Moda

Mar 27 INTERVISTA AD ALESSANDRO CALASCIBETTA DIRETTORE DI STYLE: SCELGO I RAPPORTI UMANI, L’EMPATIA VIA MAIL NON ESISTE

Cristiana Schieppati

Il “direttore in quarantena” che incontriamo oggi è Alessandro Calascibetta, editor in chief di Style. Abituato a raccontare la bellezza al maschile con ironia ed eleganza,  ci confida come sta vivendo il suo lavoro in smart working. Una sfida giornaliera per incontrare il gradimento dei lettori con la speranza di tornare al più presto a guardare negli occhi la sua redazione perché via mail l’empatia non esiste.

 

Come lavora una redazione da casa?

 

Lavoriamo da casa, in smart working. L’editore ha messo a disposizione dei giornalisti, delle segreterie di redazione, photo editor e producer, gli strumenti necessari per entrare nel sistema editoriale dalle macchine che abbiamo a casa. Chi non ne aveva è stato munito di un device.

 

Avete intrapreso qualche iniziativa particolare per i lettori?

 

Immagino che ti riferisca alla triste situazione attuale: Style non ha intrapreso iniziative particolare, se non quella di aggiornare i lettori, attraverso il nostro sito, circa le attività di intrattenimento on line che diverse attrici, attori e talenti di vari campi artistici hanno attivato sulle loro piattaforme social per alleggerire l’isolamento; penso soprattutto alle persone sole, per le quali può essere di aiuto sentirsi parte di un gruppo.

 

Style ha cambiato qualcosa nella sua linea editoriale?

 

No. Penso che mantenere la linea di sempre non voglia dire che ignoriamo quello che sta succedendo o che sottostiamo la situazione; credo invece che sia importante (e per quanto possibile, rassicurante) mantenere intatte le nostre abitudini. Con la speranza di regalare dei momenti di svago, di “bellezza” e perché no, di sogno.

 

 

Quale responsabilità senti come direttore di un magazine di moda in questo momento? 

 

Prima di tutto Style non è un magazine di moda! La moda c’è, certo! Ma preferisco dire che il nostro modo di realizzarla è un’espressione di stile. Style si trasforma in specializzato di moda solo due volte all’anno, nei periodo cruciali delle fiere e delle sfilate uomo e poi abbiamo Style Fashion Issue e Style Dress Code, due semestrali dedicati al fashion. Ma più della metà dei numeri di Style sono dei  contenitori di spettacolo, viaggio, arte, food, storia, sport, scienza, inchieste e dibattiti, letteratura, fotografia artistica, economia. Insomma….Style è un maschile (molto seguito anche dal pubblico femminile) generalista, non è una rivista di settore. Ma non ti ho ancora risposto… no, non ho la presunzione di pretendere che un magazine di intrattenimento, pur considerando nella sua compagine anche argomenti “impegnativi” ( la nostra inchiesta sul bullismo di qualche tempo fa, tanto per citarne uno su tutti), abbia un mandato così importante tanto da approfondire il tema del Covid. Per questo ci sono già il Corriere della Sera e Sette. Può darsi che sul finire di questa tragedia si tireranno, anche su Style, le somme delle conseguenze per esempio sulle pagine dedicate alla finanza curate appunto dal vice del Corriere Daniele Manca. Vedremo.

 

Prospettive per i prossimi mesi?

 

Diventare settimanale fino a settembre… scherzo!

 

Cosa ti manca in queste giornate di isolamento? 

 

Il contatto con la redazione: guardarsi negli occhi è importantissimo, anche per lavorare. Via mail l’empatia non esiste. Si, i colleghi mi mancano molto, anche si ci sentiamo e ci scriviamo tutti i giorni.

 

 

Cambierà qualcosa dopo questo evento così traumatico per tutti noi?

 

Cambierà la qualità dei rapporti umani. Ma non necessariamente in meglio: il change in positivo riguarderà solo chi possiede già una buona relazione con sé stesso e quindi con gli altri. Gli stronzi e di cretini, al contrario, diventeranno ancora più stronzi e più cretini.

 

 

 

E’ vero che non fate solo moda…ma con i servizi come siete messi?

 

Siamo a posto per un po’, sono abituato a giocare d’anticipo. Certo che a un certo punto quello che abbiamo prodotto finirà! Ma se così fosse, se anche questo disastro continuasse ancora più a lungo e Dio non voglia perché basta, non se ne può più di questa strage, allora vorrà dire che tutto il sistema deve cambiare il modo di comunicare; non riguarderà solo i giornali che trattano ( anche o solo) la moda. Qualcosa inventeremo, le sfide mi piacciono anche se a queste condizioni magari anche no.

 

 

I numeri sul web sono cambiati?

 

Si, sono raddoppiati in un mese, ma è una coincidenza, il virus non c’entra. C’entra il fatto che all’inizio dell’anno abbiamo ristudiato il nostro sito e abbiamo cominciato a lavorare sull’online ex novo giusto verso metà febbraio.

 

Un messaggio ai tuoi lettori:

 

Vorrei che sapessero che davanti a tutto, ma davvero a tutto, metto il loro gradimento. O almeno: quello che penso corrisponda al loro gradimento. E finora le ricerche di mercato ci hanno dato ragione. Lo sai qual è una delle prime cose che piace di più di Style ai nostri lettori? Il modo in cui trattiamo l’arte. E naturalmente il modo in cui facciamo la moda ( che te lo dico a fare).

 

 

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