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Lug 24 GP UNGHERIA: IL COMMENTO

di Paolo Ciccarone

Max Verstappen 281 punti in classifica piloti. Mercedes 223 punti nella classifica costruttori con due piloti: Hamilton e Russell. Come dire che il pilota olandese, vincitore del GP Ungheria, da solo vale più dei due piloti Mercedes messi insieme. Se poi andiamo più giù in quella classifica che rende bene la situazione attuale, troviamo al sesto posto Carlos Sainz e al settimo Charles Leclerc per un totale di 167 punti. Sergio Perez, da solo, ne ha 171. Come dire che pure la seconda guida della Red Bull vale tutti e due i piloti della Ferrari e li supera anche. Il risultato dell’Hungaroring è stato impietoso: Verstappen non solo ha vinto, non solo ha dominato, ma ha umiliato i rivali. Oltre 30 secondi di vantaggio sul secondo arrivato, Norris con la McLaren, e 35 su Perez, che era partito nono, come dire quasi dal centro di Budapest. Ma un giro più veloce in corsa in un minuto e venti secondi, oltre un secondo mezzo più veloce del secondo e oltre due secondi al terzo classificato nella graduatoria dei giri veloci. Una umiliazione per tutti che in meno di sette giorni potrebbe essere bissata in Belgio in questo calendario pazzo che accorpa gare su gare e alla fine rende sempre lo stesso risultato: Red Bull domina con Verstappen, arranca con Perez. Poi alla fine si ritrovano sul podio entrambi. E parlando di podio meglio sorvolare sul gesto, involontario certamente, di Norris che ha rotto il trofeo in ceramica di Verstappen. Sono state le risate successive a far capire come a questi ragazzi non importi niente e che il rispetto è cosa sconosciuta. Tutto è dovuto, tutto vale poco o niente. Sintomo delle generazioni attuali, ma gli ungheresi non l’hanno presa bene, perché quell’oggetto era il frutto di un lavoro di sei mesi, organizzato da maestri artigiani con formule secolari. Il costo? Per noi mortali una mazzata, fra i 30 e i 40 mila euro (non è stato specificato) per loro che i 40 mila euro se li giocano in 2 minuti al bar, una bazzecola. Nemmeno le scuse, ma solo sfottò fra i due protagonisti. Almeno loro hanno trovato qualcosa di cui ridere, perché il rovescio della medaglia si chiama ancora una volta Ferrari. Settimi e ottavi con Leclerc e Sainz, a oltre un minuto e dieci secondi, a cinque anni dalla scomparsa di Sergio Marchionne. All’epoca, in Germania, ci fu l’amarezza di una corsa buttata via per colpa di Vettel, che uscì di strada quando era in testa. Adesso c’è mancato poco che ci fosse il doppiaggio, ulteriore onta. Si parla male della gestione Marchionne, che aveva i suoi limiti e ha fatto errori, ma se guardi i risultati la Ferrari lottava per il mondiale, quelli arrivati dopo stanno cercando ancora il bandolo della matassa. Anzi, cercano proprio la matassa che non si trova. Perché i proclami della vigilia: “Andiamo forte sulle curve a 90 gradi, possiamo lottare per la pole” illudono i tifosi e la stampa riporta fedelmente tutto. Poi arriva il sabato e ci si piazza in terza fila con Leclerc, pure dietro alla Sauber motorizzata Ferrari che porta gli adesivi Alfa Romeo col pilota cinese Zhou, bravino ma altra pasta rispetto al monegasco “predestinato” diventato nel frattempo “procrastinato” visti i risultati (non sempre colpa sua) e poi Sainz undicesimo, sempre più in rotta la con la squadra e con un piede da altre parti, magari in un clamoroso ritorno all’ovile…Poi arriva la domenica e oltre a Red Bull, si vede una McLaren davanti (anzi due, pure Piastri, esordiente, che le suona a tutti) poi una Mercedes, anzi due, pure Russell che partiva dalla penultima fila, si tiene a bada Alonso con Aston Martin perché qui hanno perso il bandolo della matassa davvero e ci si becca oltre un minuto. Ma le dichiarazioni sono sempre quelle: lottiamo, lotteremo, non molliamo, ce la giochiamo. Poverini, non potrebbero dire altro. Anzi sì, un bel tacer non fu mai scritto. Che sia la volta buona di parlare meno (e la stampa si arrangi) e pensare ai fatti (vedi McLaren) o il teatrino dell’assurdo proseguirà ancora? In Belgio, pista da uomini veri, i piloti possono metterci una pezza, e si spera che sia bella grande e soddisfacente…

Foto: Ferrari.com

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