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Mag 25 IL PIÙ GRANDE ESPERIMENTO DEL MONDO

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Tutti noi, quando avvertiamo qualche disturbo di natura fisica tipo l’insonnia, prima di andare dal dottore cerchiamo di individuarne l’origine ripensando alle nostre abitudini. Allora proviamo, ad esempio, con lo smettere di bere una certa bevanda o di fumare o di mangiare qualche cibo particolare o di andare a dormire tardi. Del resto, anche il dottore, cui facciamo ricorso se non notiamo miglioramenti, molto spesso ci suggerisce di cambiare qualche abitudine scorretta. In analogia, consideriamo che il malato sia la Terra, che soffre di surriscaldamento e di inquinamento, e pare assodato che sia il modo di fare degli uomini a metterla a disagio. Il pianeta guarirebbe eliminando il genere umano, cosa che a lungo andare avverrebbe automaticamente quando l’aria divenisse irrespirabile, l’acqua imbevibile e il cibo immangiabile; noi però speriamo che cambiando le nostre abitudini ciò possa (ancora) essere evitato. Resta la difficoltà di imporre a tutta la popolazione mondiale (o almeno a una maggioranza significativa di essa) un mutamento radicale per vedere se si avvertono miglioramenti della “salute” della Terra. Il “lockdown” dovuto alla pandemia da Coronavirus ha offerto la inimmaginabile, seppure dolorosa, occasione d’oro di fare un esperimento globale di confinamento del genere umano impedendogli di circolare e riducendo di molto le attività industriali. A vederla da parte degli scienziati, sarebbe opportuno che la cosa si protraesse per qualche anno per avere dei risultati certi. Tuttavia, anche questi pochi mesi di sospensione hanno permesso di appurare che la cosa funziona: il pianeta ha migliorato il suo stato di salute. Di sicuro, come era prevedibile, le polveri sottili non “navigano” più numerose nell’aria (pare che, oltretutto, trasportino il virus) e le emissioni di ossidi di azoto (NOx), sgradito prodotto della combustione ad alta temperatura, hanno subìto un abbattimento attorno al 50%. Persino l’anidride carbonica (CO2) sembra diminuita, anche se in questo caso l’osservazione dovrebbe essere prolungata di molto, date le numerose variabili che ne influenzano la presenza nell’atmosfera. Poiché il genere umano non sarebbe quello che è se gli fosse impedita la libertà fondamentale di cercare di progredire per stare sempre meglio, è chiaro che alla “ripresa” occorre rivedere il modo di viaggiare di produrre energia e di smaltire i rifiuti: le tre fonti principali dell’inquinamento e dell’effetto serra.

 

Facciamo attenzione che è facilissimo che avvenga addirittura il contrario, come ci mostra la storia recente. Dopo la crisi finanziaria del 2008, che nel suo piccolo rallentando la produzione industriale aveva fatto ridurre il livello di alcune emissioni nocive, la Cina (osservato speciale perché Paese col più alto grado di “smog” chimico-fisico) mise in atto il programma di ripresa più inquinante mai concepito in epoca moderna confermandosi il principale importatore di petrolio e consumatore di carbone. Lo stesso mi pare di intuire nelle intenzioni di Donald Trump che, da sempre scettico sugli allarmi ecologici, prevede di soprassedere per un certo tempo alle regole di contenimento delle emissioni per ridare slancio all’economia USA (secondo Paese inquinatore del mondo). Ciò è un grave errore perché la ripresa economica deve invece basarsi proprio sul potenziamento della industria della “purificazione” del pianeta: un’impresa che crea lavoro e produce ricchezza, seppure non in tempi velocissimi (da cui la necessità di un supporto economico di credito “esterno”, tipo Fondo Monetario Internazionale). Le terre da coltivare andrebbero ricavate sottraendo terreno ai deserti, piuttosto che disboscando le foreste. Va incrementata la produzione di energia da fonti “rinnovabili” (fotovoltaico, idraulico, eolico, eccetera), cioè dal Sole, che in ultima analisi è all’origine di quasi tutte. Se invece riprenderemo come prima, o peggio di prima, la Terra tornerà ad aggravare la sua malattia e qualche altro “avvertimento”, come il Coronavirus, ci ricaccerà in casa più a lungo e con maggiori disagi e lutti.

 

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