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Apr 07 EVERGREEN, POSSIBILI INTERRUZIONI.

di Carlo Sidoli

Occupandoci con l’abituale incoscienza anche dei problemi più seri, abbiamo vissuto più con curiosità che con apprensione il caso della nave cargo “Ever Given” incagliata nel Canale di Suez per una settimana; in sostanza un’edizione speciale di “Scherzi a parte” in diretta continua. Accertato che non si è fatto male nessuno, era chiaro che, a costo di scaricarla container per container (un’ipotesi presa in considerazione) la nave sarebbe ritornata a galleggiare. Fa niente se ora cominciano i grattacapi delle assicurazioni e riassicurazioni per valutare e risarcire i danni economici patiti dall’enorme catena produttiva che è legata al transito non solo del cargo della Evergreen, ma anche delle altre quattrocento navi bloccate per l’incidente. Fa niente se ancora una volta si è resa evidente la criticità di un sistema di trasporto soggetto a “colli di bottiglia”; tanto si può rimediare circumnavigando l’Africa o mettendo in funzione la “Rotta Artica”, che per via del surriscaldamento globale appare sempre più praticabile. Fa niente se l’Italia e gli altri Paesi mediterranei dipendono più di tutti dall’agibilità del Canale e il prezzo del petrolio è rimbalzato subito. Fa niente se il 10% del traffico marittimo mondiale passa per Suez; tanto nessuno ci ha spiegato se quel 10% riguarda il numero di navi o le tonnellate trasportate o il valore della merce o tutti e tre. Fa niente se attraverso il Canale transitano anche parecchie navi militari, essenziali per il mantenimento degli equilibri politico-strategici della zona medio orientale, non proprio tra le più tranquille. A noi interessa il “Perché” è successo e non ci lasciamo certo incantare dalle spiegazioni dei tecnici che parlano di manovre sbagliate, di vento trasversale, di inerzia delle navi e di tempeste di sabbia accecanti. Qui c’è sotto qualcosa, e poiché non si trovano in giro “negazionisti”, giacché il fatto è accaduto e dimostrato, ci appelliamo ai “complottisti”, che non mancano di spiegazioni “logiche”. È vero o non è vero che Gianni Cuozzo, amministratore delegato della Aspisec (società specializzata nella lotta al “cyberspionaggio”), in soli dieci minuti è riuscito a prendere il controllo di una nave in navigazione entrando nei suoi sistemi informatici e tutto semplicemente attraverso un tablet? È accaduto a Genova, il 17 dicembre 2017, durante un convegno dedicato alle rotte digitali e ai fenomeni di “hackeraggio” già molto diffusi, tanto che la compagnia di navigazione danese Maersk Line, oggetto di cyber-attacchi, in un semestre ha accumulato perdite per 300 milioni di dollari. Va bene che non si capisce chi possa aver tratto vantaggi dall’ingorgo del Canale, ma questo è un dettaglio trascurabile e non sarà difficile scoprirlo. “Storie”, ribattono i seguaci di QAnon, simpatizzanti di Donald Trump, e la verità è sotto gli occhi di tutti: si tratta di una manovra di Hillary Clinton, satanista e già effettivo presidente degli USA durante l’amministrazione dello “svagato” marito Bill e ora interessata al traffico di bambini da seviziare. “Evergreen” era il nome della Clinton nel linguaggio cifrato usato dai Servizi Segreti americani. Il codice di chiamata della Ever Given è H3RC, iniziali di Hillary Rodham Clinton. Infine la prova schiacciante: la nave si è arenata alle ore 13,01 e la guerra del Canale di Suez tra Israele e le Nazioni Arabe fu nel 1967. Se sottraiamo 1301 a 1967, otteniamo 666 che è universalmente riconosciuto come il numero satanico del cornuto per eccellenza (compare nell’Apocalisse, anche se una sola volta). Incontestabile, tanto più che molti hanno potuto osservare la registrazione di una telecamera di controllo su un’autostrada cinese presso Nanchino in funzione il 27 marzo scorso. Si vede chiaramente un autotreno piazzato di traverso a bloccare del tutto il traffico di una carreggiata e sulla sua fiancata è scritto in grande “Evergreen”! Il cargo con la medesima scritta era di traverso nel Canale di Suez dal 23 dello stesso mese. Anche se non si tratta della stessa società di trasporti, bisogna riconoscere che il marchio è una garanzia; speriamo non esista un trasporto omonimo per via aerea.

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