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Lug 12 LA TERRA ALLA DERIVA

di Carlo Sidoli

Per dare l’idea di una situazione critica dove i protagonisti sanno di essere minacciati da un disastro imminente e inevitabile, cui tuttavia non vogliono o non possono porre rimedio, si ricorre di solito all’immagine dello struzzo che nasconde la testa sotto terra o alla tragedia dei passeggeri che ballano mentre il Titanic affonda. Due riferimenti ben adattabili alla situazione attuale, in cui si fa troppo poco per porre rimedio al disastro ambientale che minaccia il pianeta, meglio noto come “surriscaldamento globale”, ma che stando all’esperienza meteo personale sarebbe forse più corretto chiamare: “radicalizzazione dei fenomeni atmosferici”. Questa brutta espressione viene “volgarizzata” e resa chiaramente comprensibile quando si parla di “bombe”. Non che mancassero anche in passato i periodi di siccità o i  grandi temporali, ma non erano tanto frequenti e intensi quanto lo sono oggi, tanto che si parla, appunto, di “bombe di calore” e di “bombe d’acqua”, magari più volte all’anno e magari nelle stesse zone. Il caso attuale è quello del Canada occidentale, dove si registrano temperature prossime ai 50°C, divampano circa 150 incendi incontrollabili nelle foreste, si evacuano villaggi costruiti per difendersi dal freddo invernale (che magari tornerà ancora più gelido del solito) e si contano diverse centinaia di morti. A voler aggiornare con un’immagine recente i paragoni di cui sopra (struzzo e Titanic), si può fare riferimento al tragico volo della compagnia aerea Germanwings da Barcellona a Dusseldorf, che il 24 marzo 2015 si schiantò nel sud della Francia per la volontà suicida del secondo pilota barricatosi nella cabina di guida, approfittando di un momento in cui si trovava da solo ai comandi. I 150 passeggeri a bordo stanno per l’umanità minacciata e destinata all’estinzione, il pilota impazzito è il nostro sistema produttivo che ci porta diritti al disastro, il comandante e il personale di volo che hanno cercato (invano) di entrare nella cabina di guida per sopraffare il pilota e riprendere in mano comandi sono quei pochi che tentano di cambiare rotta. L’unica cosa che “non quadra” (per fortuna) è il tempo: la tragedia del volo Germanwings durò qualche decina di minuti mentre quella del pianeta ha alcuni decenni in cui svolgersi, anche se già se ne avvertono le avvisaglie. Fatte le debite proporzioni, siamo come un passeggero di quell’aereo che avesse avvertito che qualcosa non andava perché l’Airbus volava troppo basso e acquistava velocità, anziché rallentare e cambiare rotta.  Riusciranno i “nostri eroi” a sfondare quella maledetta porta e salvarci dal disastro? Per il momento non è ancora detto, tanto è vero che, per uscire di metafora e limitarci alla produzione di anidride carbonica, le immissioni in atmosfera sono ancora in crescita perché se ne producono di più di quelle che la natura è in grado di sopportare. Alcuni Paesi hanno promesso (come la Gran Bretagna) che tra una decina di anni saranno in grado di non contribuire più all’aumento di CO2 perché faranno ricorso solo alle energie alternative (“verdi”) e al nucleare. Ottima cosa, se gli impegni saranno mantenuti e se si adegueranno altri Paesi, grandi responsabili delle emissioni, come Cina e Stati Uniti d’America. Inoltre occorre tenere presente che l’inquinamento atmosferico e ambientale (discariche abusive, pesticidi, eccetera) hanno gravi ripercussioni sulla possibilità di sopravvivenza delle popolazioni più povere che hanno visto esaurirsi le risorse d’acqua dolce e inaridirsi i terreni. Ciò comporta migrazioni in massa con alte probabilità di contrasti che sfociano in scontri armati e vere e proprie guerre. Per le quali, il denaro per armi e munizioni si trova sempre e abbondante. In definitiva la soluzione del problema si basa sulla volontà comune, sia si tratti di individui che di nazioni. Davanti a un pericolo così grande occorre andare d’accordo e avere obiettivi ben precisi, stabilendo le priorità e le procedure. L’inquinamento non è meno importante e urgente del Coronavirus, ammesso e non concesso che le due cose non siano in relazione.

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