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Feb 10 L’ITALIA SOGNA IN GRANDE ALLE OLIMPIADI DI PECHINO

di Francesco Bonfanti

16 giorni di gare, 2.871 atleti in rappresentanza di 91 nazioni, 15 discipline tra neve e ghiaccio, sette nuovi eventi e 109 titoli in palio. Sono le Olimpiadi di Pechino 2022, evento a cinque cerchi racchiuso nella bolla anti-Covid, dove il rischio di un tampone positivo è più alto che quello di inforcare una porta e uscire di gara.

Ma la magia olimpica non manca lo stesso, nonostante tutto, perché i giochi di luce e di colore cui abbiamo assistito nella cerimonia di apertura nel “Nido” di Pechino bastano e avanzano per capire che i Giochi restano immortali, e una medaglia con i cinque cerchi qualcosa di unico nella carriera di un atleta. E poco importa che sia un campione affermato o una sorpresa inattesa, perché nel primo caso vincere le Olimpiadi rappresenta il coronamento di una carriera, e nel secondo una gemma da conservare per sempre con il proprio nome scritto nell’Olimpo dei più grandi.

Le stelle non mancano di certo, a cominciare dalla coppia (anche nella vita) di super campioni Mikaela Shiffrin e Alexsander Aamodt Kilde, lei superstar americana con due ori e un argento olimpici già in bacheca, lui vincitore della coppa del Mondo 2020 e a caccia delle prime medaglie ai Giochi. E poi l’olandese volante del pattinaggio di velocità, Ireen Wüst, che punta al sesto oro olimpico, il fondista norvegese Klaebo (tre medaglie d’oro in Corea ai Giochi del 2018), lo statunitense Shaun White detto “Flying Tomato” e re dell’half pipe, i due giapponesi Hanyu (re del pattinaggio su ghiaccio e idolo dei tifosi) e Kobayashi (“Air Nippon”, così viene soprannominato), fenomeno del salto dal trampolino. E poi il plotone azzurro, con Sofia Goggia in testa, lei che ha dovuto rinunciare a essere la portabandiera per recuperare dall’infortunio al ginocchio e riuscire a volare per tempo a Pechino, anche se la sua partecipazione alle gare (in particolare la “sua” discesa libera) resterà in dubbio fino all’ultimo.

L’Italia, come ha detto il presidente del Coni Malagò, ha l’obiettivo di migliorare le 10 medaglie dell’ultima edizione di quattro anni fa a PyeongChang, e per ora sta ottenendo i risultati sperati: il nostro medagliere si è già arricchito con sette medaglie, di cui due d’oro, quella di Arianna Fontana nello short track femminile (con l’azzurra capace di conquistare la decima medaglia olimpica in cinque edizioni eguagliando Stefania Belmondo) e della coppia mista del curling formata da Stefania Constantini e Amos Mosaner, capaci di battere in finale la Norvegia e di regalare il primo, storico oro dell’Italia nel curling, disciplina poco conosciuta (nel nostro paese ci sono soltanto 400 tesserati e tre centri sportivi dove praticarlo) ma che è già diventata la favola più bella dell’Olimpiade azzurra, sorpresa e inattesa come solo i Giochi sanno regalare.La speranza per l’Italia è che la magia dei giochi estivi della scorsa estate a Tokyo si estenda anche nella versione invernale, un filo rosso (anzi, speriamo sia azzurro!) che possa legare due edizioni delle Olimpiadi a così breve distanza, perché di veder sventolare il tricolore e suonare l’inno di Mameli non ci potremo mai stancare

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