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Nov 30 L’ETÀ DEL PETROLIO

di Carlo Sidoli

Succede di frequente che piccoli gruppi di attivisti aggressivi e armati riescano a tenere sotto scacco i loro potenti nemici, minacciando conseguenze irreparabili nel caso fossero attaccati. Consideriamo quanto accade all’ex petroliera e ora serbatoio galleggiante “Safer”, ormeggiata dal 1988 al largo del porto di Hodeidah (Yemen) e piena di 157.000 tonnellate di greggio, del valore di circa 80 milioni di dollari. Dal 2015 essa è in mano ai ribelli Houthi, un gruppo fondamentalista islamico che vuole rovesciare il governo di quello che è lo stato più meridionale e più povero della Penisola Araba. Naturalmente, data l’importanza strategica della zona che costituisce l’ingresso meridionale del mar Rosso e quindi controlla il traffico che utilizza il canale di Suez e il flusso del petrolio di cui sono ricchi i Paesi confinanti con lo Yemen, sono in molti che vorrebbero recuperare la Safer e svuotarla. Sennonché i ribelli Houthi, che in uno scontro avrebbero probabilmente la peggio, minacciano di farla saltare in aria. Le conseguenze sarebbero catastrofiche, come si desume prendendo in considerazione quello che è stato un grande (se non il più grande) disastro ambientale della storia. Accadde nel 1989 quando la petroliera “Exxon Valdez”, incagliata, perse parte del carico e portò alla morte ecologica 1.900 chilometri di coste dell’Alaska.  Ebbene, poiché la Safer contiene quattro volte di più del greggio fuoriuscito dalla Exxon Valdez, nessuno finora ha osato attaccarla e tentare di impadronirsene; semplicemente le rotte delle navi le girano al largo, evitandola accuratamente. Col passare del tempo la petroliera-serbatoio nelle mani dei ribelli, che fu costruita nel 1976 e varata col nome di “Esso Japan” ed è rimasta senza manutenzione dal 2015, dà segni di cedimento. I pressanti appelli dell’ONU perché si possa accedere alla nave per costatarne lo stato di usura e porre rimedio, hanno finalmente (il 25 novembre scorso) sortito un protocollo d’intesa con i ribelli. Siamo ormai lontani dagli “anni settanta” del millenovecento, quando si susseguivano le “crisi petrolifere” a causa dell’instabilità politica dell’area medio orientale e l’Occidente rischiava seriamente di restare senza risorse energetiche. Oggi la differenziazione delle forniture e delle fonti, nonché le scorte accumulate, ci mettono al riparo dai “capricci” dei signori del greggio. Tuttavia, come abbiamo visto, il petrolio non cessa di dare preoccupazioni perché oltre alla “vulnerabilità” del suo sistema di estrazione e di distribuzione, esso è “aggressivo” dal punto di vista ambientale. Pozzi, oleodotti e raffinerie richiedono continua sorveglianza per difenderli non solo dai terroristi incendiari (che fortunatamente per ora non ci minacciano) ma anche dai ladri più squallidi, come quelli della “banda del buco”. Persino nella urbanizzata Italia ci sono episodi di perforazioni artigianali degli oleodotti, sia esposti che interrati, che hanno per conseguenza non solo il furto del combustibile, ma anche l’inquinamento del terreno su cui viene sparso e delle acque dove va inevitabilmente a confluire; figuriamoci cosa può succedere nei territori scarsamente abitati. Un tempo c’era la preoccupazione che il petrolio potesse esaurirsi, una data che veniva spostata sempre più in là, man mano che si scoprivano nuovi giacimenti. In effetti, il consumo di petrolio è sempre andato aumentando fino agli attuali cento milioni di barili al giorno (un barile ha un volume di circa 160 litri). In un futuro relativamente prossimo, a causa dei rischi ecologici e quindi grazie al ricorso alle fonti alternative e rinnovabili, si arriverà al giorno in cui l’estrazione del petrolio dovrà ridursi non per esaurimento, ma perché calerà la richiesta. L’elettrificazione, sempre più ramificata e generata senza concorso dell’”oro nero”, sarà la chiave del cambiamento. Come disse lo sceicco Ahmed Zaki Yamani, portavoce dell’Opec ai tempi delle crisi petrolifere, L’Età del Petrolio (la nostra Età) non finirà per mancanza di petrolio, come l’Età della Pietra non finì per mancanza di pietre.

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