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Apr 24 INTERVISTA A GAIA BERMANI AMARAL: SONO PREOCCUPATA PER IL BRASILE MA CREDERE NELL’IMPOSSIBILE CI SALVERA’.

Cristiana Schieppati

Gaia Bermani Amaral è un’attrice, conduttrice e modella nata in Brasile ma,  da quando ha 9 anni,  la sua casa è l’Italia.  Il suo biglietto da visita è il sorriso finché non scopri che oltre ad essere bellissima ha anche una sensibilità difficile da trovare nel mondo dello spettacolo. Da quando è scoppiata la pandemia si è rifugiata dentro le rassicuranti mura di casa, lavorando su se stessa e dedicandosi a tante attività che l’hanno aiutata ad affrontare queste lunghe giornate. In questa intervista, nata per empatia, ci fa entrare nella sua dimensione privata raccontandoci come sta vivendo l’era del Covid 19 , le apprensioni per il Brasile dove vive ancora suo padre e parte della sua famiglia e di come sia certa che  dobbiamo continuare a credere nell’impossibile.

 

Il 17 marzo hai pubblicato una bellissima lettera attraverso i social (la riportiamo a fondo pagina) ma non sei molto presente su Instagram come mai?

 

Non sono mai stata molto social, è il mio carattere, e in questo momento sto decisamente interiorizzando piuttosto che condividendo. Quando posto, lo faccio per non abbandonare chi mi segue, o quando considero qualcosa interessante o per regalare un sorriso. Come hai potuto leggere anche dal testo che ho pubblicato, lo scoppio della pandemia mi ha annientato. Ho avuto paura. E sono tuttora preoccupata come tutti, immagino. Ci sono stati tanti malati e ancora ce ne saranno, sperando che il numero zero di contagi arrivi il più presto possibile. Ma in attesa di quel giorno, sto vivendo il lockdown come una dimensione privata, tutta mia. Non sono un medico, non sono uno scienziato, non posso essere parte attiva se non rispettando le regole e uscendo di casa di rado per le necessità primarie. E, in qualche modo, ho usato questo tempo per riallinearmi con me stessa creando piccoli rituali quotidiani.

 

Che progetti sei riuscita a portare avanti in queste giornate?

 

Sto strutturando insieme al mio compagno nuovi progetti lavorativi per il prossimo futuro, ho finito di scrivere un romanzo, ho scritto una sceneggiatura, sto leggendo, studiando testi utili in materia creativa, faccio meditazione trascendentale due volte al giorno, ginnastica e pilates tutte le mattine in salotto, faccio la polvere in casa, cucino torte e pani vari gluten free con il lievito madre, e soprattutto metto la sveglia alle 8,30 del mattino pur non dovendo andare da nessuna parte. Per chi mi conosce, sa che questa è una svolta… sono sempre stata una dormigliona e di norma mi svegliavo almeno un’ora più tardi. Le mie giornate si sono svuotate dallo stress e si sono arricchite degli impegni creativi che mi sono imposta. E non sono mai stata tanto disciplinata come ora. Molte persone hanno difficoltà a passare troppo tempo con loro stesse. Io no, lo trovo naturale. In tutto questo, certo, mi tengo anche aggiornata, mi domando che fine farà l’unione europea, e quanto potrà durare la lotta tra i colossi che si pregiudicheranno il monopolio sull’agognato farmaco o vaccino prima che venga messo in commercio.

 

Sei in contatto con qualcuno in Brasile, il paese dove sei nata? 

 

Io sono nata a San Paolo. Lì vivono mio padre e uno dei miei due fratelli. La situazione non è facile e il picco non lo hanno ancora lontanamente raggiunto. Non ci sarà controllo. La sanità non è in grado di supportare l’emergenza. Se consideri che nelle favelas la polizia non  può nemmeno entrare, immagina una situazione di pandemia come questa, come possa essere gestita… la sola città di San Paolo, conta più di 12 milioni di abitanti. I miei parenti stanno a casa, come noi. Ma in Brasile non ci sono le capacità di contenimento che, nonostante le molte difficoltà, abbiamo qui in Italia.

 

Un messaggio per chi ci legge 

 

Il mio messaggio per i vostri lettori è questo: come ho scritto anche nella mia bio su Instagram, io credo nell’impossibile. La mia vita lo potrebbe raccontare. Ora, anche la vita degli altri, di tutti noi, in tutto il mondo, lo può confermare. Chi mai avrebbe immaginato una pandemia nella primavera del 2020? Sì, il COVID-19 è un impossibile rovesciato. Al contrario. Funesto. Eppure, ne sono certa, ancora una volta, l’impossibile, quello buono, arriverà presto e ci salverà. Per ora vi abbraccio forte e restiamo a casa.

 

 

“Oggi, 17 marzo 2020, accucciata sulla chaise longue del mio salotto a leggere un libro strepitoso che mi fa pensare alla bellezza della vita, cerco d’immaginare il futuro. Il tram fruscia fuori dalla finestra, gli uccellini cinguettano, i palazzi mi spiano attraverso le tende, perdurando nel loro tacito colloquio. Tutto sembra normale. Rassicurante. Pigro. Eppure là fuori, in Italia e nel mondo, tutto è cambiato. Tutto non sarà come prima. In allarme, tutto e tutti, si sono svegliati. In un pomeriggio tranquillo come questo che ha indossato i panni di una domenica perenne, sarebbe quasi facile scordarselo, il COVID-19. Sì, perché nella solitudine della casa, pare che prendano corpo soltanto i ricordi, le fotografie che spuntano tra i libri, là sulle mensole, la torta appena sfornata, le valigie vuote che, all’ingresso, attendono di essere riposte nel luogo dell’attesa, quello tra un viaggio e l’altro. Non è così. Un costante, strisciante senso di angoscia si annida da qualche parte dentro di me. Non so esattamente descrivere dove. Forse nello stomaco chiuso e inappetente; forse nel vagare senza meta tra mobili e oggetti prima di impormi un obbiettivo per la giornata; forse in quella strana incapacità di prendere decisioni senza ripensamenti. Questo è il nostro presente. E ci dobbiamo convivere. Con coraggio e con l’urgenza della vita. Perché, nonostante tutto, è bello ascoltare la radio e sentire voci in diretta che non ci abbandonano e dicono: andrà tutto bene. È commovente il senso di unione e di comunità che questa situazione paradossale ha risvegliato in me. Sono grata all’Italia per i medici e gli infermieri, instancabili, che lottano per il nostro bene. Al governo che, come meglio crede, si adopera per proteggere e aiutare i propri cittadini. Alla speranza e alla vicinanza delle persone amiche che si fanno sentire con una telefonata. A tutti i malati che hanno tenuto duro e sono guariti. A coloro che hanno paura ma non demordono. E anche se quell’ansia sottile che la notte, tarda a farmi prendere sonno, non allenta la presa, so che il futuro è tutto ciò che mi resta. Che resta a noi tutti. E ne sono certa, quando il peggio sarà passato, sapremo come vivere al meglio anche quelle giornate che prima sembravano esaurirsi prive di senso. Sapremo essere più grati alla vita e a noi stessi. E ricorderemo quella paura silente che ci ha accompagnato durante queste settimane, forte più che mai, perché, dopotutto, se è stata viva lei… lo siamo stati anche noi. ” 

 

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