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Mag 27 LA TAVERNA DEL CAPITANO IN COSTIERA AMALFITANA: SPAGHETTI ALLA NERANO E CAMERA CON VISTA

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Il lusso è una cosa semplice. Una camera sull’acqua, la spiaggia di ciottoli su un mare cristallino , un buon piatto di spaghetti .Ovviamente se lo chef è stellato e siamo in Costiera Amalfitana il tutto è  più accattivante, ma alla Taverna del Capitano rimane autentico, tradizionale, vero, come non ci si aspetta in un luogo così famoso per  località come Positano, Amalfi, Ravello, Capri , meta di Vip e  spesso di eccentricità. A Nerano invece si respira aria di famiglia, esattamente quella della famiglia Caputo che da generazioni gestisce il piccolo Hotel con ristorante stellato. Solo 12 camere sulla spiaggia di Marina del Cantone, uno dei luoghi più incantevoli della Costiera .

 

 

Di padre in figlio, dai primi del Novecento sino ad oggi, la famiglia Caputo ha saputo mantenere  un’ospitalità semplice, discreta, e quell’atmosfera intima che rende un luogo Casa . Dal nonno Alfonso al papà Salvatore con la moglie Grazia, sino ad Alfonso due , il figlio, chef stellato Michelin, e poi la sorella Mariella, primo sommelier della Campania e anima di Taverna. E ancora Claudio, suo marito, generoso e inappuntabile direttore di sala, e infine  i loro figli:  Federica, presente a colazione e a cena, all’occasione anche “ bagnina”,  bella e sorridente con i suoi 20 anni, e Fabrizio, 25, insostituibile valletto tuttofare . Un esempio di business familiare che scalda il cuore. Uno degli  ingredienti principali di una vacanza di relax e goduriaassoluti, poiché anche ombrelloni e lettini  sono a pochi metri, sulla spiaggia di ciottoli, davanti al mare turchese, bandiera Blu 2019.

 

 

Per il 2020 ovviamente ci si adegua  “ Gli ombrelloni e i lettini saranno a distanza di sicurezza  – dice Mariella Caputo –  le camere sono ben areate e saranno sanificate ad ogni cambio di cliente , stiamo studiando inoltre percorsi anti contagio e soprattutto il personale sarà preparato, con corsi di formazione,  ad  una perfetta igienizzazione degli ambienti, con le dovute procedure. Per quanto riguarda il ristorante: avere pochi tavoli, ben distanziati,  è sempre stata la nostra filosofia di lavoro, quindi il metro per noi è anche poco … Il menù sarà inviato al cliente sul suo smartphone , in alternativa troverà un codice QR al tavolo, cosi come per la carta dei vini. Stiamo pensando anche a pagamenti touchless “.

 

 

Insomma un microcosmo dove, anche nella difficile estate che ci aspetta , tutto continuerà a girare  alla perfezione nel percorso di pochi gradini . Cosa volere di più ? Magari il molo,  proprio di fronte l’hotel, da dove partono le imbarcazioni che in giornata portano nei luoghi Cult ( quest’anno si immagina meno affollati ) per poi rientrare la sera nella quiete della piccola baia, dove persino Vip come Tom Hanks e Bradley Cooper sono venuti ad assaggiare i famosi “ spaghetti alla Nerano” : zucchine, formaggi locali, basilico, preparati con una tecnica ed una passione che rendono unica questa prelibatezza apprezzata in tutto il mondo . Una prerogativa dello chef Alfonso che gioca tra azzardo e tradizione , un esempio ?  La caffettiera di ricci di mare: aculei al posto del caffè proprio nella moka, il delizioso brodo servirà come tocco finale degli inediti spaghetti aglio e olio che prevedono anche seppia e limone. E per finire in bellezza uno straordinario gelato di melanzane e cioccolato . Un guizzo di audacia che non guasta in un ambiente naturale e semplice, e proprio per questo raro e prezioso.

 

 

 

 

RICETTA: GLI SPAGHETTI ALLA NERANO

 

 

Nel nativo di Nerano, borgo che da Massa Lubrense si spinge fino al mare, pare che scorra sangue né romano né greco, ma longobardo. E che s’agiti in lui uno spirito libero e autonomo, quasi anarchico. La sua è una storia di ribellioni e di guerre d’indipendenza. Contro i Turchi e i Sorrentini, gli Angioini e i Durazzeschi. Infeudati dagli Aragonesi, non si persero i moti di Masaniello (che si diceva nato da queste parti: ma pare che non sia vero) e, quando fu il momento di scegliere, aderirono con entusiasmo alla Repubblica Partenopea del 1799. Infine, il giorno che i francesi di Gioacchino Murat strapparono di nuovo Capri agli Inglesi, tutta la popolazione di Massa, assieme a Murat, si godette dalla scogliera lo spettacolo della battaglia navale e dell’assalto all’isola. Capiti i personaggi? Tuttora gli abitanti di queste parti sono ospitali, ma, come dire?, non si spalancano; vi rivelano anfratti di mare e angoli di limoneti, ma coltivano la serena certezza che la verità non vi sarà mai dischiusa fino in fondo. Forse pensano che non siate in grado di apprezzarla. Eccoli mentre vi allungano il piatto di spaghetti con gli zucchini; vi racconteranno, con un sorriso, che è solo pasta, formaggio e cucuzzielli, ma quel segreto non ve lo sveleranno mai. Una controprova? Chiedete un po’ dove si pesca la pezzogna…

 

 

Un piatto di tradizione tra i pochi ad avere certezza anagrafica: era il 1951 quando uscì dalla cucina sulle palafitte dell’ anziana Maria Grazia a Marina del Cantone. Una ricetta semplice, contadina, con il formaggio dei Monti Lattari (nomen omen), le zucchine cresciute sotto il sole d’estate, il basilico mediterraneo e…il segreto. Quale? Ognuno ha il suo, ma state tranquilli di una cosa: niente uova, niente panna, niente zafferano. Possibile? Sì, Una ricetta che non poteva non essere adottata dall’alta ristorazione che affonda le proprie radici proprio nella cucina di tradizione , nell’orto che si tuffa nel mare, nella notizia di cosa si è pescato in nottata.

 

Le  zucchine dell’orto di famiglia, i residui di un caciocavallo (a capa), insieme a qualche altro formaggio locale (pecorino e caciotta secca, sicuramente non c’era il provolone del monaco, riscoperto solo negli anni Ottanta). L’olio e il sale, il basilico e gli spaghetti (con l’acqua di cottura) appena mantecati in padella completarono gli ingredienti per allestire il piatto da servire al principe Pupetto. Quella sera, probabilmente, è nato lo spaghetto alla Nerano.
Il mistero degli ingredienti che racchiudono tuttora questo piatto alimenta una intricante leggenda che evidentemente suscita fascino e curiosità consolidando la diffusione del piatto stesso

( fonte Luciano Pignataro e Bruno Manfellotto)

 

 

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