Auto

Dic 06 …NOI VOGLIAMO DIFENDERE L’AUTO ITALIANA…

di Bianca Carretto

Il tavolo –  si svolge oggi a Roma  tra il Ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Russo e i rappresentanti di Stellantis ( al momento dovrebbero essere certe le presenze di Giuseppe Manca, responsabile  delle risorse umane e  di Roberto Cortese, responsabile relazioni sindacali per Stellantis Italia), a cui parteciperanno i delegati dei sindacati, delle regioni e dell’Anfia – ha lo scopo di  aumentare i livelli produttivi degli stabilimenti situati nella nostra penisola, consolidando i centri di ricerca e di ingegneria, per investire su nuovi modelli, sostenendo le competenze e la forza occupazionale dei lavoratori. Dunque un confronto decisivo  che ha l’obbiettivo di divenire un punto fermo  per la continuazione dei rapporti anche se “ è , per ora, un appuntamento al buio – ha detto  Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom Cgil, responsabile settore mobilità che parteciperà all’incontro con Michele De Palma,segretario generale Fiom Cgil – poiché a poche ore dall’inizio non conosciamo ancora la totalità dei nostri interlocutori. Siamo certi che Stellantis chiederà  ancora incentivi per promuovere le vendite, il ritardo nell’applicare il regolamento  Euro 7 ( entrerà in vigore nel 2027) che stabilisce  il limite di emissioni e la durata delle batterie dei veicoli a motore e dei loro componenti. Da parte nostra, di fronte al lento, inesorabile e progressivo spegnimento delle fabbriche, siamo determinati a pretendere solide garanzie per salvare il lavoro dei dipendenti, assumendo posizioni  che ci vedono accumunati con altre sigle sindacali, pur effettuando ognuno il proprio percorso”. In effetti Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim e Cisl esprime gli stessi intenti “ ci aspettiamo scelte e impegni concreti per il rafforzamento del patrimonio industriale e occupazionale di un settore strategico per il Paese. Dobbiamo analizzare le missioni produttive di tutti gli stabilimenti di Stellantis, individuare le assegnazioni e la loro tempistica. Il Governo deve fare la sua parte, sollecitando garanzie specifiche, mettendo  a disposizione incentivi e  fondi già stanziati a sostegno del settore e dell’indotto.” Qui sta la differenza  tra le diverse associazioni, la Fiom non vuole elargire più alcun appoggio economico di fronte  alla situazione del sito di Melfi dove si produce non più di 200mila modelli elettrici di alta gamma, la metà di quanto veniva costruito in precedenza o  della Quattro porte elettrica di Maserati  programmata  per il 2030 oppure della gigafactory di Termoli   che entrerà in vigore solo nella seconda metà del 2029. La cortina  fumogena  che avvolge  tutto il futuro di Stellantis, acuisce le incertezze. Quali vetture  elettriche verranno assemblate sulla piattaforma Large di Cassino? La 500e sarà affiancata da quale modello e la Panda, dal 2026, avrà una sostituta? La Maserati sarà prodotta a Mirafiori? Perché non si conoscono ancora i nomi  delle auto  con i marchi Ds, Jeep, Lancia e Opel  che poggeranno sulla piattaforma Stla Medium assegnate  all’impianto di Melfi?  Domande a cui  – si spera – di avere oggi una risposta, chiara e sicura.

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