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Nov 08 L’INARRESTABILE MAREA ELETTRICA

di Carlo Sidoli

Il 30 ottobre scorso su un giornale digitale locale (“Qui Como”) è apparsa questa notizia: “Paura in Stazione, ventitreenne aggredito con un coltello alla gola, volevano rubargli il monopattino”. Per chi ha già un certo numero di anni, tale da aver visto la sua generazione di bambini e altre successive usare il monopattino come giocattolo, il titolo (che può far credere che un ventitreenne andasse in giro su un balocco, oltretutto di scarso valore) fa sorridere, come se ci fosse stato scritto “ventitreenne aggredito per rubargli il lecca-lecca”. Persino il sottoscritto, dopo qualche istante di riflessione, è entrato nell’ordine di idee che si trattasse di un monopattino elettrico, cioè di un oggetto di un certo valore, tale da sollecitare le attenzioni di individui malintenzionati. Il monopattino è un esempio di un prodotto (una volta anche artigianale: lo si fabbricava in casa con quattro assi e due cuscinetti a sfere) “rivitalizzato” dal fatto che, con le batterie moderne “leggere e ricaricabili”, ci si può portare appresso un discreto quantitativo di energia immagazzinata. Anzi, in questo caso, si tratta di un doppio salto di qualità: è un oggetto che da desueto torna di moda e in più si estende dal mondo dell’infanzia e quello degli adulti (almeno fino ad un certo limite di età, oltre il quale nascono problemi di equilibrio). Diverso il caso delle biciclette, la cui “elettrificazione” giunge in un momento in cui, dopo anni di crisi d’interesse, sono tornate molto popolari grazie alla diffusione di percorsi dedicati (piste ciclabili), come soluzione salutistica-sportiva e come reazione alle difficoltà di muoversi in automobile laddove esistono problemi di parcheggio, aree a traffico limitato e intasamenti. La versione elettrica a “pedalata assistita” ripropone in chiave moderna e definitiva i tentativi di motorizzare le bici, di cui le soluzioni con motore a scoppio tipo “Velosolex” furono le più famose e diffuse nel primo dopoguerra e fino agli anni settanta. Se avete familiarità con i consorzi agrari avrete notato che tutta una serie di attrezzi da giardino, come tagliaerba, decespugliatori, piccole motoseghe, soffiatori, aspiratori, eccetera, una volta erano proposti con azionamento a motore a scoppio, affiancati eventualmente da quelli elettrici con filo di prolunga, mentre oggi non mancano le pratiche versioni “svincolate” con batteria ricaricabile. Direi che il massimo è quella specie di “tartarugone” semovente che se ne va in giro un po’ dappertutto sul pavimento a pulire e lucidare (“robot aspirapolvere”) o nel giardinetto a tagliare l’erba (“robot rasaerba”) rimbalzando, delicatamente in ogni direzione, capace di orientarsi verso la centralina di ricarica elettrica allacciata alla rete quando sta per esaurire la riserva di energia. L’avanzata dell’elettrico pare dunque inarrestabile ma, mentre non desta particolari preoccupazioni quando si tratta delle applicazioni di cui abbiamo parlato prima, molti sollevano perplessità sulla progressiva diffusione delle auto a batteria (“EV”, Electric Vehicle). Una domanda che si pongono persone interessate ai grandi temi dell’economia è questa: “con la diffusione dei veicoli elettrici ci sarà abbastanza energia per tutto il fabbisogno italiano?”. Consideriamo innanzitutto che il mercato delle auto è più di ricambio e poco di espansione; un’auto nuova (elettrica) sostituisce una “tradizionale” (con motore endotermico) e ciò comporta di per sé un risparmio di energia, soprattutto d’ora in avanti che le sorgenti rinnovabili “di casa” assumono un ruolo determinante. Si importano meno idrocarburi e si consuma più energia elettrica, ma nello scambio ci si guadagna. Poi, il concorso al consumo totale di energia elettrica dovuto alle auto a batteria è assai limitato. Se circolassero un milione di EV, secondo calcoli elaborati sul mercato tedesco e su quello italiano, consumerebbero meno di un punto percentuale di tutta l’energia richiesta dai rispettivi Paesi. Infine consideriamo che, una volta garantita una gestione di ricarica intelligente, le auto elettriche, con la loro capacità di accumulo, possono assolvere un importante ruolo di riserva di energia per la stabilizzazione della rete nazionale. 

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