Auto

Lug 11 POST AUSTRIA

di Paolo Ciccarone

Lo sport fa bene ai costruttori di auto, lo dimostra la corsa alla F.1 di Audi, che sta cercando di accaparrarsi i favori della Sauber, in trattativa per il rinnovo della sponsorizzazione Alfa Romeo, lo dimostra la visione a lungo termine di Luca De Meo, che col marchio Alpine in F.1 sta allargando il cerchio dell’impegno sportivo con i rally, e la progettazione di una macchina per il WRC, e addirittura la Dakar, la corsa massacrante nel deserto con veicoli speciali. Non solo F.1 quindi, ma tutto quello che riguarda lo sport. E lo dimostra la stessa Ferrari, che in Austria ha vinto con Leclerc una gara in cui Sainz è andato a fuoco e gli ultimi giri del monegasco sono stati vissuti con apprensione, visti i problemi all’acceleratore a 12 passaggi dalla fine. L’amministratore delegato, Benedetto Vigna, non era nei box della F.1 come accaduto nelle ultime gare, ma a Monza a vedere da vicino la gara del WEC, il campionato mondiale prototipi, dove la Ferrari sarà presente dal prossimo anno, insieme ad altri 12 costruttori, da BMW a Cadillac, da Lamborghini a Peugeot con Toyota e tanti altri, sarà una vetrina mondiale dove si giocherà il futuro di tanti. Ma avverrà nello sport, nelle gare dove i motori a benzina e una parte ibrida, saranno sotto gli occhi di tutti. E a breve lo farà anche Maserati, perché va bene che hanno annunciato l’arrivo nella F.Elettrica, ma a fine luglio (o giù di lì) ci sarà l’annuncio di una MC20 nel campionato GT. Si parla di elettrico, poi spendono soldi con motori termici tradizionali, perché lo sport è ancora il miglior modo di comunicare. In Austria, sede della Red Bull, quello che è sembrato un investimento importante (25 milioni i diritti per organizzare il GP, più i soldi per la gara stessa) ha avuto un ritorno importante che ha sopperito alle spese. Red Bull vendeva, al momento del suo arrivo in F.1, qualcosa come 3,5 miliardi di lattine di bibite. Solo negli USA vendeva oltre un miliardo di lattine con un margine netto abbastanza basso, 20 centesimi circa a lattina, sufficiente però per guadagnare e far lavorare la sede austriaca. Oggi ne vende oltre 12 miliardi, con margini operativi incredibili. Hanno mille dipendenti nella comunicazione globale e 5 uffici sparsi per il mondo. Uno a Milano, perché l’Italia è un mercato dove la fantasia e lo sport motoristico sono nel cuore degli appassionati. E il budget per la comunicazione, a partire dalla F.1, è alla base delle attività di comunicazione del gruppo. Perché lo sport dei motori fa vendere, crea attenzione e simpatia nel pubblico. Anche se dopo una vittoria Ferrari non venderanno una Ferrari in più, è il ritorno di immagine a livello planetario che contribuisce alla conoscenza del marchio e ne aumenta il fascino. Succede anche con le bibite e se Audi e Porsche sono pronte a investire in F.1, Ferrari è pronta al ritorno a Le Mans 50 anni dopo l’ultimo mondiale vinto nei prototipi, è segno che la gente vuole questo. Invece la politica spinge sulle vetture elettriche, costringendo i costruttori a investimenti miliardari, ma poi la stessa politica non investe nelle infrastrutture necessarie e nella ricerca dell’energia che serve. E poi in pista vedi monoposto di 40 anni fa, auto con scarichi aperti e rumorosi, con consumi mostruosi (anche un km al litro) e i 150 mila in tribuna vanno in visibilio. E la vittoria Ferrari contribuisce in questo. Qualcuno dovrebbe porsi delle domande e trovare risposte. Magari rapidamente prima del dirupo. Tutto questo è stata la F.1 in Austria, strano ma vero…

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