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Ott 19 INTERVISTA A MAURO BELLUGI: L’INTER DI MORATTI E IL SENSO DI APPARTENENZA. QUELLA VOLTA CHE SONO SCAPPATO DA UN RITIRO….

di Francesco Bonfanti

Adesso ci sono i social, attraverso i quali tutti possono sapere tutto, e tutti possono mostrare in tempo reale dove sono e cosa fanno. Ecco allora che sul proprio telefono si può vedere cosa sta mangiando Ronaldo e dove è stato Ibrahimovic. Cosa ben diversa è tornare agli anni ’70, un’era geologica fa. Ma allora come oggi, i calciatori erano dei privilegiati, e qualcuno quella vita se l’è goduta fino in fondo. 

Lo sa bene Mauro Bellugi, che appena ventenne arrivò nell’Inter del “mago” Herrera, con cui giocò cinque anni e vinse lo scudetto del 1971, prima di proseguire la carriera nel Bologna e nel Napoli, senza dimenticare le 32 presenze in Nazionale e il Mondiale giocato in Argentina nel ’78.

Bellugi, all’epoca, era un personaggio che con gli occhi di oggi definiremmo “bad boy”, perchè alla vita da calciatore affiancava quella da uomo della notte tra locali e ristoranti. Un calciatore consapevole dei suoi privilegi, e che non ha mai fatto nulla per mascherarlo. Si è tolto sfizi e si è goduto la vita, eccessi che adesso sembrano normali, ma che in quegli anni facevano scalpore. 

Come era il tuo calcio rispetto a quello di adesso?

“Forse c’era più attaccamento da parte dei tifosi nei confronti delle società, avevamo il senso di appartenenza. Anni fa l’Inter era di Moratti, il Milan di Berlusconi, la Juventus di Agnelli, ora i proprietari nemmeno si conoscono. La passione che ci hanno messo questi imprenditori non è paragonabile a quella che ci mettono altri. Io ero fiero di dire che giocavano nell’Inter del presidente Moratti, adesso è diverso”.

Il calciatore cui sei rimasto più legato?

“Mario Corso era un grandissimo amico, così come Anastasi e Prati, tutti mancati da poco. Corso è stato il mio più grande amico, l’ho conosciuto quando ero appena arrivato all’Inter nel ’66 e da lì non ci siamo più lasciati, facendo anche le vacanze insieme”.

Sei stato un personaggio, nel vero senso della parola, anche fuori dal campo

“Ero come Balotelli, ma più intelligente! Ero matto anche io, anche perché quando arrivi a 18 o 19 anni a giocare a San Siro davanti a 100 mila persone, hai i soldi e le ragazze che ti cercano, è facile perdere la trebisonda. E poi è una questione di carattere, io da buon toscano ne combinavo di tutti i colori. Sai le volte che Herrera mi chiamava a casa e non mi trovava mai e prendevo la multa tutte le mattine appena arrivato all’allenamento? Oggi sarei sui giornali tutti i giorni”.

Fai parte di quei personaggi come Meroni, Best, gente che ha fatto una gran vita fuori dai campi di calcio

“No, no, calma, loro erano più pazzi di me! Io in giro con una gallina al guinzaglio come Meroni non ci sono mai andato! Anche io andavo al night, ma non mi bevevo tutto il bar…anche perché ogni mattina Herrera mi pesava e ogni etto in più erano 100 mila lire di multa”.

Qual è la più grossa che hai combinato?

“Sono troppe, ne ho fatte tantissime e non tutte si possono dire, anche perché ero in compagnia di calciatori che ancora oggi non vogliono far sapere quello che è successo. Mi ricordo di quella volta che comprai una Dune Buggy cabrio, e mentre andavo a fare allenamento ad Appiano Gentile ho preso un temporale che mi ha riempito la macchina come una vasca da bagno! Quando ho aperto la portiera ed è uscita tutta l’acqua in quella mi vedo davanti Herrera che me ne ha dette di tutti i colori…per non parlare di quando ho comprato una pelliccia di lupo siberiano che arrivava fino ai piedi, mi prendevano in giro tutti! Siamo andati con la Nazionale a giocare in giugno a Reggio Calabria, e io sono sceso dall’aereo con la pelliccia, ma c’erano 48 gradi!”.

Un’altra “perla” era il letto rotondo che avevi in casa

“Tutti avevano il letto in ferro battuto dell’anteguerra, io avevo quello rotondo con la pelliccia di visone bianco sopra. Ero un playboyetto da strapazzo, ma facevo la mia parte. E comunque non puoi fare baldoria tutte le sere, ma quando poi nel derby fai due gol l’allenatore ti dice di rifarlo anche la volta dopo. Se invece fai le due di notte e poi cammini in campo è un’altra cosa”.

Sei mai scappato da un ritiro?

“Oh, ma non solo una volta! Una volta insieme a uno dei personaggi più famosi del calcio italiano, una notte dal ritiro della nazionale. Ma non dirò mai chi è nemmeno sotto tortura! Nell’albergo c’erano due cani, due mastini napoletani, io mi sono fatto dare due filetti dal cuoco e dopo essere saltato dal primo piano loro sono arrivati. Io gli ho dato un filetto per uno e mi hanno lasciato andare. Un’altra volta, ai Mondiali in Argentina, sono scappato con un famoso centravanti, ma salendo sul tetto si è sfondato e siamo caduti nella hall dell’albergo dove c’era il CT Bearzot che ci guardava”.  

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