accaparramento, dato che ricorso all’uso della forza è abituale. Per non dire dei disastri ecologici: oggi un’enorme macchia di petrolio, partita da una centrale siriana, sta devastando il Mediterraneo orientale, ha raggiunto Cipro e minaccia Malta. Mettiamo dunque nell’EROEI anche queste “componenti distruttive”, laddove, per contro, molte delle energie “rinnovabili” (come sole, vento, maree, eccetera) sono uniformemente distribuite sul pianeta e non presentano irreparabili rischi ambientali. Il professor Alberto Clò afferma che “un’auto elettrica in più in Germania peggiora le cose visto l’ampio ricorso al carbone dell’industria tedesca per la produzione di energia elettrica”.

Opinione contestabile perché, se è vero che la Germania per un terzo fa ricorso al carbone per un altro terzo utilizza fonti rinnovabili (il resto è nucleare, petrolio e gas), e il trend è di ridurre progressivamente il primo e incrementare le seconde. Inoltre si tratta di un Paese avviato ad importanti elezioni nazionali dove la prospettiva ecologica è determinante. Infine ha su strada un milione di veicoli elettrici e conta di arrivare a 14 milioni entro il 2030: tedeschi autolesionisti. Per non dire della Gran Bretagna che, pur essendo praticamente un’isola fatta di carbone, lo ha abbandonato e ha oggi una produzione di energia elettrica derivata da fonti “carbon free” (rinnovabili+nucleare) superiore al 50% del fabbisogno del Paese.

 

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