Moda

Set 24 GEOX – MARIO MORETTI POLEGATO: ” UNA CO-LAB CON UNO STILISTA? MAI DIRE MAI. PER ORA PENSIAMO ALLA FORMAZIONE DEI GIOVANI.

di Cristiana SCHIEPPATI

Mario Moretti Polegato è il Presidente di Geox, il Gruppo totalmente italiano che produce scarpe e le distribuisce in tutto il mondo. Un’azienda di calzature che ha una distribuzione privata in oltre 100 paesi. Da una ricerca commissionata da Geox sulla awareness del brand nei paesi in cui sono presenti, più del 70% delle persone intervistate conosce il marchio. Un dato significativo, una penetrazione nella mentalità locale, anche se l’Italia resta il mercato di riferimento.

Qual è il vostro segreto?

Dopo il Covid siamo sempre cresciuti a due cifre per arrivare al primo semestre di quest’anno con un + 30% . Noi abbiamo tre elementi fondamentali che distinguono il nostro marchio dagli altri produttori: il primo è quello dello stile italiano, il secondo quello delle tecnologie che servono a migliorare l’uso del prodotto, il terzo elemento è il super confort, ad esempio con la linea Sferica che offre la sensazione, mentre si cammina, di essere avvolti da un cuscino.

Come si ottiene questo risultato?

Questo risultato si ottiene grazie alla morbidezza delle suole, a quella dei pellami e dei materiali che usiamo, che sono tessuti tecnici, che riescono a creare una vera e propria experience emozionale in chi usa queste scarpe. Siamo i soli al mondo a proporre questo e, consapevoli che occorre anche lavorare sullo stile, abbiamo migliorato il design, soprattutto nel settore femminile, e questo ci fa ben sperare di continuare questa crescita.

Come avviene la ricerca su tecnologie e design?

Geox ha la sua sede principale a Montebelluna, in provincia di Treviso, ma abbiamo filiali nei paesi principali del mondo. Tutte le nostre sedi sono collegate tra loro e ci vengono forniti sempre i dati sulle tendenze che vengono immediatamente comunicate ai nostri stilisti. Un ciclo chiuso che ci porta a conoscere in tempi rapidi cosa il consumatore sta cercando.

In questi ultimi due anni cosa è cambiato nelle richieste del consumatore?

Il cliente Geox ha come primo riferimento quello della respirazione, che è il nostro concetto principale , e quello della impermeabilità delle calzature invernali. Scarpe in pelle che ti permettono di camminare nella neve e mantenere sempre i piedi asciutti grazie alla membrana che dalla suola viene estesa a tutta la parte interna della scarpa. Lavoriamo molto anche con paesi freddi, dove l’inverno è molto pesante e quindi il nostro prodotto unisce più elementi che incontrano le esigenze del cliente.

Oltre alle scarpe, la collezione Geox propone anche dei capispalla?

Si, seguono la nostra filosofia. Non sono eccessivamente modaioli , ma sono creati con un design e linee tipicamente italiane. Anche qui i tessuti e la tecnologia di areazione permettono massimo confort e abbinati alle calzature permettono più scelta per il cliente.

Non avete mai pensato di fare una collaborazione con uno stilista, magari una capsule collection?

Si, abbiamo tanti progetti e un mondo molto grande da soddisfare. Faremo anche questo nel futuro. Ma oggi la nostra azienda è impegnata a sviluppare e consolidare i tre temi di cui le accennavo sopra. Non escludiamo nulla, le collaborazioni ci piacciono, ad esempio quella con il WWF o con la Disney per la linea bambino, settore nel quale siamo leader.

Ha mai pensato di rilevare un altro brand? Magari da un’azienda in difficoltà?

Noi pensiamo a tutto, ma siamo congestionati da tanti progetti e dobbiamo dare la precedenza a quello che al momento è il nostro business principale. Se non avessimo dei risultati di crescita così importanti allora potremmo preoccuparci di fare delle nuove acquisizioni, ma al momento non ci pensiamo. Il nostro principale investimento oggi sono i giovani, abbiamo creato delle scuole di formazione interna con ragazzi che arrivano da ogni parte del mondo. Per noi è stato un lavoro costosissimo, anche in termini di reclutamento qui a Montebelluna.

Cosa offrite a questi studenti?

Insegniamo loro un metodo lavorativo mettendo a disposizione tutto le nostre risorse. Abbiamo creato un vero e proprio campus, dove c’è la possibilità di portare anche i bambini. Un ristorante con un menù che non ha nulla a che fare con una mensa aziendale. Inoltre abbiamo delle collaborazioni esterne, come quella con il Politecnico di Milano.

Di che cosa si tratta esattamente?

La trasformazione digitale di un’azienda comporta molti investimenti da una parte e dall’altra occorre fare in modo che ci sia coinvolgimento delle persone. Il programma si chiama GIDA Geox International Digital Accademy, realizzato appunto in collaborazione con il Politecnico e prevede oltre 40.000 ore per tutti, dal neo assunto al manager più senior . Ogni dipendente ha la sua training card con dei corsi , alcuni in presenza altri on line. Un progetto innovativo che ha vinto un premio come miglior programma formativo smart digital in Italia, iniziato nel 2021 ed oggi lo stiamo estendendo anche alle filiali estere.

Com’è stato percepito questo progetto dai dipendenti?

La nostra preoccupazione è che fosse concepito esclusivamente come formazione. A nostro avviso se c’è la customer experience occorre anche una employee experience altrimenti non avrebbe senso. Cosi abbiamo anche avviato dei lab per ascoltare i nostri lavoratori, per comprendere le loro necessità e per creare un ambiente di lavoro che permetta alle persone di restare. Cominciamo a vedere i primi risultati e questa è una grande soddisfazione. Per noi che viviamo in provincia di Treviso, attirare persone è difficilissimo. Con questo sistema le formiamo e le tratteniamo a lavorare con noi perché trovano un ambiente lavorativo stimolante. Siamo una community.

Com’è il vostro rapporto con i social?

In un primo tempo non li usavamo molto perché erano fuori dalla fascia d’età del nostro consumatore che copre principalmente dai 0 ai 10 anni e dai 35 anni in avanti. Oggi usiamo tutti i mezzi di comunicazione moderni, perché il range di utilizzo si è allargato , Instagram è usato da persone di tutte le età. Perciò noi ci siamo.

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