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Set 16 LA MIA VISIONE SUL CORRIERE DI OGGI

di Bianca Carretto

Il mercato ha apprezzato le modifiche dell’accordo, annunciato alla fine del 2019, tra Psa e Fca, quest’ultima ha registrato, ieri, la migliore performance in Borsa, tanto da chiudere con un rialzo del 9,01%. Fca ha accettato di abbassare il dividendo eccezionale da distribuire ai propri azionisti, passato da 5,5 miliardi di euro a 2,9 miliardi ( circa il 48% in meno), nello stesso tempo Psa distribuirà la sua partecipazione del 46% del capitale di Faurecia – produttore di componentistica per auto – anche agli azionisti della nuova società Stellantis, creata per accogliere la fusione dei due gruppi, la cui nascita è prevista per la fine del marzo 2021. Per riportare in pari i rapporti finanziari, i soci di Fca, riceveranno il 23% del capitale di Faurecia (uno dei maggiori fornitori di componentistica per automobili del mondo, con sede, in Francia, a Nanterre), rispettando così i patti di un matrimonio che portava in dote l’equilibrio “tra uguali”, messo in crisi dalla pandemia. Sempre Psa e Fca potranno considerare di distribuire, ognuna, 500milioni di euro ai propri azionisti prima della firma finale, in alternativa un miliardo di euro dopo la formalizzazione definitiva. L’approvazione di questi “doni” dipenderà dalla situazione economica dei due costruttori, senza subire influenza dal mercato. Stellantis potrà beneficiare di 2,6 miliardi di liquidità supplementare, i gruppi di lavoro hanno evidenziato la possibilità di creare sinergie comuni, per 5 miliardi di euro, contro i 3,7 miliardi iniziali. Il percorso per arrivare alla conclusione di questo progetto industriale che dovrebbe dare vita al quarto gruppo dell’automobile mondiale, deve ancora superare alcuni ostacoli. L’Unione Europea che ha aperto un’istruttoria dell’antitrust sulla fusione, per evitare posizioni dominanti nel comparto dei veicoli commerciali leggeri, non ha ancora espresso il suo parere, dovrebbe pronunciarsi entro il 13 novembre. Renault e Ford detengono il 16% di quota, Psa e Fca, unite, arriverebbero al 34%. La fusione potrebbe mettere anche in crisi l’occupazione nel nostro Paese: Psa, con una partecipazione statale del 14%, ha linee di produzione in Francia, Spagna e Polonia; Fca, totalmente privata, con sede legale nei Paesi Bassi e fiscale a Londra, condivide la costruzione dei modelli, in Europa, tra gli impianti italiani, serbi, polacchi e turchi. Faurecia, è divenuta l’ago della bilancia di Stellantis, avrà la stessa funzione che aveva la Magneti Marelli di un tempo nei confronti di Fiat poiché era di sua completa proprietà (ceduta da Fca al fondo americano KKR che possiede anche la giapponese Calsonic Kansei). La scelta delle piattaforme e dei motori dei futuri modelli, condizioneranno l’attività delle fabbriche localizzate in Italia, rischiando di creare difficoltà ai fornitori, specialmente quelli localizzati in Piemonte. La lettera, a loro inviata, in agosto, da Fca , in cui si comunicava che il programma relativo alla piattaforma del segmento B di Fiat Chrysler, era stato interrotto a causa di un cambiamento tecnologico in atto, chiedendo di cessare immediatamente qualsiasi attività di ricerca, sviluppo e produzione, per evitare ulteriori costi, aveva già gettato nel panico buona parte dell’indotto Fiat che conta oltre 58mila dipendenti. Il prestito erogato da Intesa San Paolo di 6,3 miliardi di euro e garantito per l’80% dallo Stato, aveva l’obbiettivo di salvaguardare il nostro ecosistema industriale. Ferdinando Uliano, responsabile per il settore auto motive di Fim –Cisl, ha sottolineato che “attendiamo il completamento in tempi brevi del piano industriale di Fca, per noi sono fondamentali le implicazioni positive sugli aspetti del personale diretto di Fca e dell’indotto”.

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