Moda

Set 29 IL DIGITALE SI PIEGA AL SENTIMENTO: LE MODELLE “UMANE”

di Anna Franco

La ragazza curvy? C’è. Perché basta contare le costole dentro un tubino, se hai qualche chilo in più la moda sa come accoglierti. 

La signora fiera dei capelli bianchi, che veleggia elegantemente verso i settanta? Presente. Non solo i volti spianati sono il mix and match perfetto per un abito.

Se, poi, ci fosse anche un rappresentante del mondo LGTB sarebbe bingo!

Sulle passerelle phigital dell’appassionante e appassionata fashion week milanese le top model sono state scalzate se non in toto almeno in parte da qualche signora agè o da qualche ragazza “fuori taglia”. La stessa Prada ha scelto, sì, delle modelle per illustrare il suo primo dialogo con Raf Simons, ma delle “absolutebeginners”, per dirla alla David Bowie. Fendi, Versace, Etrohanno, ognuno a loro modo, fosse anche solo per una sola uscita in passerella, portato in scena la normalità vestita da inclusività. Una parola che fa molta gola ultimamente e che, spesso, viene utilizzata come una melassa buonista a favore di cartella stampa.

Ma, dopo un lockdown e i relativi stop e incertezze sul futuro, la moda deve vendere, deve mostrasi, deve abbracciare le differenze sperando che la cosiddetta gente comune ricominci il prima possibile a rifrequentare le boutique e a comprare, sentendosi rappresentata da quello che sceglie e che acquista.

Giorgio Armani, straordinario e coerente designer, ma anche sapiente imprenditore, ha optato addirittura per una prima serata di sabato in televisione. Di più nazional popolare, forse, c’è solo il festival di Sanremo. Tanto più che tra gli ospiti di Lilli Gruber per commentare l’evento non c’era alcun esperto di moda. Un caso? Non di certo, ma un modo per mostrare che tutti possono godere della moda, anche chi non è una taglia 38, non ha uno stacco di coscia di un metro e mezzo, ha superato gli anta o, ancor di più, non usa quei termini tecnici che i lavoratori del settore hanno ben presenti nel loro personale vocabolario, ma che sono vuoti di senso per la maggior parte dei consumatori finali.

Del resto, ormai, le sfilate sono per tutti: le possono vedere e farsene un’idea tutti e la cerchia non è più così ristretta ed elitaria. Diventa necessario aprirsi per non soffocare, anche se l’inclusivitàsembra, a volte, forzata dagli eventi più che voluta dal pensiero.

MSGM ha raccontato una nuova generazione, si è abbandonato a un’autogestione creativa dove ragazze che non sono modelle hanno scelto da sé quali look fossero i più adatti ai loro fisici e soprattutto alle loro menti. Il designer, in questo caso, sembra fermarsi a guardare come giri veramente il mondo, per le vie di una città profondamente reale e ne trae nuova linfa vitale.

Insomma, una grande chiamata a raccolta di un universo che finora era estraneo al fashion system.

Può sembrare bizzarro che in questa voglia diffusa di abbracciare le diversità, un designer che con la sua sensibilità ha sempre dimostrato di essere aperto alla molteplicità dell’animo e dell’estetica umani come Pierpaolo Piccioli, abbia messo dei paletti, leggeri come nuvole, ma che vogliono suggerire una strada. 

La sfilata Valentino Collezione Milano è stato un unicum per innumerevoli motivi, che hanno tutti concorso a portare la maison dei red carpet nella polvere di una fonderia, nell’ex quartiere popolare della Bovisa, addosso a ragazzi e ragazze che nella vita non fanno i modelli e che non stanno davanti allo specchio per cancellare i propri difetti estetici, ma per accentuarli, semmai, con una frangia tagliata in casa  maldestramente o con una virata arrogante di eyeliner. E qui nasce un’esclusività poetica: puoi essere ciò che vuoi, puoi avere una tua storia e ancor meno importa il colore della tua pelle o il tuo orientamento sessuale, ma se vuoi far parte della community (un termine ripetuto più volte da Piccioli e anche scandito prima della passerella in Bovisa) Valentino devi essere abbastanza forte da metterti in discussione sempre e dal saper apprezzare chi è il tuo meraviglioso opposto. Altrimenti sei fuori. Valentino non è solo per le algide star, ma non è per chi è al di fuori del cerchio magico di quella che il designer ha più volte definito empatia.

Per molti, per tutti quelli che è possibile e doveroso raggiungere, per tutti coloro che possono, desiderano, vogliono comprare, perché si riparte anche facendo ripartire il business, ma se c’è una condivisione di valori, La nuova frontiera è questa: non si sceglie la tendenza, ma si sceglie l’abito in funzione della testa che lo cambierà con la voglia di raccontare un nuovo mondo. E il digitale si piega inevitabilmente al sentimento e alla normalità che corrompono la ragione dei pixel.

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