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Ott 24 GP USA: IL COMMENTO

di Paolo Ciccarone

Forse non passerà alla storia come la gara più combattuta del mondiale, di sicuro resteranno tracce di un GP particolare con una forte connotazione emotiva. Le polemiche sulla violazione del budget cap della Red Bull e le voci, incontrollate, sui perché e percome sarebbe stata una vittoria mondiale irregolare. Poi la scomparsa di Dietrich Mateschitz, il gran patron della Red Bull, l’uomo che ha cambiato la comunicazione in F.1 investendo i soldi della sua bevanda nelle attività rischiose. Il tutto in una atmosfera in cui il pubblico americano non ha fatto mancare i fischi e le urla di disapprovazione ai piloti Perez e Verstappen, alla faccia del rispetto per chi rischia in proprio la pelle. In pista, però, le battaglie sono state di altissimo livello con duelli ravvicinati e spettacolari, senza esclusione di colpi ma tutte regolari: Verstappen contro Leclerc, Leclerc contro tutti, Hamilton e Verstappen in un finale al cardiopalma in cui l’olandese ha ottenuto la 13.vittoria stagione, uguagliando il record di Schumacher e Vettel e con tre corse ancora disponibili, con la possibilità di segnare un nuovo record assoluto. Ma è stata anche la gara di Fernando Alonso, decollato a 300 all’ora sulla Aston Martin di Stroll, picchiare contro il rail, andare ai box, sostituire musetto e gomme, rifiondarsi in pista da ultimo e arrivare settimo dopo una serie di sorpassi che lo hanno fatto sembrare l’uomo d’acciaio, salvo poi la penalizzazione di 30 secondi per aver perso uno specchietto in pista e pertanto, con macchina danneggiata, avrebbe dovuto fermarsi ai box a riparare il tutto. Una ingiustizia sportiva bella e buona perché invece della penalità avrebbe meritato la medaglia d’oro del coraggio e abnegazione. Ma questa è la F.1 di oggi, quella in mano ai notai: perché oltre allo spagnolo, hanno subito penalizzazioni anche Russell, per aver centrato la Ferrari di Sainz alla prima curva, incuranti del fatto che lo spagnolo avesse sciupato la pole con una partenza lenta e poi voleva rimediare tagliando la prima curva; Gasly, memore del Giappone, su cui la mano pesante dei commissari ha infierito più volte, Schumacher (Mick, il figlio) o Latifi, come dire sparare sulla croce rossa. In tutto questo baillame, con la gaffe mondiale di un inno americano cantato male e stonato (ha fatto il paio con quello di Monza senza microfoni…) è passato in secondo piano un altro aspetto. La Ferrari va forte in qualifica, poi consuma troppo le gomme e deve rallentare. È successo anche stavolta in cui la 12.pole della stagione non è diventata una vittoria e a far pensare male c’è il recupero Mercedes. Perché è vero che Leclerc da 12. al via è arrivato terzo, ma grazie alle safety car era a ridosso dei primi, eppure non solo non reggeva il ritmo Red Bull, e fin qui ci sta, ma le prendeva anche dalla Mercedes di Hamilton con gomme dure. Segno che a Maranello qualcosa l’hanno persa per strada e questa è forse la notizia più importante del GP che getta ombre sul futuro…

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