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Gen 07 LA LUNGA STRISCIA ROSSA

Collaboratore

Avete mai pensato a quante volte voi e i vostri cari avete corso il pericolo di perdere la vita o di restare gravemente menomati? Anche se siete tra le persone più prudenti, vi è certamente capitato un gran numero di volte e vi capita sempre più frequentemente quanto più avete l’occasione o la necessità di spostarvi da un luogo ad un altro. Penso, ad esempio, alle migliaia di automobilisti che sono transitati sul “ponte Morandi” di Genova qualche minuto prima del crollo dell’agosto 2018, ma penso soprattutto (solo perché sono fatti più recenti) alle persone morte investite da automobili guidate da individui ubriachi o pressappoco: le due ragazze sedicenni di Roma (dicembre scorso, presso Ponte Milvio) e, pochi giorni fa, i giovani tedeschi in Alto Adige, dove sei sono morti subito sulla strada e una decina si trova all’ospedale in condizioni critiche. In conseguenza di questi avvenimenti tragici siamo presi da sentimenti di sgomento, angoscia e rabbia, perché sono cose che non dovrebbero accadere, che hanno precise responsabilità e che ci potrebbero coinvolgere da un momento all’altro. Non per niente lo stress e l’ansia sono malattie tipiche dei nostri giorni, che credevamo eliminate dopo la fine delle guerre, e che invece sono sempre più diffuse e anche all’origine di ben più gravi malattie funzionali. Per i tecnici progettisti, per i legislatori e per chi è attento all’evoluzione del sistema dei trasporti c’è anche la frustrazione derivante dal costatare che per quanti sforzi siano stati fatti e siano ancora in atto per aumentare la sicurezza sulle strade, tuttavia si muore con frequenza impressionante e sono in tanti a “piangere sul latte versato”.

 

Le automobili sono diventate sempre più sicure e protettive per chi è a bordo. Cinture di sicurezza, air bag, ABS, ESP, crash test, tanto per fare qualche esempio, hanno dato un contributo fondamentale, ma a cosa servono, se a guidare è una persona che ha i riflessi ritardati e non è in grado di ragionare correttamente, almeno per quel che riguarda la percezione dei rischi e delle conseguenze? Il problema può essere esaminato da diversi punti di vista, tra cui quello delle regole e quello delle circostanze. Le regole ci sono: a norma di “codice” non si deve viaggiare troppo forte, si deve rispettare i segnali, non si guida dopo aver bevuto alcolici o sotto l’effetto di droghe. Le circostanze sono: orari prevalentemente notturni, giorni festivi, giovane età dei conducenti e “euforia da sballo”.  Chi non si adegua è certamente un imprudente che può essere ridotto alla ragione, ma sovente solo “a posteriori” (dopo l’incidente), con un inasprimento delle sanzioni e delle pene, cioè rendendole “esemplari” ed evitando tutti quei fenomeni di “buonismo” che le fanno risultare inefficaci. E non lo dico tanto per chi risulta reo di ”omicidio stradale”, che (immagino e spero) porterà in coscienza le conseguenze per tutta la vita, ma per gli altri, perlopiù coetanei, che partono dal concetto che “tanto a me non può capitare e se capita me la caverò con poco”. Sul piano della prevenzione, perché i guidatori non si comportino imprudentemente, ci sono le restrizioni alla vendita di alcolici, i controlli delle licenze, il pattugliamento delle strade, le raccomandazioni di parenti e amici, l’evitare le zone, gli ambienti e gli orari “critici”. Al lato pratico sono da molto tempo allo studio (alcuni sono anche in dotazione) sistemi che percepiscono il grado di incoscienza del guidatore e lo avvertono, lo sconsigliano o addirittura gli impediscono di avviare la vettura o, se in viaggio, lo costringono a rallentare e ad arrestarsi. Tuttavia è evidente che l’educazione (non solo stradale) maturata nell’ambito famigliare è di importanza primaria come pure quella da svilupparsi in campo scolastico dove, purtroppo, ci sono tante manchevolezze. La cosiddetta “Scuola Guida” è, a questi effetti, marginale e tratta gli argomenti della prevenzione degli incidenti in modo superficiale; del resto, non è applicabile ai pedoni o ai ciclisti che non sono tenuti a frequentarla e che invece, come accaduto nelle recenti circostanze, sono proprio quelli che rischiano di più di perdere la vita.

 

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