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Ott 10 GP GIAPPONE: IL COMMENTO

di Paolo Ciccarone

Max Verstappen bi campione del mondo a Suzuka. Ha vinto corsa e titolo a casa della Honda e come nelle favole, alla fine vissero tutti felici e contenti. O quasi. Ovvero, anche questa volta, nella gara decisiva, come Abu Dhabi 2021, il risultato finale è frutto delle polemiche. Stavolta a dare la certezza matematica è stata la penalizzazione di Charles Leclerc che all’ultima curva, nel difendersi da Sergio Perez, ha esagerato, è uscito e nel rientrare ha ostacolato il messicano. La giuria ha inflitto 5 secondi di penalizzazione e da secondo è sceso al terzo posto, dando così il mondiale a Verstappen. È il destino di questo pilota far discutere e dividere gli animi. Lo ha fatto debuttando in F.1 a 17 anni, nemmeno la patente aveva, e a chi lo guardava storto, ha replicato con prestazioni e risultati. Ha creato polemiche quando lo misero sulla Red Bull e vinse subito alla prima gara, alla faccia di chi gli voleva chiudere le porte. E ha creato polemiche e discussioni quando nei duelli ravvicinati, spesso la peggio toccava agli altri. Un modo deciso di correre, tanto che fu applicato un nuovo regolamento: il protocollo Verstappen, ovvero che vietava, in frenata, di spostarsi da un lato all’altro della pista. Roba da go kart che Max ha trasferito alla F.1, con le polemiche del caso. E poi i duelli con Hamilton, il mondiale vinto in modo rocambolesco ad Abu Dhabi nell’ultima gara del 2021 con quella decisione stramba del direttore di gara. E ancora: il budget cap, il limite di spesa, che la sua squadra sembra non aver rispettato l’anno scorso e quest’anno. Roba da squalifica, secondo alcuni. Quelli per cui uno ha sempre ragione e mai torto, democraticamente, poi lasciano agli ascoltatori libertà di giudizio. Due titoli, due polemiche, discussioni infinite. Perché è bravo, ma sta sulle scatole a tanti. In fondo, quelli che dividono gli animi hanno sempre qualcosa in più degli altri. Lo era Senna, fino all’esaltazione post mortem, perché da vivo era uno che nei box veniva preso a sberle, vedi Irvine in Giappone e Mansell in Belgio o lo stesso Schumacher, altro tipino tosto beatificato dalle truppe ferrariste dopo il mondiale del 2000 mentre dal 1996 al 1999 era solo uno capitato per caso a Maranello alla faccia di Jean Alesi, quello buono, bravo simpatico con una vittoria in 200 corse fatte. E lo è anche Hamilton, talento puro nel 2007 quando doveva rompere le scatole ad Alonso in McLaren e far vincere, con questo duello fratricida, la Ferrari. Poi appena Lewis ha vinto alla faccia di Massa e della Ferrari, è diventato il nemico numero uno, diventato il nemico assoluto negli anni di dominio Mercedes in F.1. E anche lui è uno che divide, chi lo ama e, tanti, lo odiano. Uniti nel destino dei vincenti, come è Max Verstappen che non ha avuto nessuna colpa in Giappone: partito dalla pole, prima curva da applausi a scena aperta per un sorpasso su Leclerc che lo ha pure applaudito dopo gara. E vittoria senza appello: 25 secondi in 29 giri di corsa, un altro pianeta. Eppure il dubbio, le manfrine e i pettegolezzi, riguardano lui e il suo titolo. Merita solo applausi e riconoscenza, per aver mostrato un talento sopraffino. E peccato per chi non sa perdere e si appella ai giudici, ai conti, alla cattiva sorte. In F.1 non si inventa niente per caso, serve la perfezione e Verstappen lo è stato. Punto, complimenti, buon lavoro e al prossimo anno.

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