Moda

Apr 06 EMANUELE FARNETI DIRETTORE DI VOGUE ITALIA: INIZIAMO A RAGIONARE SUL MONDO CHE CI ASPETTA.

Cristiana Schieppati

Emanuele Farneti è il direttore della rivista che a livello mondiale rappresenta la moda. Vogue Italia è un giornale, ma anche un brand  legato al lusso, all’immagine, agli eventi. Emanuele ha  preso l’eredità di Franca Sozzani e con il tempo ha portato il mensile di punta di Condè Nast Italia ad un’ evoluzione editoriale fatta di immagini ma anche tanti contenuti, a volte da leggere altri da guardare. La grande sfida professionale che si appresta a intraprendere è quella di aiutare il Paese e il sistema a ripartire  perché , dice “questa è la nostra occasione per cambiare il mondo”.

 

Come si è organizzata la redazione di Vogue Italia lavorando in smart working?

 

Grazie all’intuizione del nostro amministratore delegato Fedele Usai, anche la redazione di Vogue Italia come tutta Condé Nast Italia lavora in smart working dai primissimi giorni dell’emergenza Covid-19.  Da un punto di vista tecnico, molti strumenti erano già operativi prima grazie al cloud. E siamo abituati a lavorare in remoto con i nostri collaboratori americani.
Detto questo, è chiaro che anche Vogue, come ogni altro giornale, nasce dalla prossimità fisica tra chi lo fa, dallo scambio anche casuale di idee, dal confronto occhi negli occhi, dall’esperienza tattile di valutare una stampa, una foto. Siamo in una situazione d’emergenza e la gestiamo al meglio. Ma questo non vuol dire che io creda che il lavoro a distanza sarà il futuro della nostra professione.

 

 

Quali iniziative avete pensato per dare un contributo a questa emergenza sanitaria? 

 

 

Intanto, Vogue Italia è il media italiano con la fan base più larga sui social media: abbiamo quindi sentito il bisogno di manifestare al mondo quanto drammatica fosse la situazione nel nostro Paese. E di converso siamo anche diventati il luogo in cui moltissimi amici, da ogni angolo del pianeta, hanno voluto far sentire la loro vicinanza all’Italia. In secondo luogo abbiamo voluto offrire compagnia e intrattenimento al nostro pubblico coinvolgendo in interviste, messaggi e incontri digitali la nostra community – Pierpaolo Piccioli e Alessandro Michele tra i primi hanno raccontato le loro giornate, musicisti internazionali regalato concerti live, le foto dell’archivio fanno compagnia con una selezione dedicata alla casa, e molto ancora.

 

 

E’ cambiata in qualche modo la linea editoriale del giornale? Il potere delle immagini in questo caso ha anche un valore di conforto? 

 

Sì, abbiamo deciso di accantonare per il momento la nostra scaletta editoriale e di creare ex novo un numero speciale che uscirà nei prossimi giorni. Non si tratta ovviamente di parlare della pandemia, non è il nostro compito, ma di iniziare a ragionare sul mondo che ci aspetta dopo – in generale, e nel nostro settore in particolare.

 

 

I numeri dell’on line sono cresciuti? Come usate i social? 

 

 

Sì i numeri digitali sono in grande crescita. Ma quello che mi fa più piacere condividere è il grande apprezzamento che abbiamo ricevuto per la decisione di rendere gratuita per tre mesi la fruizione di Vogue Archive. È il nostro piccolo, grande tesoro: tutti i numeri del giornale digitalizzati, dal 1964 ad oggi. Un bellissimo viaggio nel tempo e nello spazio, con le immagini dei più grandi fotografi del mondo: Avedon, Meisel, Lindbergh…

 

 

Come siete venuti incontro al cambio di percezione nei confronti della moda dei lettori rispetto a prima? 

 

Abbiamo curato con grande attenzione il tono di voce: chiaramente nessuno può pensare che in un momento in cui le persone lottano tra la vita e la morte, si fanno i conti con un lutto enorme e si celebra l’eroismo del personale medico, la moda sia una priorità. E però, pensiamo che il giorno in cui anche un gesto oggi non ritenuto primario come andare in un negozio e fare un acquisto tornerà possibile, sarà una vittoria per tutti. Fatemi poi ricordare quanto il mondo della moda si sia messo in gioco con donazioni e iniziative industriali per aiutare il Paese nell’emergenza: davvero una grande dimostrazione di solidarietà – fatti, non parole.

 

 

Ti sei sentito con gli altri direttori di Vogue nel mondo? Avete condiviso dei progetti?

 

 

Sì mi sento costantemente con i direttori degli altri Vogue europei. E ho chiesto consigli alla mia collega cinese, che ha affrontato l’emergenza prima di noi. Per possibili collaborazioni editoriali, stiamo ragionando, nulla è ancora deciso. Ma già da qualche mese siamo tutti ingaggiati nel raccontare quelli che chiamiamo Vogue Values, di cui il numero degli illustratori e quello per Venezia sono gli esempi più evidenti.

 

 

 Che prospettive hai per i prossimi mesi? 

 

 

Aiutare il Paese e il sistema a ripartire sarà la grande sfida della nostra vita professionale.

 

 

 

Come fate per i servizi di moda? Pensi che questa crisi porterà a far lavorare sempre di più modelle e fotografi italiani oppure no?

 

 

Per questo mese, abbiamo realizzato un progetto speciale che scoprirete a breve. Nei mesi successivi vedremo, è difficile oggi fare previsioni. La mia direzione si è impegnata da subito a dare occasioni a fotografi e stylist italiani. Non più tardi di due mesi fa (ma sembra una vita!) abbiamo anche dedicato un intero numero al nostro Paese. Se ci sarà l’opportunità, insisteremo su questa strada.

 

Un messaggio ai tuoi lettori 

 

Non avremmo voluto che succedesse così, ma questa è la nostra occasione per cambiare il mondo – renderlo più giusto, più solidale, più sostenibile. Teniamo duro ancora un po’, restiamo a casa, e poi lavoriamo tutti assieme perché possa succedere davvero – lo dobbiamo a chi non c’è più, e a chi ha sacrificato così tanto di sé per aiutare gli altri.

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