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Mar 09 IVAN GAZIDIS, UN UOMO SOLO AL COMANDO

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Ha vinto lui, il Milan è suo. Ivan Gazidis ha vinto la battaglia con la storia del Milan, rappresentata da Maldini e Boban, coloro che dovevano rappresentare l’anello di congiunzione tra passato, presente e futuro, coloro che agli occhi dei tifosi dovevano conservare l’anima milanista e trasmetterla ai nuovi arrivati.

Come non detto. L’intervista di Boban alla Gazzetta dello Sport ha scatenato il caos, mettendo la proprietà di fronte a un bivio: Boban (e Maldini) o Gazidis. Gordon Singer, figlio del proprietario del fondo Elliott, non ha avuto dubbi. Venerdì è stata recapitata a Boban la lettera di licenziamento, un provvedimento diventato ufficiale nella serata di sabato.

Boban è fuori dai giochi, Maldini lo sarà a fine stagione. Ha vinto Gazidis, d’ora in avanti unico referente di tutto ciò che riguarda il Milan. Non solo dal punto di vista economico e commerciale (ruolo che gli spetta in quanto amministratore delegato), ma anche dal punto di vista sportivo, non esattamente il suo campo d’azione (anche all’Arsenal, dove è stato ad dal 2009 al 2018 non si è mai occupato delle cose di campo).

Boban lo aveva dichiarato apertamente a proposito dell’avvenuto contatto con Rangnick: “Non avvisarci è stato irrispettoso e inelegante. Non è da Milan”, una frase (forse la più pesante dell’intervista che gli è costata il posto) che ha tolto il velo su una situazione difficile e ai limite del paradosso, con due anime divise e costrette a condividere il quarto piano di Casa Milan. Non solo, perché il croato ha poi rincarato la dose, dicendo “Con Rangnick avevano chiuso già a dicembre senza dirci nulla”, ulteriore elemento che non fa che rafforzare la posizione di Gazidis, unico, vero gestore delle cose rossonere.

Tra i tifosi monta la rabbia, l’hashtag #gazidisout è fisso tra i trend topic, ma se ne dovranno fare una ragione.

Il dirigente sudafricano è l’uomo scelto da Elliott, è a lui che si sono affidati e non cambieranno idea. Piuttosto che farlo hanno scelto di ammainare le bandiere, con un quadro dirigenziale che il prossimo anno vedrà crescere il ruolo di Hendrik Almstadt, braccio destro di Gazidis, e Geoffrey Moncada, attuale capo degli scout rossoneri. L’arrivo di Rangnick, ovviamente, non sembra più in discussione, con un ruolo mai visto prima d’ora nel calcio italiano: direttore sportivo e allenatore.

Gazidis si è messo in una posizione scomoda e difficile: eroe della rinascita o affossatore del Milan? Nel bene o nel male sarà lui l’ago della bilancia. Per ora, nel suo ruolo, non ha fatto grandi cose, anzi: il fatturato è in discesa e il rinnovo con lo sponsor principale sarà fatto al ribasso, non proprio il massimo come biglietto da visita per chi era stato preso dall’Arsenal proprio per quello. D’ora in avanti sulla scrivania avrà anche il faldone sportivo. Il Milan è tutto suo.

 

 

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