Moda

Apr 09 DANIELA FEDI – IL GIORNALE: SIAMO ITALIANI TUTTI I GIORNI, NON SOLO IN LOCKDOWN

Cristiana Schieppati

Daniela Fedi ha festeggiato il 4 marzo i suoi primi 40 anni di attività giornalistica.  Dopo due giorni è iniziato il suo lock down, vissuto nella solitudine più completa ma con Pardo,  il suo inseparabile bassotto che le offre momenti di felicità fuori casa. Critica di moda per Il Giornale, l’unica quarantena che ha sempre fatto è quella tra Parigi, New York, Milano, Firenze e Roma per seguire le sfilate. Da casa ci racconta il suo punto di vista su come sta vivendo queste giornate e su quello che succederà nel mondo della moda quando finalmente tutto tornerà alla normalità.

 

 

Daniela come stai trascorrendo queste giornate?

 

 

Lavoro ogni giorno in smart working, credo che sia la prima volta in tanti anni che trascorro così tanto tempo a casa. Un tempo prezioso per riflettere, per meditare e per capire meglio quello che sta accadendo intorno a noi.

 

 

Proprio a marzo c”è stato un anniversario importante per te…

 

 

Si, il 4 marzo 1980, esattamente quarant’anni fa, ho iniziato a lavorare come giornalista. Mi ricordo come fosse ieri la prima sfilata a cui ho assistito di Giorgio Armani, la commozione  di vedere quegli abiti .  Oggi per emozionare occorre sfilare nei deserti, nei templi, in location dall’altra parte del mondo. Una volta bastava un vestito. Però devo ammettere che ci sono ancora designer, come Alessandro Dell’Acqua che anche quando sfilano  in un garage  ti toccano il cuore.

 

 

Cosa ti manca di più?

 

 

Mi manca tutto, io sono una persona che deve inglobare, devo vedere in faccia con chi sto parlando, il mio spazio passa dal personale all’universale  è il mio modo di condividere.  Per fortuna grazie al mio cane ho delle occasioni per uscire e mi ritrovo a inseguire la gente per fare due chiacchiere, sempre tenendo un metro di distanza! Tutto questo lascerà dei segni dentro di noi, anche se torneremo ad andare dal parrucchiere o a prendere il caffè al bar.

 

 

Come sta cambiando il mondo della moda e cosa  occorre fare per uscire da questa crisi?

 

 

La moda purtroppo viene sempre trattata a calci in faccia dal nostro Governo. Conte in tutti i numerosi decreti emanati non l’ha mai menzionata,  sebbene sia la seconda voce attiva della nostra economia. Anche se gli stilisti e le nostre aziende sono abituati a rimboccarsi le maniche  credo che se vogliamo uscire bene da questa inevitabile recessione occorrerà scegliere il Made In Italy.  Modelle, fotografi, terziario… tutto italiano ! Basta essere esterofili, dobbiamo  gridare al mondo “Italy First”!

 

 

Qual è l’atteggiamento che devono tenere le nostre aziende in questo momento?

 

 

Prima di tutto occorre non fare sciacallaggio! Mi viene in mente un detto arabo che dice “Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto. Ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani.”  Mi riferisco alla qualità dell’essere umano, a chi siamo e chi vorremmo essere. Parliamo del nostro Paese, di chi fabbrica mascherine perché effettivamente vuole contribuire al benessere di medici e sanitari oppure vuole finire la produzione delle collezioni e quindi ha bisogno di una copertura.

 

E’ cambiato il tuo modo di considerare i  social ?

 

 

Oggi finalmente vedo i protagonisti dei social con occhi diversi, sono fenomeni che fatico a comprendere per un fatto generazionale, ma quello che hanno fatto Chiara Ferragni e Fedez, la loro generosità e la loro battaglia contro le chiusure del paese è ammirevole. Questo lockdown ha messo al muro i cialtroni, troppi nel nostro ambiente, e finalmente viene fuori il merito di chi lavora seriamente e con professionalità.

 

 

C’è stato qualcosa che ti ha tenuto particolarmente compagnia in questo periodo? 

 

 

Seguo Paolo Stella, a cui voglio molto bene, mi sono fatta consigliare seguendo il suo hashtag #mysweetquarantine e mi sono appassionata alle lezioni di yoga e alla fiaba della buonanotte. Ma la cosa che mi ha emozionata è stata quando un mio conoscente , purtroppo ricoverato per Covid 19, mi ha chiesto se potevo mandargli ogni sera un racconto sul cellulare per tenergli compagnia. Vado a letto felice  sapendo che lui leggerà il mio pensiero e mi sento più vicina.

 

 

Un messaggio per chi ci legge:

 

 

Ritroviamo l’orgoglio italiano tutti i giorni, non solo con i cori dal balcone.

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