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Gen 20 NON PIOVE, GOVERNO LADRO

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Immaginiamo di trovarci in una situazione, simile a quella attuale in molte aree d’Italia e di tanti altri Paesi, in cui le centraline che rilevano la qualità dell’aria mandano segnali allarmanti per la presenza di “particolato” (noto anche come PM e “polveri sottili”), che ha raggiunto valori ben oltre il livello massimo consentito. Immaginiamo anche che, con un colpo di bacchetta magica, tutti i mezzi di trasporto diventino improvvisamente elettrici, cioè privi di emissioni di gas dal tubo di scarico (che neppure avrebbe ragione di esistere). Credete che lo ”inquinamento da PM” scomparirebbe o almeno diminuirebbe? Non è così, per almeno un paio di ragioni evidenti. La prima è che le particelle piccolissime che “galleggiano” nell’aria che già ci sono, ci restano e non c’è motivo perché se ne vadano. Secondo, perché molti “inquinatori”, come gli impianti di riscaldamento e di condizionamento, i generatori di energia termoelettrica, i forni a legna e altri, tutti più aggressivi del traffico veicolare, continuerebbero a contribuire al peggioramento della qualità dell’aria. Ma allora perché quando si fanno le “giornate ecologiche”, che vietano la circolazione delle auto private, lo “smog” (se così vogliamo chiamarlo, impropriamente) diminuisce? Semplicemente perché esso, venendo a mancare gran parte del traffico che lo agita e lo tiene in sospensione, si deposita a terra, in conseguenza del fatto che ha una massa, seppure piccola, e perciò obbedisce alla legge di gravità; le centraline, che sono posizionate a oltre 2 metri di altezza, rilevano un miglioramento. Però, se nulla cambia dal punto di vista meteorologico e se non si fa nulla per pulire il terreno (ad esempio lavando le strade), il giorno dopo quelle tali “giornate ecologiche” tutto torna come prima, dal momento che le auto rimescolano l’aria negli strati più bassi. Invece se finalmente, come tutti sappiamo e come tutti ci auguriamo, si alza il vento o cade una bella pioggia (”acida”) lo smog se ne va e cessa il pericolo per i nostri polmoni. Per la verità restano tanti altri elementi nocivi, sotto forma di gas aggressivi, ma non in quantità tale da procurare un allarme generale. Questi sono i dati di fatto anche se, nello specifico e nelle considerazioni degli esperti in materia, si analizza e si argomenta sull’influenza delle singole fonti d’inquinamento. Si entra nel particolare fino a considerare, ad esempio nel caso delle automobili, le emissioni legate al consumo delle guarnizioni d’attrito dei freni e delle frizioni e il consumo della gomma dei pneumatici e dell’asfalto che mettono in circolo nell’aria le particelle abrase e i gas degli elementi chimici che li compongono.

 

Ed ecco allora chi vede nelle auto elettriche il vantaggio della “frenatura elettrica” nella prima parte della fase di rallentamento, e chi, considerando la massa superiore degli EV (Electric Vehicle), per via delle batterie, vede un maggiore consumo dei freni meccanici nella seconda parte. Per non dire delle estrapolazioni sanitarie che arrivano a espressioni del tipo “l’anno scorso nel tal paese sono morte duecentoventinovemilaseicentodue persone a causa dell’inquinamento” oppure “la vita nella talaltra area si è accorciata di due anni, sei mesi e tre giorni”, che non si capisce bene cosa vogliano dire ma che fanno la loro bella impressione, specialmente se sono oggetto di “titoloni”. In realtà, quando si lavora su dati statistici, è assai difficile correlare le cause con gli effetti: lo smog fa certamente male e produce malattie e morti, ma raramente lui solo ne è il responsabile (ci sono le cosiddette “concause”). Comunque, senza voler sminuire il lodevole lavoro degli esperti, che porterà certamente a miglioramenti specifici, come pneumatici più durevoli e “puliti”, è inevitabile che il cittadino comune valuti criticamente il senso, l’opportunità, la logica e l’efficacia dei provvedimenti presi dalle autorità comunali e regionali in materia di riduzione dell’inquinamento da traffico. Infine, è necessario incominciare a mettere mano a tutto questo “sporco” (smog, PM, eccetera) che, mosso dal vento o convogliato nelle acque reflue sta in giro per anni e anni contaminando tutti gli ambienti con cui viene a contatto e se non ci è entrato nei polmoni finisce per entrarci nello stomaco.

 

 

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