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Apr 03 NICOLETTA POLLA MATTIOT, DIRETTORE DI HOW TO SPEND IT E IL: OGNUNO DEVE FARE LA SUA PARTE

Cristiana Schieppati

Nicoletta Polla Mattiot  ha oltre trent’anni di esperienza fra periodici e quotidiani. Ha iniziato a lavorare a La Stampa, poi La Repubblica e si è specializzata nella ideazione, progettazione e sviluppo di periodici, attualmente dirige i mensili del Sole24Ore, How to Spend it e IL e il trimestrale 24Hours.   La sua professionalità l’ha portata anche da remoto a mettersi a disposizione del lettore, a cercare di cogliere le loro paure, i loro desideri, a rispondere alle loro domande. Perché più che mai ognuno deve fare la sua parte, soprattutto chi ha la responsabilità di informare.

 

Come avete gestito l’emergenza?

 

Da 21 giorni stiamo lavorando da remoto, sia con la redazione di How to Spend it sia con quella di IL. Per fortuna 24Hours è un trimestrale e lo avevamo già chiuso in tipografia, a parte pochissimi file, prima dell’inizio dell’emergenza.

 

Come è cambiato il vostro modo di comunicare con i lettori?

 

Ci siamo molto interrogati su che cosa fare di più e meglio in un momento in cui le persone hanno bisogno più che mai di informazione, in tutte le sue forme. Non solo l’aggiornamento puntuale e indispensabile sull’emergenza e le misure per fronteggiarla (a questo pensano il quotidiano, l’online e la radio del gruppo Sole24Ore), ma anche spunti di riflessione, strumenti per approfondire, iniziative e spazi di leggerezza e di bellezza. Non penso a fughe dalla realtà, ma ad occasioni per ricaricarsi.

 

Concretamente questo ha voluto dire prendere due decisioni: con How to Spend it, abbiamo sentito la necessità di essere più vicini ai nostri lettori e alle aziende che stanno fronteggiando difficoltà enormi e abbiamo varato un’edizione settimanale, gratuita e sfogliabile online, per aumentare, anziché diminuire la nostra periodicità e per dare spazio a progetti, oggetti, iniziative, secondo l’idea-guida del giornale: il bello che fa bene, il bello come motore di sviluppo, il bello come reazione al pessimismo e al lasciarsi andare, in una dimensione attiva e fattiva.

 

Con IL, abbiamo deciso di mantenere fede all’impegno del rinnovamento del magazine (nuovo logo, nuovo formato, nuovo concept editoriale), che uscirà il 3 aprile, e del lancio del nuovo sito, integrato all’online del Sole, che ci consentirà di raggiungere un pubblico molto più vasto, con aggiornamenti quotidiani e un filo diretto, che si integra ai nostri social. Abbiamo deciso di investire sul futuro, sposando la trasformazione green del giornale. Entrando nel circuito certificato Treedom, piantiamo alberi (e sarà possibile seguire sul nostro sito il momento della messa a terra e la crescita) e abbiamo pensato di regalare un albero a ognuno dei nostri partner di questo numero. Un piccolo segnale di speranza, per dire che si tornerà a crescere insieme.

 

Senti un peso maggiore nel tuo ruolo di direttore in questo momento?

 

Più che un peso, una responsabilità che condivido con tutti, non solo colleghi giornalisti, ma proprio tutte le persone: continuare a fare la propria parte, ciascuno la sua, piccola e cruciale.

 

 

Del lavoro “da ufficio” cosa ti manca?

 

 

Il fermento ininterrotto della redazione, la riunione del lunedì, il confronto quotidiano. E mi è mancato tantissimo il rito della “stesa”, che è il momento più bello a fine lavorazione, quando tutti insieme rivediamo gli impaginati, controlliamo le ultime correzioni e soprattutto guardiamo l’effetto d’insieme, camminando avanti e indietro davanti a questo lunghissimo serpentone di impaginati. L’ho riprodotto nel corridoio di casa, mettendo a terra in sequenza tutte le pagine, ma da sola. In redazione, tutti insieme a discutere e a cercare di fare, fino all’ultimo, miglioramenti, è tutta un’altra cosa!

 

 

Come fate per i servizi di moda? 

 

 

Abbiamo lavorato in anticipo e per qualche mese siamo coperti. Se la situazione non dovesse risolversi, cercheremo delle soluzioni alternative.

 

 

Tutto tornerà come prima?

 

Io credo che niente possa tornare esattamente come prima. Lo dico senza ombra di pessimismo e senza alcun compiacimento catastrofista. Un cambiamento è inevitabile e forse anche auspicabile. Proprio per questo, si può impegnare questo tempo sospeso e difficile per pensare, progettare, inventare, immaginare da subito la ricostruzione. Quando sarà il momento, saremo pronti a partire.

 

 

Un messaggio ai tuoi lettori:

 

Siamo qui per voi.

 

 

 

 

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