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Mar 02 L’ULTIMA FOLLIA DI MIKE HUGHES

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La leggenda mitologica di Icaro, figlio di Dedalo, che per fuggire dal labirinto di Cnosso (isola di Creta) si affidò alle ali inventate dal padre precipitando in mare presso Samo e, letteralmente, “lasciandoci le penne”, si presta a diverse interpretazioni metaforiche. Essa potrebbe anche essere ritenuta il primo resoconto (fantasioso) di una disgrazia aviatoria conseguente all’uso improprio di apparecchiature sperimentali. Da allora, nei quattro o cinque millenni che sono trascorsi fino ai nostri giorni, molti altri sperimentatori si sono ingegnati per dimostrare che l’essere umano può cavarsela nell’aria senza necessariamente schiantarsi al suolo, come vorrebbe la Legge di Gravità. Proprio in questi giorni, il lungo elenco di sfortunati ardimentosi autodidatti si aggiorna con il nome di “Mad” Mike Hughes, sessantaquattenne “stuntman” americano, precipitato con il suo razzo artigianale in California, nella contea di San Bernardino dove risiedeva. Sembra incredibile, soprattutto a noi europei, ma negli USA è ancora possibile che un tizio si fabbrichi in casa un razzo (alcuni razzi nel suo caso, “a vapore”) vi si “alloggi” e poi si “spari” in cielo contando di rientrare con l’aiuto del paracadute. Solo che questa volta, a differenza della precedente in cui (seppure malconcio) se l’era cavata, il paracadute si è staccato durante l’ascesa atterrando morbidamente per conto suo, mentre il razzo con dentro Mike, si è schiantato a terra qualche centinaio di metri lontano. Il fatto è documentato dalle riprese televisive che seguivano l’evento e da vari filmati amatoriali da parte degli spettatori presenti, perché l’impresa era stata debitamente pubblicizzata. Una documentazione simile, molto famosa e spesso riproposta alla televisione, fu possibile realizzarla anche ai tempi di Franz Reichelt, il “sarto volante” di origini austriache, che il 4 febbraio 1912, sconsigliatissimo, si lanciò dalla terrazza mediana della Torre Eiffel indossando un vestito a larghe falde di sua invenzione. Invece di planare volteggiando come aveva previsto, il poveretto precipitò verticalmente “a piombo” per 60 metri tra le urla dei numerosi spettatori terrorizzati.

 

C’è una differenza sostanziale tra le due tragiche avventure che consiste nel fatto che il sarto, pur nella sua ingenuità, intendeva dimostrare la possibilità di usare l’aria per rallentare la caduta, mentre il “povero” Mike voleva semplicemente mettere in evidenza il suo coraggio. Il primo, se vogliamo, aveva intuito ciò che oggi è il paracadute, mentre il secondo non è altro che una versione moderna dell’ “uomo cannone” (o uomo proiettile): un tizio, tra atleta e clown, che nei circhi equestri si fa sparare da un cannone e va ad atterrare su un covone di paglia. Del resto, lo stuntman (“cascatore”) californiano aveva costruito la sua notorietà esibendosi in prestazioni non precisamente memorabili, a meno che non vogliamo considerare tale il suo “record mondiale” di salto in lungo a bordo di una limousine Lincoln Town (31 metri). Egli aveva anche annunciato la sua candidatura a governatore della California e, pur di apparire originale, era diventato un leader del movimento dei “terrapiattisti”, nella variante che afferma che il nostro pianeta non è proprio veramente piatto, ma assomiglia piuttosto a un disco da “frisbee”. La qual cosa avrebbe dimostrato egli stesso con osservazioni dirette, una volta raggiunto lo spazio stratosferico, sempre a bordo di una prossima versione ulteriormente potenziata dei suoi razzi a vapore. Finora si era alzato da terra solo qualche centinaio di metri. Fatto sta che lo scorso 2 febbraio Mad Mike tentò il tragico lancio dimostrativo ripreso dal canale televisivo “Science Channel” per la serie “Astronauti fatti in casa” (pare dunque che ce ne siano altri). Era un’occasione importante e redditizia perché sul razzo figuravano, in bella evidenza, i nomi degli sponsor disposti a finanziare un’impresa destinata ad apparire sullo schermo. Speriamo che questo sfortunato epilogo dissuada gli altri aspiranti astronauti autodidatti dal farsi coinvolgere fisicamente dalle loro invenzioni.

 

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