Moda

Mag 11 INTERVISTA A FRANCESCA LUSINI PRESIDENTE DI PEUTEREY: CI SI ASPETTA, ALMENO NEL BISOGNO, CHE LO STATO CI SIA

Cristiana Schieppati

Peuterey è un’azienda che si definisce orgogliosamente italiana, nata nel 2002 ad Altopascio (Lu). Un nome ispirato ad una delle creste del Monte bianco di cui i tre puntini rossi del logo ne sono una riproduzione grafica. Un simbolo che rafforza ancora di più il concetto di Made in Italy.  Specializzata in abbigliamento outdoor  di fascia premium per donna e uomo, in questo particolare momento storico ha scelto di seguire il #realitytelling, ossia la persona è più importante del vestito che indossa.  A guidarla la sensibilità tutta femminile di Francesca Lusini, Presidente, che guida l’azienda di famiglia  e che in questa intervista ci racconta come ha organizzato il lavoro nell’era Covid 19 e chiede al nostro Governo che gli imprenditori vengano ascoltati e che arrivino aiuti concreti.

 

 

Come vi siete organizzati in questi mesi?

 

 

Siamo sempre stati aperti, a regime ridotto, nella sede produttiva di Altopascio (LU), dove abbiamo realizzato e stiamo tuttora realizzando mascherine che abbiamo donato alla Protezione Civile e ai Comuni limitrofi. Le richieste di aiuto si sono moltiplicate, e abbiamo deciso di aumentare la produzione, ampliandola anche con la realizzazione di tute di protezione termosaldate e camici, per poter renderci utili a quante più persone possibili, proseguendola fino a che durerà l’emergenza.

 

 

Fase 2 : come state lavorando?

 

 

Sin dall’inizio dell’emergenza abbiamo redatto un preciso protocollo, che prevede la turnazione dei dipendenti per ridurre al minimo i contatti, il controllo della temperatura corporea all’ingresso, l’utilizzo di mascherine, il mantenimento della distanza di sicurezza di almeno 1 metro. Abbiamo inoltre previsto pulizie due volte al giorno e sanificazione giornaliera di tutte le postazioni di lavoro.

 

 

In quali mercati si riprenderà meglio l’export del vostro prodotto ?

 

 

Probabilmente in Asia, e per quel che ci riguarda in Corea del Sud in particolare, dove l’emergenza è iniziata prima e si sta tornando già alla normalità. In Europa i tempi saranno indubbiamente più lunghi.

 

 

Governo e imprenditori della moda: che supporto e cosa si deve fare per aiutare la filiera e gli imprenditori

 

 

Bisognerebbe anzitutto iniziare ad ascoltarli, cosa che finora non è stata fatta. La filiera della moda è una filiera delicatissima: a monte delle grandi aziende di moda vi sono migliaia di artigiani, micro, piccole e medie imprese, che rappresentano il cuore del Made in Italy e il nostro preziosissimo know how, che dobbiamo salvaguardare. A valle, ci sono decine di migliaia di negozianti al dettaglio, che danno occupazione a oltre 320.000 addetti in tutto il Paese, che assieme a quelli delle industrie moda, senza contare l’indotto, fanno oltre 1 milione di persone. Molti di questi rischiano davvero di non sopravvivere: il supporto dato dal Governo, ad oggi, è stato gravemente insufficiente, quantomeno nella sua concretizzazione. La soluzione dell’indebitamento non è una soluzione, e peraltro, i promessi finanziamenti non sono ancora arrivati a nessuno, in un momento di grave carenza di liquidità. La cassa integrazione, se non anticipata dall’azienda, non è stata versata ai dipendenti. Per gli affitti, si è scelto di dare un credito d’imposta al conduttore, anziché al proprietario, senza rendersi conto che il conduttore in questo momento, non avendo incassi, non si può permettere di sostenere i costi di un’affitto spesso molto alto. Insomma, scelte di scarsa pragmaticità e soprattutto rese totalmente vane da una burocrazia che sta mettendo tutti in ginocchio. Siamo già un Paese fra i meno competitivi del mondo, in termini di costo del lavoro e di costo dell’energia. In questo momento si rischia davvero di essere schiacciati dalla concorrenza di altri Paesi.

Se lo Stato non può intervenire, come altri Stati, con contributi a fondo perduto, intervenga sui costi, e non solo in questa fase dell’emergenza, ma anche nella fase della ripresa. Fra i provvedimenti che riguardano tutta la filiera – e in questo caso non solo – ci dovrebbe essere in primis, il citato intervento sugli affitti, in termini di cancellazione del canone per i periodi di chiusura e di riduzione per i mesi successivi, garantendo un proporzionale credito di imposta ai proprietari immobiliari. Ma il provvedimento forse più importante, che il Governo deve cogliere l’occasione per adottare definitivamente, e non solo come strumento temporaneo e palliativo, è la riduzione del cuneo fiscale. Non è più tollerabile che le tasse si mangino la metà dello stipendio di un lavoratore, che costa all’azienda più del doppio di quanto percepisce di netto. La pressione fiscale sul lavoro dipendente va ridotta, in una misura più ampia e ad una platea più estesa rispetto a quanto previsto dal decreto legge attuativo della Legge di Bilancio 2020, che oggi non è sufficiente per garantire i livelli occupazionali. Parallelamente, bisogna proseguire con maggiore determinazione nella riduzione delle tasse sulle imprese, che hanno ormai un carico fiscale complessivo pari al 60%.

E’ normale che gli imprenditori oggi siano arrabbiati e delusi: quando la maggior parte di ciò che si guadagna va allo Stato, ci si aspetta che, quanto meno nei momenti del bisogno come questo, lo Stato ci sia.

 

 

Shop on line: come vi siete organizzati?

 

 

Abbiamo cercato di stimolare i nostri consumatori con newsletter ad hoc, che presentassero prodotti e spunti adatti alla nuova routine domestica.

 

 

Un messaggio a chi ci legge

 

 

Al termine di un momento drammatico come questo, l’Italia avrà una grande occasione: ripensarsi, fare sistema, focalizzarsi su quelli che sono i punti di forza e i valori di un Paese meraviglioso, che rischia di essere sopraffatto da un’inutile burocrazia e da fatui protagonismi. Creare una nuova Italia, che ci spinga verso un futuro migliore, è possibile, ma dobbiamo impegnarci tutti.

 

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