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Mag 20 GP IMOLA: IL COMMENTO

di Paolo Ciccarone

Imola, pista di casa della Ferrari, intitolata ad Enzo e Dino Ferrari. Le tribune gremite come ai vecchi tempi, oltre 200 mila presenze che hanno messo a dura prova l’impianto e il traffico cittadino, ma una festa continua in cui dal rosso si è passati all’arancione. Quello solito di Max Verstappen, vincitore con affanno davanti a Lando Norris, McLaren arancione. Un rosso sbiadito che fa da contraltare ai sogni della vigilia, quando stampa amica ha esaltato il lavoro delle maestranze rosse, con modifiche stratosferiche da guadagni sul giro miracolosi. Tanto che Carlos Sainz, pilota che ha concluso al quinto posto, aveva detto alla vigilia di stare calmi e volare bassi. Non lo hanno ascoltato e alla fine il podio rosso è diventato quello del terzo posto di Charles Leclerc, brillante a sprazzi, ma in grado di lottare con quelli davanti: “Fossimo partiti in prima fila avremmo vinto” ha tuonato Fred Vasseur, il team principal. Come dire che se mia nonna avesse avuto le ruote era una carriola… Vabbè, si sa che si deve aprire bocca per far felici i tifosi e chi legge i giornali senza avere il polso della situazione, magari capace di mettere un paio di occhi e orecchie indiscrete nel team tanto per capire meglio le cose. In fondo non è una novità, successo in passato, succede oggi. Resta il fatto che inizio stagione arrembante, una vittoria in Australia, seconda forza del mondiale. Dopo sette gare la seconda forza è scesa alla terza, dietro a McLaren le cui modifiche, al primo colpo a Miami, hanno funzionato. Il bello di Imola è che la Red Bull non ha più il divario stratosferico del passato, anche se vince sempre lo stesso, perché il n.2, il messicano Sergio Perez, è alla ricerca di uno psicologo viste le bastonate che prende regolarmente da Verstappen. Per cui, con una McLaren in crescita a firma Andrea Stella, che è un ex Ferrari con la Ferrari ancora nel cuore, la rossa deve sperare che la battaglia davanti fra i due team possa aprire degli spiragli al terzo incomodo. Fra pochi giorni si va a Montecarlo, pista cittadina in cui le modifiche servono a poco e serve molto mestiere del pilota, poi il Canada. Ecco, se in queste due gare non si vede qualche spiraglio di successo, difficile capire il prosieguo della stagione. Quello che è certo è che Verstappen, pur non avendo più il missile di prima, riesce in qualche modo a fare le pole, a difendersi in gara e a vincere, anche se in volata invece che con la solita mezzora di vantaggio. In fondo, Enzo Ferrari diceva che non importa con quanto margine si vince, l’importante era vincere. Salvo poi, vedi GP Sudafrica del 1979, far impallidire l’ingegner Mauro Forghieri al telefono urlando e chiedendo perché a Kyalami, doppietta Ferrari, gli avversari fossero arrivati così vicini al traguardo. Che era quasi un giro di distacco. Questo per far capire lo stile di ieri e quello di oggi…

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