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Apr 22 INTERVISTA A MAGDA POZZO – UDINESE: SI DEVE RICOMINCIARE A GIOCARE IN SICUREZZA

Cristiana Schieppati

Magda Pozzo, Strategic Group Coordinator dell’Udinese vive a Londra con suo marito e i suoi figli. In questa intervista ci racconta come sta affrontando questa emergenza lontano dal suo paese e di come ha seguito la gestione della squadra e dei giocatori in questa delicata fase.  Perché in certe situazioni occorre fare un passo indietro e pensare prima di tutto alla salute. La passione resta, la sicurezza va gestita.

 

Come stai vivendo lontano dall’Italia questo lockdown?

 

Lo sto vivendo come penso tutti voi. Con ansia ma anche come opportunità di crescita e forza interiore personale. Nessuno di noi avrà  più  bisogno di corsi di sopravvivenza o introspezione personale dopo questa esperienza. Ho capito però che alla fine ci dedichiamo a ciò che più ci piace.  A volte ci sentiamo vittime del nostro lavoro e del tempo che non possiamo dedicare ad altre passioni, eppure in queste settimane il libro iniziato e mai finito è ancora lì, la  serie tv consigliata dalle amiche mai terminata. Inevitabilmente continuo  a pensare a nuovi progetti,  a riunirmi “a distanza” con il mio team, insomma anche per me e’ stata una sorpresa. Ho vissuto tutta la mia vita con la sensazione del tempo che non basta mai …ed ho capito che invece per le nostre priorità lo troviamo sempre.

 

Cosa pensi dei provvedimenti che ha preso il Regno Unito?

 

Il Governo in Inghilterra ha realizzato tardi la gravità della situazione,  con mia grande delusione e tristezza. Gli inglesi sono ligi e responsabili verso il loro Paese,  quindi per loro e’ stata inizialmente più una questione  di principio e di  rigore  (mantenere le scuole aperte, servizi a disposizione, etc)  che rispecchia il loro credo.  Se parliamo di calcio, in questo momento per gli inglesi   non e’ un tema prioritario, qui siamo  tre-quattro settimane indietro rispetto alla situazione Coronavirus italiana.  Il Governo  si fida molto dell’Istituzione Premier League dove c’e una mentalità molto forte  sul rispetto delle regole e la sicurezza per tutta la comunità e  per i  giocatori,  non verra’ mai messa in discussione.

 

 

Udinese: che iniziative e provvedimenti avete preso?

 

 

Per quanto riguarda i giocatori e le loro  famiglie abbiamo cercato di dare continuità  con allenamenti personalizzati, servizio catering alimentare equilibrato a domicilio controllato dai nostri nutrizionisti, corsi di accrescimento personale settimanali on line con consulenti specialisti in vari temi:  motivazione, comunicazione, immagine, social network. Per i tifosi e famiglie abbonati  invece abbiamo organizzato Udinese Junior Club  online per bimbi dai 4-10 anni, per stimolare creativita’ e curiosita’ , corsi che abbiamo esteso anche all’instancabile personale della Protezione Civile della nostra regione. Per le aziende partners abbiamo sviluppato in collaborazione con Dale Carnegie dei corsi settimanali on line per i loro manager su varie tematiche, ad esempio su come affrontare momenti e situazioni eccezionali come quella che stiamo vivendo. C’e’ una forte missione aziendale e, a prescindere dal calcio, il senso di appartenenza e gratitudine verso chi ci appoggia incondizionatamente devono  essere in qualche modo riconosciuti. Nella nostra Societa’ c’e questo credo, rispetto ed educazione e ne sono particolarmente  fiera,  in un mondo, come quello del calcio dove  i valori vengono a volte banalizzati o dati per scontato.

 

 

Cosa pensi della ripresa del calcio? E come giudichi certi atteggiamenti dei calciatori?

 

 

Credo che dobbiamo essere rispettosi ed allo stesso tempo pragmatici e preparaci professionalmente e scientificamente per ritornare sul campo. Quello che vedo mi fa tristemente sorridere. Ovvio che tutti vogliamo ricominciare, ma non possiamo pensare che tra i giocatori ci sia distanza di sicurezza di 1 metro e 80 centimetri e altre restrizioni.  Deve essere difficilissimo anche per loro  non allenarsi, non avere un obiettivo settimanale, insomma delle certezze alle quali erano abituati. Ho gia’ espresso privatamente la mia opinione in un post sugli stipendi dei giocatori di Serie A. Credo che il calcio avrebbe dovuto  dare un esempio davanti a una tale tragedia,  tutto qui. Era una buona opportunità, dopo tanto parlare, probabilmente non lo e’ più.

 

 

Che danni per questo sport?

 

 

I danni non sono misurabili ma ingenti, anche perche’ non sappiamo cosa succedera’ nei prossimi giorni, settimane e mesi. Per questo e’ importante un approccio sensato e pragmatico da parte di tutti, non e’ una partita singola  ma un Campionato con molteplici fattori, dove tutti dobbiamo essere disposti a  perdere,  ma sulla base di un futuro solido e condiviso. Questione di cultura. Mentre in Italia parliamo a tutti i costi di quando si ricomincerà a giocare, in Inghilterra discutono sui protocolli per gli  stadi e la messa in sicurezza dei giocatori. La ripresa qui e’ secondaria e subordinata alla sicurezza.

 

Un messaggio per  chi ama il calcio

 

Ieri ho letto un messaggio della nostra curva nord,  ovviamente grandi appassionati, che diceva in sintesi e con rancore perché  si parlasse tanto di ripresa del calcio in una situazione così drammatica. Ecco questo e’ anche il mio pensiero, non bisogna per forza pensare che tornare in campo porti allegria incondizionata a tutti. Ed anche quando ci sono in gioco  importanti interessi economici,  bisogna saper fare un passo indietro ed essere rispettosi e  lo dico come diretta interessata in una situazione molto difficile per tutte le società calcistiche. Dobbiamo dare faticosamente l’esempio ed allo stesso tempo essere propositivi, efficaci e veloci   per trovare soluzioni idonee nel  rispetto della situazione ma anche della passione per questo sport. Ne abbiamo tutti bisogno!

 

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