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Apr 12 L’INTER INIZIA IL CONTO ALLA ROVESCIA PER LO SCUDETTO

di Francesco Bonfanti

11 vittorie consecutive per 11 punti di vantaggio. L’Inter è andata anche oltre la lode e a questo punto del campionato il conto alla rovescia verso lo scudetto è ormai iniziato.

Lo dicono in tanti, lo pensano tutti, ma non parlatene mai con Antonio Conte. Lui è l’ultimo cui rivolgere simili considerazioni. Non è finta scaramanzia, è il suo modo di fare, persino quando i numeri raccontano di un dominio totale e di un margine in classifica decisamente rassicurante.

Preferisce non parlarne, anzi, cerca di trovare ostacoli anche dove non sembrano essercene, come l’ipotesi di rimonta di chi sta dietro o un crollo tanto improbabile quando difficile da immaginare dei suoi.

11 vittorie consecutive (mai nessuno aveva vinto tutte le gare giocate nel girone di ritorno) hanno scavato un solco importante, e chi insegue sembra ormai più orientato a fare la corsa con le altre squadre in lotta per un posto in Champions che pensare ai sogni tricolore.

Resta in piede la questione “estetica”, quella che spesso ha fatto saltare la mosca al naso all’allenatore nerazzurro. È il partito di chi dice che l’Inter vince ma non gioca bene, una questione antica sulla quale si potrebbe discutere per giorni senza mai trovare un punto di incontro.

Che il gioco non sia spettacolare è un dato di fatto, ma chi critica rischia di fare la figura della volpe con l’uva. Di Atalanta ce n’è una sola, il tiki-taka di Guardiola un caso unico, l’Inter ha una sua identità, che piaccia o meno. Una squadra cinica, cattiva quanto serve ed estremamente pratica, al limite della brutalità, quella di chi sa leggere le gare, si adegua all’avversario e lo colpisce nel momento giusto, per poi chiudere la saracinesca e lasciare lontano pericoli e velleità di rimonta. E poi i punti sono punti, inutile andarci per il sottile, perché alla fine conta chi arriva primo e scrive il proprio nome nell’albo d’oro.

E poi, cosa vuole dire giocare bene? L’Inter si esprime per le sue caratteristiche, sfruttando nel migliore dei modi fisico e strapotenza fisica di Lukaku, che lanciato in campo aperto diventa impossibile da fermare. O la velocità di Hakimi, gli inserimenti di Barella, l’opportunismo di Lautaro e una fase difensiva che lavora come un ingranaggio ben oliato. A inizio anno Conte ha provato a fare qualcosa di diverso, ma i punti persi e i troppi gol subiti gli hanno saggiamente suggerito di cambiare.

La scelta giusta, quella che permetterà all’Inter di interrompere l’egemonia della Juventus e scrivere una nuova pagina di storia.

Ad Appiano Gentile il conto alla rovescia è iniziato, ma non ditelo a Conte.

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