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Gen 10 CONSUMARE MENO E MEGLIO

di Carlo Sidoli

Uno dei vantaggi dell’energia elettrica è che pur trattandosi di un “derivato”, cioè qualcosa che purtroppo non esiste in natura (fulmini a parte), essa può essere prodotta a partire da svariate fonti. Non è complicato generare energia elettrica: basta “sfruttare”, ad esempio, l’acqua in movimento, il vento, le maree, il moto ondoso, il calore, eccetera. Avendo a disposizione un veicolo dotato di motore endotermico, che di conseguenza può funzionare con combustibile derivato da idrocarburi, pare comunque assurdo che gliene si possa preferire uno con motore elettrico per il quale gli idrocarburi vanno inviati a una centrale termoelettrica che produce l’energia che va ad alimentare il motore elettrico. Invece è quanto avvenuto, ovunque è stato possibile, in campo ferroviario. Le locomotive, che andavano a carbone o a petrolio, funzionanti con il principio dei gas in pressione che spingono i pistoni, sono state sostituite da locomotori che vanno a energia elettrica. In pratica, se prendiamo un quintale di gasolio e lo mettiamo in un locomotore Diesel, oppure lo avviamo a una centrale termoelettrica la cui corrente prodotta va in un locomotore elettrico, quest’ultimo è quello che, a parità di utilizzo, riesce a percorrere più strada. Ora, oltre alle precedenti considerazioni (di competenza della Fisica Tecnica), dobbiamo prendere in esame altri due condizionamenti che vincolano la scelta dell’alimentazione dei veicoli: una di carattere ecologico e una di carattere politico. Sempre restando nell’esempio ferroviario, chi ha l’età o chi ha viaggiato in Paesi arretrati nel campo delle strade ferrate, sa per esperienza com’era la situazione per le vie respiratorie e per l’igiene personale all’epoca delle motrici a carbone o anche di quelle Diesel. Se aggiungiamo i danni alla salute del pianeta dovuti alle emissioni sia nocive che a effetto serra, non si può che apprezzare l’elettrico. Nella situazione ideale di elettricità prodotta da sole fonti rinnovabili, l’inquinamento atmosferico e i gas a effetto serra sarebbero addirittura assenti. Naturalmente è logico obiettare che costruire e manutenere dighe o pale eoliche o pannelli solari o altri marchingegni “green” provoca inquinamento, ma il mondo degli idrocarburi non è da meno, con le necessarie prospezioni geologiche, i pozzi di estrazione, i viaggi delle petroliere, le raffinerie, eccetera. Per quanto riguarda l’aspetto politico teniamo conto che l’Italia importa energia essenzialmente sotto tre forme: gas naturale, petrolio ed energia elettrica. Il petrolio viene raffinato e va in gran parte al settore dei trasporti con motore endotermico sotto forma di gasolio, benzine e lubrificanti. I nostri fornitori di petrolio non si possono dire esattamente affidabili, cioè in grado o vogliosi di rispettare i contratti: hanno poca stabilità politica e giocano sul prezzo secondo le circostanze. Traslare dalla dipendenza petrolifera alla trazione elettrica significa acquistare sicurezza di non “restare a piedi” nel vero senso del termine: come abbiamo visto, l’elettricità è il settore che può attingere a varie forme di energia primaria e soprattutto a quelle rinnovabili, che sono in continuo sviluppo, anche in Italia. Certo che se avessimo potuto utilizzare l’elettricità prodotta da nostre centrali nucleari avremmo risolto il problema delle dipendenze dall’estero, ma non è il caso. Oltretutto, a ben vedere, “il nucleare” neppure ce lo meritiamo viste le lungaggini, il costo, le incertezze e gli errori commessi durante l’ancora incompiuto smantellamento delle strutture “affossate” dal referendum del 1987. Abbiamo parlato della convenienza della trazione elettrica in campo ferroviario, dove le motrici sono collegate alla linea aerea dei cavi di alimentazione. Per gli autoveicoli, il discorso sulla convenienza economica ed ecologica della trazione elettrica si fa “articolato”.  Restano tutti i vantaggi sopra elencati ma occorre tenere presente il “problema batterie”. Quanto pesa, cioè, reperire le materie prime, lavorarle e smaltirle per non cadere, ad esempio, dalla “padella del petrolio alla brace del litio”, o di altri elementi “rari”. Ma le batterie sono in continua evoluzione e la trazione elettrica pare dunque inarrestabile.

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