Moda

Mag 21 INTERVISTA A MARIA ELENA VIOLA – ELLE ITALIA: I GIORNALI NON SONO MORTI, VIAGGIANO A PASSO SPEDITO

Cristiana Schieppati

Maria Elena Viola ha una carriera nei femminili. Viversani & Belli, Maxim, Tu Style, Gioia! e, da novembre 2018,  Elle Italia. Proprio sotto la sua direzione Elle passa da mensile a settimanale, un lavoro di squadra notevole con tempi molto rapidi. In questa intervista ci racconta come ha trascorso gli ultimi due mesi e di come i giornali hanno dimostrato di essere il mezzo più idoneo a diffondere notizie,  ed invia un ringraziamento ai lettori che hanno dato un  senso al  grande lavoro di chi ha la responsabilità di informare.

 

Come ha affrontato Elle questi due mesi di lockdown?

 

Lo ha affrontato con spirito di collaborazione e creatività. La redazione si è trovata da un giorno all’altro a lavorare da casa, e ha dovuto in tempi rapidi riprogrammarsi per poter portare avanti tutte le varie fasi di lavorazione del giornale, dalla progettazione del numero alla messa in pagina fino alla chiusura, senza la possibilità di vedere fisicamente gli impaginati, la stesa, i colleghi di lavoro. All’inizio non è stato facile: la nostra routine è fatta di brainstorming, confronti, ritocchi e aggiustamenti dell’ultimo minuto. Abbiamo mantenuto vivo lo scambio grazie a tutti i mezzi tecnologici a nostra disposizione, dalle riunioni su Teams, ai gruppi di whatsapp. Ma certo tante cose si fa prima a dirle a voce. La cosa buona è che abbiamo imparato che è possibile lavorare da remoto in modo efficiente e funzionale. Bisogna solo disciplinarsi un po’. Il lavoro in presenza ti impone delle pause e dei paletti, che sia il break per il pranzo o l’orario di ingresso e di uscita, con lo smart working invece è come se fossi disponibile in modalità non-stop, collegata ai device dalla mattina presto fino all’ora di cena e oltre. E guai se non rispondi! Col fatto che lavori da casa, lo spazio privato e quello professionale si confondono. Si dà per scontato che tu sia reperibile a tutte le ore, sempre, sette giorni su sette. Persino il weekend viene funestato da messaggini e mail!

 

Che iniziative sono state realizzate con il giornale?

Innanzitutto abbiamo cercato di non perdere mai di vista il dna e la missione del nostro giornale, che è quella di informare e intrattenere. Con un femminile, in tempi così difficili, si potevano correre due rischi: risultare superficiali o poco sensibili, continuando a parlare di moda e bellezza come se niente fosse in un momento in cui le emergenze erano altre, o al contrario tradire l’identità positiva e femminile del brand, concentrandosi solo sull’attualità e sulla cronaca di quei giorni terribili.

Abbiamo scelto di mantenere un giusto equilibrio, ricordando che Elle è nato in Francia nel 1945, anno in cui l’Europa usciva a pezzi dalla seconda guerra mondiale e doveva rimboccarsi le maniche per ricostruire. Da allora il giornale ha sempre trovato il modo più adatto per dialogare con le lettrici, trovando il giusto compromesso tra il racconto di quel che accade, con pezzi a tema e approfondimenti, e spazi di svago e leggerezza. In particolare Elle Italia ha “risposto” all’emergenza di questi mesi con dei numeri speciali “a tema”. Il primo è stato il green issue, un numero monografico dedicato all’ambiente e alla sostenibilità, argomento quanto mai d’attualità in un momento in cui si dice che il diffondersi del virus sia dovuto in buona parte alla rottura degli ecosistemi e che la nascita di un nuovo mondo non possa prescindere da un maggior rispetto per il pianeta.

Poi ci siamo occupati della moda, con uno speciale in cui abbiamo dato voce e sostegno in un momento di stallo e grande preoccupazione, a tutto il fashion System attraverso le testimonianze dei big del made in Italy (Armani, Dolce e Gabbana, Donatella Versace, Veronica Etro…) e delle tante figure che ruotano attorno a quel mondo, dalle sarte agli artigiani dai fotografi agli uffici stampa alle modelle. La moda è la linfa di Elle ed era giusto che il giornale dimostrasse la sua vicinanza.

Poi è stata la volta del cinema, con uno speciale dedicato ai candidati ai David di Donatello e a tutti i professionisti e le maestranze lasciate a casa dal lockdown: sceneggiatori, fonici, truccatori, montatori, scenografi, registi, doppiatori, produttori, distributori….

 

Ultimo capitolo un numero sulla ripresa “al femminile”, su cui stiamo lavorando.

 

 

Il legame con le lettrici è cambiato, ci sono dei risvolti positivi nei rapporti con loro?

 

 

E’ diventato, se possibile, più stretto ed empatico. In tantissime ci hanno scritto per ringraziarci del fatto che abbiamo tenuto loro compagnia in questi tempi bui. Hanno condiviso con noi pensieri, emozioni, paure, speranze. Dalle loro mail abbiamo capito non solo come hanno vissuto i loro giorni di reclusione forzata, ma anche quanto ora abbiano voglia di riprendere una vita normale e parlare d’altro. Le donne hanno questa incredibile capacità di affrontare le difficoltà anima e corpo quando ci sono dentro e poi voltare pagina, guardare oltre.

 

 

Come pensi di  lavorare nei prossimi mesi?

 

Alcuni di noi hanno già iniziato a rientrare in redazione, con molta cautela e nel rispetto di tutte le norme di sicurezza.  A giugno, piano piano, tutti torneranno a rotazione. Ma è impensabile che si possa ricominciare a lavorare come prima, almeno per i prossimi mesi, fino a quando sarà obbligatorio rispettare il distanziamento sociale. Faremo tesoro della pratica di smart working fatta nelle ultime settimane, per organizzare il lavoro in un nuovo modo “misto”, con parte di giornalisti e grafici in presenza e altri da remoto. Sarà finalmente  l’occasione anche per sperimentare la famosa “conciliazione” tra famiglia e lavoro, una cosa di cui nei femminili si parla molto ma si pratica ancora troppo poco. Ed essendo la nostra redazione a maggioranza femminile, con tante mamme e neomamme, è arrivato il momento di fare la nostra parte.

Secondo te il mondo editoriale dovrebbe avere un supporto economico da parte del Governo ?

 

Mai come ora i giornali hanno dimostrato che non sono morti e che svolgono un importante ruolo sociale. Malgrado il lockdown le edicole sono rimaste aperte e i lettori hanno continuato a frequentarle. Segno che c’è ancora bisogno di una buona informazione, di approfondimenti, di cose belle da guardare e da sfogliare. E’ un momento non facile per la nostra categoria, eppure la qualità dei giornali è tenuta alta, tra mille difficoltà, dall’amore, dalla passione e dalla professionalità di chi li fa. Ma non basta. Ci vogliono segnali e sostegni concreti.

 

Personalmente come hai vissuto questi giorni?

 

Con curiosità e fatica. Sono contenta ogni volta che posso sperimentare cose nuove, ma obiettivamente coordinare una squadra a distanza, mantenerla unita, tenere alto lo spirito di tutti non è stato facile. Il lavoro in solitaria può portare a scoraggiarsi, isolarsi, demotivarsi anche. Io stessa ho vissuto momenti di alti e bassi, divisa tra le responsabilità sul lavoro e le mille esigenze della famiglia. Però credo sia stata un’occasione di riflessione e di crescita per tutti. Non so se ne usciremo migliori, ma più “grandi” e più uniti, mi auguro di sì.

State facendo piani per settembre e per le digital week?

 

Siamo già con la testa oltre l’estate, nella speranza che a settembre tutto ripartirà, se non a pieno regime, a passo spedito. Anzi, con sano ottimismo, ne siamo convinti. Dunque sono vari i progetti su cui stiamo lavorando, ma per scaramanzia preferisco non parlarne.

 

Un messaggio ai tuoi lettori

 

Grazie per questo tempo insieme. Noi vi abbiamo tenuto compagnia, voi ci avete aiutato a non perdere mai il senso del nostro lavoro, a farci sentire utili, a non mollare mai, neanche quando nel silenzio delle nostre stanze, senza colleghi accanto, ci chiedevamo: ma tutta questa fatica, tutta questa attenzione per la foto giusta o il titolo d’effetto chi le noterà? Usciranno a comprarci? Ci leggeranno? Grazie per averlo fatto.

 

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