Moda

Mag 11 RICORDI VALENTINO?

di Maria Vittoria Alfonsi

Ricordi

Positano-sera del settembre 1962- Sulla terazza di un grande albergo che domina il mare vi sono tre “promesse” della  moda italiana che cominciano a far parlare di sé il mondo. Il biondo, brillante e loquace triestino Renato Balestra; il simpatico estroverso ed esuberante  siciliano Angelo Litrico; il bruno taciturno  lombardo (in verità, sembra  un po’ timido) Valentino Garavani. Mi domando se le “promesse” saranno mantenute… Se Balestra e Valentino -oltre ad essere ballerini straordinari- saranno straordinari “createurs”. E mi viene da sorridere, ora, ricordando che con le giovani promesse vi ero anch’io: quel giorno, avevo ricevuto per la prima volta un premio giornalistico internazionale, il cui tema era “Moda e Turismo in Italia”!

Roma- Sera del gennaio 1971-  Sono tracorsi poco meno di dieci anni: in uno dei night più “in” ed esclusivi della Capitale, Audrey Hepburn, Gina Lollobrigida, Florinda Bolkan, Rossano Brazzi, Peolo Villaggio ed altri attori, ed il “jet set” sono runiti per festeggiare il successo della sua ultoma collezione, ed esplodono in un applauso non appena  non appena il bruno taciturno Valentino appare.

Una signora “di una certa età”, ( può ricordare la mamma di ognuno di noi), è particolarmente felice: “Non solranto è bravo- dice mamma Garavani (anche lei era arrivata, da Voghera)- ma è anche tanto tanto buono. Il più buon figlio che una mamma possa sognare”.

Così, si delinea maggiormente il ritratto del personaggio Valentino, al quale le riviste più importanti d’America  hanno dedicato la copertina, riservata soltanto a personalità ultrafamose; del sarto preferito da Jacqueline Bouvier vedova Kennedy (la quale, anche per il matrimonio con Onassis, indosserà un abito del sarto lombardo-romano); del grande amico di Barbra Streisand e delle celebrità più in voga; ed anche del creatore di moda di cui alcuni dicono “si dà un sacco d’arie”, ed altri “è impossibile avvicinarlo”.

In questa epoca di “dei e superdei” vi sono anche “dei sarti”: ma, in verità, divinità e divismo non sempre vanno a braccetto con celebrità, e notorietà.

“Nonostante l’atmosfera di mito che lo circonda -dice Giancarlo Giammetti (romano, si autodefinisce uomo più d’intuito che d’affari, da dieci anni lavora con Valentino, ed ha fatto tutto il possibile per creargli attorno un ambiente -che ritiene, giustamente, importantissimo- basato sul lavoro “di équipe” , così che i vari collaboratori stiano assieme, le varie mansioni siano coordinate: e Giammetti si dimostra bravissimo!) -Valentino è molto semplice. Indubbiamente, è un po’ deluso dall’Italia, dato che il suo talento è riconosciuto  soprattutto all’estero dove, veramente, è assurto a vette di popolarità eccezionali. Una volta in più il “nemo propheta in patria” si rivela esatto”.

Ma anche in Italia -osservo- Valentino, con le sue magnifiche collezioni,è famoso: perchè ne ha ben fatta, di strada, il taciturno giovane conosciuto a Positano o, meglio, il ragazzo che nel ’50, a soli 18 anni, lasciò la natia Voghera ed il liceo classico (“che rabbia mi faceva!” dice un comune amico e suo ex compagno di scuola- “tutte le ragazze mpazzivano per lui, compresa la più bella della classe”) per frequentare  una scuola di disegno a Milano; l’anno dopo  (nel ’51, a 19 anni)  eccolo a Parigi, da Dessès, dove rimane per cinque anni, per passare poi da Laroche, dove rimane altri due  anni.

Valentino torna, quindi, in Italia. Ed il Valentino 1971 -oltre alla sede ed alle boutique di Roma, Milano e Parigi- ha aperto a New York, in Madison Avenue : un negozio su cinque piani (autore l’architetto italiano Jacoper) ed ha già altre otto boutiques in America: a Los Angeles, S. Francisco, S.Antonio, Filadelfia, Pittsburg, Denver, Miami, Palm Beach e, sempre ngli StatiUniti, ne sta per aprire altre dodici. Ma anche in Svizzera e in Germania altre elegantissime boutique porteranno il suo nome.

“Dopo l’Europa e l’America? Il Giappone, naturalmente, ed il Sud Africa”, mi dice Giammetti. “Per qualcuno -aggiunge- l’alta moda può non essere importante commercialmente , economicamente: ma non se ne può far senza, per l’avvio ed il tono  che conferisce a qualsiasi altra attività che porti il nome del suo creatore. Perciò, Valentino è convinto che -nonostante i difetti, nonostante il carattere artigianale che si rispecchia in alcuni punti negativi quali, ad esempio, le prove.- quesra importantissima forma di abbigliamento non si può eliminare , e pertanto si cerca sempre più  di ovviare a tutte le altre sue eventuali pecche”.

Come vede, oggi, Valentino l’alta moda?

Come treno portante della sua attività: e la crea sempre ed eascusivamente da solo, studiando capo per capo, pezzo per pezzo, mettendo insieme diversi elementi che,poi, formano il “vestito”: quel vestito che anche quando assume un tono “casual” agli occhi di un esperto si rivela immediatamente come risultato di uno studio, accuratissimo e perfetto, che comprende ancheil tessuto, i dettagli, gli  accessori. Ma Valentino non ritiene che il vestito sia il fine ultimo della sua carriera: infatti ora, a 39anni, pensa che il suo nome non resterà legato soltanto alla moda: altre influenze nascono,  dal suo ambiente e dal suo”enveronnement” e lo portano, lo spingono, ad uscire dalla sua sfera abituale per entrare in altre”.

P er quanto poi riguarda l’abbigliamento d’oggi in generale, Valentino ritiene questo il momento più squallido attraversato dalla moda. “non si sono mai visti in giro tanti stracci: ne siamo tutti saturi”, dice. E aggiinge: “Si sente il desiderio del ritorno alla vera eleganza e, forse, questa crisi basilare del settore potrà leggermente evolversi. Una conferma di quanto la donna desideri tornare a “personalizzarsi” , trovare ancora contatti umani, ci viene proprio dall’America, dove vi è una piena rinascita della boutique”.

Valentino 1971: personaggio di successo, che in dieci anni è riuscito non soltanto a far parlare di sè, a riempire con il suo volto ed i suoi modelli le copertine ed i fogli stampati di ogni continente, ma un “genio creativo” che non è ancora soddisfatto di ciò che  ha raggiunto, che desidera trovare nuove vie per esprimersi completamente.

Roma-sera del maggio 1974. Altri anni sono passati. Nel frattempo “…Valentino, il sarto italiano più famoso nel mondo”, e “…Valentino, The King”, ha continuato  a far parlare di sé. Le sue boutiques in Italia sono aumentate, ed ha in progetto d’aprirne altre a Londra, in Spagna, ovunque: il  successo del “Valentino Donna” è ormai condiviso dal “Valentino Uomo” e dal “Valentino Più”, settore che tratta oggetti d’arredamento; ad ogni stagione presenta anche la più elegante, indovinata moda pronta; i negozi d’abbigliamento più noti vorrebbero in esclusiva le sue creazioni; le donne più eleganti del mondo continuano ad indossare i suoi abiti, inconfondibili.  Questa sera, al “Jackie O” vi sono tutti: tutti quelli del suo “giro”, naturalment. E sono così tanti! E sono arrivati da ogni parte del mondo per non mancare alla “notte folle stile anni ’30”, alla “notte più folle dell’anno”, alla  “notte-alla quale-nessuno-vuole-mancare”. Per festeggiarlo. Perchè è il suo compleanno!

Valentino 1974: nato l’8 maggio, sotto il segno del Toro, questo giovane uomo che ama la natura, la buona cucina, i viaggi, il teatro, il cinematografo; che ama visitare musei, botteghe d’antiquari e grandi magazzini di tutto il mondo per vedere tutto, osservare attentamente tutto, per conoscere tutto. Valentino, che giustamente dice;  “Un abito deve adattarsi anche psicologicamente ad una donnr” e “se l’opera di un artista la si distingue subito anche senza averne letta la firma dell’autore, pure un abito deve essere individuato a prima vista senza leggerne l’etichetta col nome del sarto!”, sembra aver ottenuto tutto.

Roma, sera del luglio 1982- Alta moda a Trinità dei Monti …alcune case di moda non sfilano, altre presentano una sintesi delle loro collezioni. Ed ecco, al termine della serata, apparire orgoglioso, superbo, un unico abito: inconfondibile. E trionfante. Un “Valentino”. Un solo modello, sufficiente a sintetizzare una collezione, per siglare una stagione, per dire “chi è”. Con tutto quel che segue. Diavolo, che colpo da maestro! Tanto di cappello al “King”. Ed a Giammetti.

Una sera qualunque, dello stesso anno. Il telefono squilla ripetutamente : chiamano da Roma, Milano, Firenze, Padova, Napoli, Verona. Il tenore delle telefonate è sempre, più o meno, il medesimo:   “…hai acceso il televisore?…c’ eri anche tu a New York? … stupenda quella sfilata al Metropolitan Museum…raccontami un po’ di Valentino…quei modelli li ha presentati anche in Italia?…”  Tutti i miei conoscenti sembrano essere davanti al teleschermo: che a Valentino (leggi: con interviste) non rende mai giustizia, ma è riuscito questa volta ad esaltare nel giusro modo la sua sfilata.

Valentino 1982: simbolo di 50 anni coronati da un successo che si preannuncia quanto mai duraturo.

Roma,sera del luglio ’83. Non senza emozione – particolare, forse, in chi come me segue il mondo dello sport sia direttamente ( le interviste alle medaglie d’oro, ai campioni ed alle campionesse olimpioniche come Sara Simenoni) , sia indirettamente (come madre di un giornalista  che di sport scrive, e dirige un periodico del settore)- tanto da restarne coinvolta e “tifare” – a conclusione  della rassegna dell’alta moda si è vista la fiaccola olimpica arrivare in piazza Mignanelli  trasformata per l’occasione in  teatro: fiaccola che viene  posta nel tripode ,mentre i grandi seguaci di Coribo sfilano sulla passerella indossando le nuovissime divise disegnate da Valentino per la squadra azzurra che parteciperà alle Olimpidi dell’84.

Tutta la stampa “che  conta”, ambasciatori, diplomatici, dive e divini protagonisti delle notti e delle giornate romane, ed ancora e sempre il “jet set” e lo “smart set” che da Valentino non può mancare, applaude calorosamente. E continua poi ad applaudire la sfilata: perfetta.

Valentino: che ho poi sempre seguito, nei decenn, nei successi e nei premi ultraprestigiosi che gli sono stati consegnati a Parigi, come nelle sue sfilate: fino all’aultima, con quel “rosso Valentino” che lo rappresenterà sempre e ricorderò, come lo ricordo ascoltando le note di “New York. New Yotk” che siglavano le sue collezioni.

Valentino: che ha raggiunto felicemente invidiabili 90 anni. Auguri, Valentino: in attesa di festeggirti per altri anni ancora. Magari nel 2032…! (Hotel de Ville- Parigi 2008 foto di Maria Vittoria Alfonsi)

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