Sport

Mag 29 QUEL GIORNO, ALL’HEYSEL, 35 ANNI FA

Collaboratore

Trentacinque anni fa ero allo stadio dell’Heysel, inviato del Corriere della Sera per raccontare la giornata dei nostri tipografi tifosi della Juventus che erano venuti in Belgio il giorno prima. Ero lì, perché il giorno successivo sarei dovuto andare Spa per seguire il GP del Belgio, poi saltato perché l’asfalto rinnovato si sbriciolava sotto la forza dirompente delle gomme delle monoposto. All’Heysel ci fu il pandemonio che tutti sanno. Io avevo scritto un articolo divertente sui tipografi: lo buttai nel cestino e mi accesi a riportare le impressioni dei tifosi scampati alla furia degli inglesi e dei loro proiettili di vetro. Ricordo perfettamente quello che è successo in quel giorno tremendo. Ricordo i morti di fronte alla tribuna centrale neri in viso come se avessero avuto un infarto, li ricordo perfettamente posti per terra come in un obitorio all’aperto. Ricordo perfettamente che a un certo momento, da sotto il banco dove stavo scrivendo, balzò fuori la testa bionda di mio nipote Elisabetta, figlia del mio fratello, che gridava terrorizzata “zio, zio”. Le diedi il telefono e le dissi di chiamare sua madre che sicuramente, a Fano dove abitavano, stava vivendo momenti drammatici. Elisabetta era stata premiata per i suoi splendidi voti al liceo classico e, tifosa della Juventus, aveva avuto in dono dai genitori volo aereo e biglietto per assistere alla partita. Dopo aver scritto il mio servizio, portai Elisabetta fino al pullman che l’avrebbe dovuta condurre all’aeroporto: erano le tre del mattino. Da quel giorno tremendo Elisabetta non ha più voluto vedere una partita di calcio. Il giorno dopo tornai allo stadio e vidi migliaia di scarpe accatastate sotto la tribuna dell’orrore, perdute dai tifosi italiani che fuggivano dalla folle furia inglese.

Quella giornata non la si può dimenticare, ogni volta che da uno stadio sento arrivare il coro degli stupidi che urlano “Devi morire, devi morire” a un giocatore infortunato e caduto a terra, penso ai morti dell’Heysel, penso al terrore della gente che scappava da quella tribuna, penso agli occhi di mia nipote Elisabetta. E vorrei non esserci stato.

 

 

 

.
.
Top